Quotidianità – La chiamavano “Two bruskettes”

Per gli amici “Two bruskettes”

Facendo il suo ingresso nel ristorante, dall’alto dei suoi 46 kg di quasi “sottopeso” forma, accompagnata da figura maschile dotata invece di robusto appetito, getta l’occhio con sdegno sul buffet presidenziale di 60 portate e lascia scorrere sugli altri commensali uno sguardo di gelido compatimento.

Sguardo il cui significato, non espresso a parole, suona all’incirca come “se non fosse che mi tocca dar da mangiare a un metro e novanta di marito (neanche fosse un alaskan malamute), voi vittime scofanate di libidini gastriche, voi tossici cibo-dipendenti in costante overdose, voi profeti del carboidrato e del sovrappeso, non vedreste mai la mia perfetta silohuette varcare questa porta infernale.”

Ovviamente, dato che il malamute deve nutrirsi, la scomoda incombenza si fa strada, sia pure a fatica, tra le verdure scondite da 600 calorie al giorno che occupano la coscienza alimentare della femmina da 46 kg, e il momento del sacrificio giunge inesorabile.

Il transito dall’ingresso al tavolo è, per la femmina da 46 kg, più che una camminata, un defilè con il quale colpevolizzare il prossimo, commensale quanto lei, ma nelle misure molto più di lei, di non saper controllare i propri istinti primordiali di fronte a un risotto con i funghi, una tartare battuta a coltello con scaglie di grana e fettine di carciofi, una lasagna grondante ragù celestiale e una meringata di pasticceria.

Alaskan malamute

L’arrivo del cameriere sancisce definitivamente il suo allontanamento dal novero dei golosi: dopo la sequenza vergognosa del malamute, che ordina senza pietà antipasto misto caldo e freddo, tagliatelle ai frutti di mare alla sorrentina, trancio di spada grigliato con insalatina al balsamico, macedonia di frutta, pastiera napoletana e caffè (per il digestivo vediamo dopo), lei sfoggia il proprio distacco con “Two bruskettes, due bruschette al pomodoro con un filo di extravergine”, con ciò rilasciando nel vuoto uno sguardo di superiorità.

Ravioli e fettuccine della mamma

Ma la presunzione consapevole della femmina “all’osso” si scontra con l’inconsapevole e potentissima memoria olfattiva che, richiamando le domeniche mattine con la mamma, mentre impastava a mani nude ravioli e fettuccine da condire di lì a poco con sughi casalinghi, nell’apprezzare i quali anche papà smetteva l’abituale carattere burbero, apre la crepa della curiosità nella quale si infiltrano impietosamente i profumi dei cibi, e comincia il tracollo.

Anche Waterloo è iniziata per Napoleone con un singolo caduto, poi sappiamo tutti come è andata a finire.

Il primo decesso lo fa l’antipasto freddo che in una varietà di portate arriva di fronte al malamute: la femmina curiosa e stimolata dalla memoria olfattiva si lascia andare a un “com’è?” e non paga della risposta di lui “buono!” rilancia con un “mi fai assaggiare?” allungando la forchetta nel piatto della vittima.

Perché ormai, si sarà capito, di vittima si tratta.

Forchetta per arpione caccia al narvalo

La forchetta nel piatto altrui, brandita quale arpione per la caccia al narvalo, è un classico del comportamento femminile e della pazienza maschile, senza i quali gli stereotipi da ristorante non avrebbero il loro fascino, per cui concedetemi una cronaca fedele dei fatti.

Sciabolando a destra e a manca il dentuto strumento, la femmina “all’osso” (con la personalità repressa di una casalinga veneta sui 75 Kg), comincia a farsi strada tra le portate del marito mentre le “due bruschette con un filo di extravergine” sono ormai precipitate in una voragine addominale facendo da apripista a tutta la serie di antipasti che il marito, già a conoscenza del copione, aveva ordinato con grande senso di responsabilità.

L’arrivo della prima portata coincide con la classica richiesta al cameriere “porterebbe gentilmente un piatto in più, che assaggio da mio marito?”

Se gli antipasti sono l’inizio della tentazione, le linguine ai frutti di mare sono la consacrazione del peccato di gola, e la femmina esoterica inizia a mettere in conto che prima della fine del pasto i 46 kg dovranno essere rivisti al rialzo, ma pazienza, vuoi mica lasciare che il povero malamute inghiotta da solo tal siffatta mole di cibo? Suvvia, un po’ di senso di responsabilità, bisogna aiutarlo “sennò poi mi si addormenta in macchina”.

Aiuto disinteressato distruzione spada grigliato

La fase di aiuto disinteressato continua con il contributo alla demolizione dello spada grigliato, talmente gustoso che dopo aver iniziato la devastazione di quello del marito, viene colta da senso di colpa e, rivolta al cameriere profferisce un “si può averne un altro?” tra una deglutizione e una presa di fiato.

Il cameriere, grande professionista nella lettura delle emozioni del commensale, si profonde in “non c’è problema”, con l’intenzione di compensare a favore del malamute/vittima quando tritato dalla femmina ormai in botta di proteine.

E se l’arrivo della replica dello spada è accolto da entrambi con un senso di gratitudine, quello della pastiera è direttamente un “doppio”: le pastiere d’ufficio diventano due, tra il gioioso grufolare della coppia, mentre Wellington, ormai con la vittoria in pugno, vede il Napoleone da 46 Kg defilarsi vergognosamente oltre i colli di Waterloo.

Mentre da Vicenza parte una delegazione con l’incarico di nominare la ex femmina “all’osso”, “casalinga da 75 kg ad honorem”, i due completano il fiero pasto, comprensivo di blasfema irrisione alle sofferenze per fame del Conte Ugolino, con caffè e digestivi nella migliore tradizione ristorativa.

Propiziare effusioni post pasto

E risalgono in auto alla ricerca della privacy nella quale scambiarsi le effusioni che un rinnovato senso di sazietà è in grado di propiziare, dove i sensi di colpa per la femmina ricominceranno domani con la rincorsa al recupero dei 46 kg.

Per il momento, “two bruskettes” si gode la vita e ringrazia la insidiosa memoria olfattiva che, quando meno te lo aspetti, ti salva dal regime “all’osso” e  ti ricorda che la tristezza a tavola è un peccato molto più grande di quelli di gola.

La mamma queste cose le sapeva alla perfezione, sennò perché le domeniche mattina a cucinare per la famiglia?

Buona giornata

L’impertinente.

 

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