Quotidianità – Bersaglio irraggiungibile

Scienziato

Si sta facendo strada, con l’avvento delle nuove tecnologie sui materiali ultraleggeri, la possibilità di ottenere performances sempre maggiori con un ingombri sempre minori.

Reti in maglia di titanio, strutture in fibra di carbonio, resine di cui basta una goccia per irrigidire metri e metri quadri di tessuti a tenuta di pressioni impossibili, di estensioni improbabili, di volumi imprevedibili.

Si dice che l’ultima ricaduta della tecnologia spaziale, dopo gli utensili in ceramica, sia su altri oggetti di tutti i giorni, tipo il rivestimento in pietra delle padelle da cucina, che all’origine nasce come protezione esterna per le superfici degli shuttles in fase di rientro, e oggi un qualunque supermercato vende  a pochi Euro.

 Vi sono aziende che studiano attentamente i materiali sperimentali che nello spazio hanno dimostrato di “comportarsi bene” e ne “inventano” l’applicazione civile, migliorando la qualità della nostra vita.

Robot

Quando poi il prodotto finito comprende un condensato di abilità e tecnologie diverse quali l’elettronica, l’informatica, i materiali compositi, i rivestimenti inaderenti ad alto scorrimento, l’ottica, la balistica e la dinamica dei fluidi, allora siamo di fronte ad un capolavoro dell’ingegno umano, una realizzazione di cui andare giustamente orgogliosi, un qualcosa che merita, giustamente, diffusione planetaria.

Il bello è che, molte volte, si insegue un’idea realizzando e testando il prodotto fino ad essere sicuri della funzionalità nel tempo e della continuità di risultato, ma fino al momento di metterlo in vendita si chiama “progetto x35/idrodin600atm/tgt12”, che come nome commerciale non avrebbe un gran successo.

Eppure è su questo progetto che è caduta la mia attenzione dopo che il progettista mi aveva illustrato con dati e statistiche i vantaggi derivanti dall’uso del nuovo dispositivo.

Va da sé che quando il numero di ore/lavoro risparmiate si conta in miliardi al mese, quando la gestione dei flussi incanalati migliora per milioni di metri cubi al mese, eliminando le dispersioni nel terreno o su qualsiasi altra superficie di scorrimento, la curiosità porta a pensare che ci sarebbe da rifare gli acquedotti di tutto il mondo risparmiando una follia in denaro e in acqua.

E così vengo invitato alla presentazione del nuovo marchingegno, dove un nugolo di ingegneri, in perfetto stile cinematografico da conferenza della Nasa, si avvicenda al podio per presentare quanto di  competenza di ognuno realizzato, prima del raggiungimento dell’apoteosi finale: il test dal vivo.

Sciorinando numeri a manetta come un’estrazione del lotto, ma molto più complessa, riesco a capire che l’involucro esterno del manufatto, tendenzialmente cilindrico, è realizzato in una fibra estensibile fino a 6 volte la dimensione originaria, in grado di resistere a sbalzi di temperatura notevoli e a sfregamenti continui per decenni, senza apparente logoramento.

All’interno del quale involucro è posizionato un captatore di flusso, con valvola di regolazione elettronica di detto flusso, dove un software specifico ottimizza il transito del liquido in modo da non sovraccaricare mai il sistema di canalizzazione, e gestire senza alcuno stress meccanico il tutto.

Sistema di canalizzazione a sua volta sviluppato in composito multistrato, di cui il materiale esterno è in grado di reggere una pressione da dentro fino  a 600 atmosfere, e il rivestimento interno ad alto scorrimento garantisce una velocità di transito dove, nonostante la pressione, il liquido si distribuisce sulla lunghezza del tubo senza danneggiare alcunché e mantenendo inalterate per decenni le proprie caratteristiche di efficienza.

Le funzioni dell’apparecchio vengono definitivamente completate da un’ottica di qualità superiore abbinata ad un software balistico per il calcolo delle traiettorie, compresa l’incidenza del vento e vari altri fattori occasionali, che potrebbero modificare il percorso del liquido tra il punto di abbandono della canalizzazione, e quello di arrivo nel nuovo contenitore sistemico di smaltimento.

Ok, mi dite voi, ma oltre che ci hanno lavorato una quantità di ingegneri e hai già scritto 40 righe, non abbiamo capito una beata mazza: cosa è ‘sto coso e a cosa serve?

Che è più o meno la stessa domanda che ho fatto io dopo due ore di sproloqui scientifici.

Mi è stato risposto che avrei capito tutto durante la presentazione pratica, per effettuare la quale siamo stati trasferiti nella location scelta per la dimostrazione.

Location individuata tramite una serie di valori monitorati quali: numero di transiti umani, durata delle soste, quantità di liquidi trasferiti, numero di interventi a  correzione dell’errore umano, quantitativi dei materiali RAC (Rescue and Clean) utilizzati, fattori occasionali riscontrati etc…

Potete immaginare quale sia stata la nostra sorpresa, quando il gruppo degli scienziati si è arrestato davanti a un gruppo di androidi antropomorfi (di forma umana, per chi non ha voglia di cercare un vocabolario) posizionati in prossimità dei bagni di un enorme Autogrill sulla Milano Venezia.

Ci è stato spiegato che su una popolazione umana di circa 7 mld, i maschi sono 3 mld dei quali 2,9 gestiscono con difficoltà il momento della minzione, durante la quale non riuscendo a controllare l’attività della propaggine destinata allo svolgimento della funzione, causano danni  al sistema idrico del pianeta e a quello economico di ogni paese.

WC

Invece, attraverso l’insieme di tecnologie mediante le quali sono state realizzate le propaggini espulsive dei robot, con materiali innovativi e sistemi di puntamento avanzati di derivazione militare, ci hanno fatto vedere una serie di androidi maschi perfettamente in grado di andare in bagno centrando il buco del wc, con maestrìa evidentemente sconosciuta ai 2,9 mld di coglioni che, ogni santo giorno, vanno al cesso agitando il pisello come la bandiera della squadra del cuore durante il derby.

Maneggiando con estrema difficoltà un idrante con la evidente pressione sommata di 4 idropulitrici, i 2,9 mld di idioti affrontano la porta del wc con la rassegnazione di chi sa già che “vince sempre il pisello” (per molti di loro anche nei rapporti umani) e liberano il gorgogliante accessorio senza preoccuparsi di indirizzare in alcun modo l’attività dello stesso.

Con il risultato che il gioioso indisciplinato decide spesso di innaffiare tutto quanto lo circonda, fino alle orecchie del proprietario, che solo in quel momento realizza dove la sta facendo e abbassa di due gradi il puntamento dell’irrigatore.

Ora, se calcolate che ogni 5 maschi che vanno in bagno è necessaria la squadra  Rescue and Clean per ripristinare la fruibilità del cesso, per quei pochi (100 mln) che “la fanno dentro” e potrebbero lamentarsi di aver trovato il wc nelle condizioni di una piscina, ecco che le ore lavorate in tutto il mondo e l’acqua con detergenti profusi per rimettere a posto le cose, raggiungono a livello mondiale cifre da PIL di un paese africano di medie dimensioni.

Di fronte alle apparenti insormontabili difficoltà nel cambiare il comportamento umano, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che ammassi di ferraglia e materiali innovativi, debitamente istruiti e programmati, riescono a svolgere, addirittura a migliorare una funzione fino ad oggi esclusivamente appannaggio del maschio della specie.

Si può fare!

Ora, dopo che la scienza ha dimostrato che “si può fare!” (Op. Cit. Frankenstein Junior di Mel Brooks, 1974), almeno con gli androidi, la sfida si sposta sui 2,9 mld di coglioni ai quali, in millenni di esistenza sulla terra, non si è ancora riusciti a spiegare che per centrare il “bersaglio irraggiungibile” è sufficiente prendersi in mano il guerriero calvo e guardare dove va a finire il getto.

Chissà, forse riusciranno a spiegarglielo i robot, nel frattempo le squadre Rescue and Clean, a cui va tutta la nostra gratitudine, continuano a svolgere un lavoro determinante, anche se magari non proprio entusiasmante.

Ancora una cosa: il nome del Progetto “ x35/600atm/tgt12” corrisponde a “per 35 cm” quale lunghezza massima (calcolando anche i fenomeni) di un pisello in attività, “600 atmosfere” quale massima tenuta di pressione per quelli a cui si agita in mano un idrante imbizzarrito, “tgt 12” come target 12 centimetri che è il diametro medio di un buco di scarico da centrare con il getto.

Buona giornata

L’impertinente

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