Cronaca – Lacrime di cocco d’Ischia

Lacrime di cocco d’Ischia

Se è vero che il coccodrillo piange per il pentimento di aver mangiato la sua preda, ovviamente dopo averla ingoiata, ad Ischia va la nomination per la messa in scena di una delle migliori imitazioni del coriaceo animalaccio.

L’immagine a fianco, descrittiva del concetto con dovizia di umorismo, è una perla di “libero quotidiano”.

Con il ritardo riservato tradizionalmente ad ogni catastrofe annunciata, oggi, giornata in cui, oltre a rimuovere le macerie, si piangono i morti, si curano i feriti e si celebrano gli eroi, salta fuori ufficialmente il merdaio di cui tutti erano al corrente.

Del cui deposito di concime, contro il quale nessuno ha potuto fare nulla, sono stati e tutt’ora continuano ad essere parte attiva i feriti, gli eroi e tutti gli isolani che rimuovono macerie.

I morti no, loro malgrado sono stati chiamati fuori, ma se fossero ancora vivi, magari tra i feriti ma vivi, sarebbero in ottima ed abbondante compagnia, ad inghiottire gioiosamente la seconda porzione di pastiera invece che la prima e l’unica di formaldeide.

Tra i tanti articoli che snocciolano dati disarmanti, ne scelgo uno del Fatto Quotidiano, che a firma di Marco Pasciuti, richiama lo storico dei fatti che hanno determinato i crolli e lo sfascio di mezza isola.

Isola nella quale, su 64 mila residenti, negli ultimi 10 anni sono state presentate 27.000 (VENTISETTEMILA) domande di condono edilizio, dove se ipotizziamo che ogni famiglia sia composta da 4 persone, (tra nonni e figli) risulta che ognuna ha  o ha avuto 1,68 domande di condono attivate.

Se tanto mi dà tanto, di fatto l’intera isola rischia di essere un colossale abuso edilizio, peraltro costruito male.

Terremoto Ischia

Sono state accertate oltre 600 condizioni che richiedono l’abbattimento dei relativi immobili, dove in parte ci ha pensato lo “scrollone” dell’attuale terremotino, ma che altrimenti non sarebbero e non saranno mai eseguiti, come mai verranno messi in sicurezza gli immobili rimasti in piedi, che sarebbero comunque da abbattere perché condonare una costruzione abusiva, per coloro che il condono hanno avuto, non vuol dire aver accertato in quale maniera sia stata costruita, ma solo regolarizzare un edificio che di fatto esiste già.

Che poi alla verifica della protezione civile intervenuta dopo il sisma, sia stato chiaro come il sole che “il cemento armato senza cemento e senza armatura non sta su”, direi che riempirebbe di orgoglio il generale Lapalisse, passato alla storia per le ovvietà di cui detiene la denominazione ufficiale, che mai come in questo caso descrivono la situazione.

E poi ci sono gli Ischitani, morti esclusi, quegli stessi che nel 2006 hanno fatto il diavolo a quattro contro l’avvenuto abbattimento dell’unico solaio, peraltro di poco conto ma servito come test, contro il quale si è rivoltata tutta l’isola, e sempre quelli che nel 2009 hanno sfilato in oltre 1000 persone contro la legge che voleva abbattere la gigantesca e già nota quantità di immobili abusivi.

Pulcinella

Quelli stessi che, con Pulcinellesca attitudine al fregarsi tra loro, dove “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”, hanno costruito per i propri congiunti, figli, nipoti e parenti assortiti, oltreché per i turisti, le case, gli alberghi, e più o meno tutta l’isola, senza cemento e senza armature, garantendosi così un piccolo furto con vantaggi a termine.

La scadenza del termine è giunta con un terremotino che in qualsiasi paese civile avrebbe fatto prendere in mano poco più che una scopa per rimuovere la polvere: ad Ischia servono le ruspe, le ambulanze e la protezione civile che, oltre ad intervenire nell’emergenza, sancisce definitivamente che la causa del disastro sono gli Ischitani stessi, che oggi in omaggio alla tradizione napoletana dello “scurdammuci ‘u passat” non hanno memoria alcuna di quanto fatto negli anni precedenti e invocano l’aiuto di quello stesso Stato che hanno combattuto in tutti i modi quando gli conveniva.

Frau Merkel

Il buon senso dovrebbe far pensare ai Signori Ischitani che forse, Frau Merkel, e con lei alcuni altri milioni di turisti che da decenni frequentavano le spiagge e gli alberghi dell’isola, è probabile che in futuro orienteranno le proprie scelte verso qualche altra isola che non gli cada in testa al primo starnuto della terra, dato che le conclusioni dei geologi e della protezione civile stanno facendo il giro del mondo.

Perché dove la solidarietà è d’obbligo nel caso di catastrofe da ottavo grado o più della scala Richter, diventa una presa per i fondelli nei confronti degli eventuali solidarizzanti, quando viene fuori come è venuto, che ad Ischia non solo è sconosciuto il concetto di antisismicità, ma non frega niente a nessuno di costruire chiedendo i permessi, che già sarebbe un primo passo…

… e che, nonostante l’assenza di permessi, si costruisce senza i requisiti minimi di sicurezza strutturale, pur di poter lucrare come irresponsabili decerebrati sulla pelle di mogli, figli, parenti, concittadini e turisti, oltre che sulla propria.

La commedia e la tragedia di Ischia

Qui il cerchio si chiude e comincia la sceneggiata Napoletana, con i pianti e la celebrazione della sfiga che i Napoletani, o in questo caso gli Ischitani, costruiscono per se stessi, per poterci piangere sopra ed ingannare altri polli solidali, che non riescono a capacitarsi che la causa di tanta sfiga sia proprio il cretino piangente che hanno davanti, non pensando che fino al giorno prima rideva del vantaggio ottenuto risparmiando sul ferro e sul cemento.

Governatore De Luca

Diciamo  che, con molte probabilità, il Governatore De Luca muoverà tutto quanto il movibile per ridare una facciata di stucco a tutto il disastro, ma anche lui sa benissimo che per rendere sicura l’isola bisognerebbe abbatterla e rifarla daccapo, cosa oltre che impossibile per i mezzi economici a disposizione, per la sicura opposizione degli Ischitani, in quanto elettori,  che non appena incassati i contributi statali torneranno rapidamente tra i difensori dell’abuso, perché non dimentichiamoci mai che “scordammuci ‘u passat, simm ’e  Napule, paisà”, è una regola di vita da secoli e secoli.

Si chiama memoria selettiva, e chiunque voglia essere eletto o rieletto, non ricorda il passato al pari dei suoi concittadini, ed ha cancellato dal proprio vocabolario le parole “ruspa” e “abbattimento”, chissà perché.

Il problema è che forse quel passato, per qualche anno, lo ricorderanno i turisti.

Buona giornata

L’impertinente

 

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