Politica – La campagna di AfghanisTrump

Generale Angioni

In una recente intervista pubblicata dall’Huffington Post e da varie altre testate, il Gen. Franco Angioni, già comandante delle truppe terrestri Nato nel Sud Europa e del contingente italiano in Libano negli anni della guerra civile, dichiara:  L’Afghanistan così come l’Iraq c’insegnano che lo strumento militare, anche quando si rivela necessario, non deve mai sostituire una strategia politica o surrogarla, perché quando è così, si producono solo disastri”.

In estrema sintesi, il parere del Gen. Angioni è che l’intervento militare italiano e di altri paesi occidentali tra cui gli Usa, protrattosi per gli ultimi 16 anni in Afghanistan, dopo 10 anni di tentativi già falliti dai russi e l’interludio dal 1989 al 2001 in cui si è installato il potere dei Taleban, sia stata una esperienza nella quale sono stati commessi molti errori, al punto di ritenere che la cosa più sensata da fare oggi sia portare via i militari dal paese e fornire esclusivamente consulenza e strutture di tipo organizzativo e militare per i soldati del governo locale.

Mappa Afghanistan

In tutta sincerità, dopo aver capito la morfologia del territorio afghano, ci si chiede secondo quale logica si sia scelto, chiunque l’abbia fatto, di affrontare una guerra in una gigantesca tana per conigli della superficie di 650.000 Km quadrati, più del doppio dell’Italia, dove i possibili nascondigli per i Taleban sono centinaia di migliaia, prevalentemente sottoterra o in cavità più o meno nascoste e le infrastrutture sono poco superiori a zero.

Da questo punto di vista, se fosse mai stata  dettagliata e sottoposta tale idea al “coglionimetro di guerra”, la lancetta si sarebbe impennata segnalando senza ombra di dubbio il top della scala graduata: coglionata galattica.

Comunque, detta così, l’idea di passare alla consulenza ed alle forniture pare una perla di buon senso, dove a fronte dell’inutilità del solo intervento militare, si sceglie di eliminare dai combattimenti le vittime occidentali, con relativo risparmio di vite umane e di impiego dei mezzi economici in attività costruttive e di supporto.

Invece, tanto per citare il famoso modo di dire “dare le perle ai porci”, alla voce Afghanistan arriva Lui, dall’alto della profonda esperienza militare maturata negli ascensori ad afferrare per la topa le proprie temporanee coinquiline, non necessariamente entusiaste delle attenzioni a loro dedicate, a decidere  di dare una interpretazione un po’ diversa da quella suggerita dallo stratega italiano di lungo corso:

  • Sarà che il Generale Angioni è nato a Civitavecchia e non è figlio di un minatore del Wyoming
  • Sarà che i militari di cui si è circondato compongono una percentuale bulgara dello staff presidenziale
  • Forse pressato dalla consapevolezza di dover pagare i debiti elettorali procurando agli sponsor armaioli una guerra con consumo abbondante di armi convenzionali
  • Sicuramente senza alcuna conoscenza dei precedenti 40 anni combattuti un po’ da tutti sullo stesso territorio
  • Senza il minimo scrupolo di coscienza per i precedenti 2400 morti americani, più quelli degli altri paesi, più i morti a venire il cui numero ha deciso unilateralmente di aumentare, non si sa ancora in quale misura…
AfghanisTrump

… The Donald, con il guizzo di furberia degno di una trota di cemento, decide di pagare i debiti aumentando di 3500 uomini le truppe Usa in Afghanistan e chiede contestualmente agli alleati di aumentare anch’essi il numero dei loro militari presenti nel paese.

La fantastica capacità di stipulare patti col Diavolo che ha guidato tutta la vita attiva di Donald, adesso  rischiamo di beccarcela noi.

Cioè, lui fa i debiti con i produttori di armi per farsi eleggere, e noi ci sentiamo dire che dobbiamo aggiungere militari italiani ad una campagna già persa in partenza, dove la possibilità di sconfiggere i Taleban per avviare il “nation building” viene abbandonata da tutti e la “nuova” motivazione per portare aventi la vecchia e inutile guerra è: “in Afghanistan si nascondono e si addestrano i terroristi, noi li combattiamo sul loro territorio per impedirgli di prepararsi e ridurre la minaccia nei nostri riguardi.”

Motivazione peraltro in corsa, insieme al suo autore, per il “Premio Vongola Decerebrata 2017”, dato che dietro la stessa si celano poche, insignificanti domande.

  • Come non se ne addestrassero altrettanti in Pakistan, in Cecenia, in Africa e in un’altra dozzina di paesi altrettanto pericolosamente instabili?
  • Ma allora perché l’Afghanistan, in un contesto in cui si può solo pareggiare ma mai vincere?
  • Il tutto senza tenere conto che un pareggio con gli Usa è il più grosso strumento promozionale che i Taleban possono sfoggiare per aumentare la propria credibilità e capacità di ingaggio di altri aspiranti “petardi umani?”

A queste domande si può rispondere in dozzine di maniere ma qualunque sia la risposta, la nomination al Premio Vongola ci sta tutta, senza sé e senza ma.

Così tanto per giocare, azzarderei qualche ipotesi, sicuramente sballata ma non più delle motivazioni che spingono The President a cercarsi le grane dalle parti di Kabul.

  1. Al netto delle vite umane, di cui ai produttori di armi da guerra non frega sicuramente nulla, l’Afghanistan garantisce un consumo di armi e mezzi probabilmente unici al mondo: provate ad immaginare le risorse necessarie a combattere in un paese traforato da centinaia di migliaia di tunnel e cunicoli, quasi interamente roccioso, arido, senza strade, senza acqua, senza infrastrutture di alcun genere. Chi fornisce armi, munizioni, vettovaglie, alloggiamenti, rifornimenti, assistenza sanitaria, ricambi, carburanti etc in un paese senza nulla di tutto ciò, ha davanti un business sconfinato e nessuna intenzione di rinunciarci.
  2. Oltre alle caratteristiche del territorio e all’assenza di ogni cosa che si avvicini alla civiltà, l’Afghanistan è un paese instabile da un tempo talmente elevato, che una nuova guerra o un prolungamento di una vecchia, non importa sostanzialmente nulla all’attenzione internazionale: come dire “in Afghanistan si ammazzano? E allora? Al bar sotto casa c’è una nuova cameriera più figa della precedente, andiamo a conoscerla?” Per l’uomo della strada l’Afghanistan è più o meno questo.
  3. Di conseguenza tutto il paese è di fatto un gigantesco poligono militare, dove la guerra non è simulata ma autentica, nel quale consumare cifre impressionanti in mezzi e in denaro, da far circolare il più rapidamente possibile, nell’eterno business bellico guidato dall’avidità che compone le due fasi alternate: distruggere, ricostruire, distruggere, ricostruire e avanti con le commesse pagate con i campi di papaveri da oppio, ma questa è un’altra storia…

Per la cronaca, gli ultimi 16 anni di guerra in Afghanistan sono costati agli Usa oltre 1000 mld/$ (millemiliardididollari), con i quali si sarebbe potuto eliminare il terrorismo semplicemente usando gli stessi soldi per sviluppare il paese e non per andare a caccia di conigli tana per tana, con il rischio di farsi sparare da un coniglio più incazzato del cacciatore, perché armato ovviamente dalla “concorrenza” che, guarda caso,  ha gli stessi interessi degli amici di Donald ma la sede legale a Mosca o a Pechino o in qualche posto esotico a bassa fiscalità.

Poi magari anche la concorrenza è finta e sono comunque altre aziende occidentali a vendere a tutte le parti impegnate nel conflitto, sennò a cosa servono le triangolazioni passando per altri paesi?

Speriamo che gli altri debiti elettorali li abbia fatti con qualcuno che non si occupi di guerra batteriologica, perché di questo passo qualcosa rischierà di sfuggirgli di mano, e allora bisognerà istituire un premio speciale, perché il “Vongola Decerebrata” non sarà più sufficiente a celebrare i trionfi di cotanto Presidente.

Sto pensando di rivolgermi a qualche fondazione sportiva per istituire il “Premio Scarpata nei Coglioni” da destinare a chi riesce a fare più danni nel minor tempo.

Se continua così, prima di fine mandato riuscirà a vincerlo almeno altre 3 volte, una per il clima, una per il razzismo, una per il numero di volte in cui ha preso per i fondelli i suoi concittadini, dicendo una cosa e facendo l’opposto.

Quello per la guerra speriamo che lo vinca in ex aequo con il brillante stratega di Pyongyang, chissà mai che si tolgano dai piedi entrambi.

Sniper

Ma un bell’impeachment no? E se tra gli americani qualcuno ci provasse con il Sistema Kennedy? Con la buonanima di John, che non se lo meritava, ha funzionato al primo colpo. Funzionerebbe anche oggi con Donald, ne sono sicuro, perché da allora la tecnologia ha fatto grandi passi avanti e tra gli amici di AfghanisTrump c’è chi produce fucili con cui si riesce a centrare un cretino a più di un kilometro.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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