Cronaca – L’arcangelo del sesso

Aci Sant’Antonio

Se qualcuno sta immaginando una “angelizzazione” anticipata di Rocco Siffredi, riponga pure le proprie fantasie celesti nel cassetto e si rilassi: il titolo si riferisce a una notizia per la quale si impone un minimo di riflessione, e il colore del fatto tutto è meno che celeste.

In provincia di Catania, nel comune di Aci Sant’Antonio, si scopre una setta pseudo religiosa con, a detta della Polizia, circa 5.000 adepti, dall’improbabile nome di “Cultura e ambiente” dove rimane sconosciuto quale fosse la valenza mistica nella denominazione.

Nella quale setta, il “titolare” di tutta la baracca, all’ormai significativa età di 73 anni, compie atti sessuali con minori e non solo, coadiuvato in ciò dalla partecipazione di 3 “pie donne”, non più di primo pelo ma con evidenti pruriti tutt’altro che residui (55, 57, 48 anni).

Dal che verrebbe da suggerire una ragione sociale più consona alle attività praticate, che so, “I piselli di Sant’Antonio” o Avicoltura Catanese “Le Passere”.

Durante l’arresto dell’uomo e delle sue collaboratrici viene rinvenuto un libretto contenente i nomi di centinaia di adepti la setta, che ci si chiede in quale misura abbiano partecipato alle attività “ludico religiose” del luogo, a quanto pare durate 25 anni!

E qui, mi si permetta, bisogna fermarsi un attimo a riflettere, perché qualcosa non funziona:

  1. In quale clima sociale e culturale una setta, con la finalità esplicita di organizzare incontri e fatti di sesso camuffati da cerimonie religiose, riesce a portare aventi la propria attività per 25 anni?

    Privè Club
  2. Non è che, per caso, in quel dato clima di apparente perbenismo alla “si fa ma non si dice”, la setta in questione fosse ampiamente conosciuta e tollerata, perché avere “centinaia di adepti” vuol dire che di fatto svolgeva la funzione del privè o locale per scambisti, quando non addirittura di bordello, sulla piazza locale?
  3. Pur ammesso che l’ambiente della provincia catanese non sia quello ideale per parlare dei fatti di chicchessia, un silenzio della durata di 25 anni non è un po’ troppo, anche per la proverbiale omertà siciliana?
  4. Cioè, ci hanno messo di meno a prendere Totò Riina, che spostava ben altri interessi ma che aveva più nemici che capelli, mentre invece non sarà che per 25 anni la comunità “Cultura e ambiente” ha fatto comodo a un sacco di gente?

Se si segue la falsariga di questo pensiero si viene a palesare il probabile ruolo sociale del “porto franco” che questo genere di attività (ovviamente al di là della copertura religiosa) svolgeva evidentemente con il beneplacito della società tradizionale.

Arcangelo del sesso

Curiosa la figura di “reincarnazione di un Arcangelo” che si è auto attribuito il fondatore della setta, tramite la quale si poneva lo scopo di  condurre verso la purezza dell’animo gli adepti.

Ma, se il genitore di qualcuno dei ragazzini abusati nelle attività della setta non avesse deciso di “mettersi di traverso”, per quanto ancora altri ragazzini sarebbero stati usati nei riti di sesso?

E’ possibile che solo dopo 25 anni di attività, salti fuori la partecipazione di bambini o ragazzini?

Quanti ragazzini che non hanno mai detto nulla, hanno ricevuto il battesimo del sesso in questa comunità?

E quanti genitori, data la probabile popolarità sotterranea del posto, non hanno mai detto nulla di ciò che capitava e loro sapevano benissimo?

Perché non si può avere 5000 adepti e sperare che nessuno inviti “qualcuno” a una serata particolare, dove di serate particolari in 25 anni se ne possono organizzare migliaia.

Volvo del ’92

Sarà interessante seguire la pista dei minori: per minore si intende l’età anagrafica o l’atteggiamento alla Ruby di Berlusconiana frequentazione, che al di là dell’anagrafe aveva l’immagine e i comportamenti di una femmina con il chilometraggio di una Volvo del ’92?

Si segnala, peraltro, la specifica letteratura di costume di una scrittrice catanese, tal Melissa P. cresciuta ad Aci Castello, cioè a pochi km dalla comunità “Cultura e ambiente” che, all’epoca dei fatti descritti nel libro autobiografico, racconta con dovizia di particolari essere stata una quindicenne, quindi minore, dalla vita sessuale di una pornostar con contratto a cottimo, che non escludeva alcun tipo di partner, singoli o in gruppo, dall’anziano possibilmente sporco all’imberbe, comprese tutte le vie di mezzo e buona parte del catalogo di perversioni conosciute e praticate tra adulti consenzienti.

Questo per significare che, una volta in più, l’ambiente sociale in cui si svolge la vicenda della setta pare possedere la dotazione di ormoni necessaria all’attività ventennale di una casa di produzioni porno di medio livello.

Per cui “l’arcangelo” e i suoi collaboratori sono stati arrestati perché organizzavano e facevano sesso con bambini, o con ragazzini la cui attitudine era già più che esplicita e magari praticata da anni precedenti, vedi la scrittrice catanese che ha tracciato la via e sostiene di aver fatto anche successo?

Nido di vespe

Senza voler “gufare” nessuno tra gli “scoperchiatori” del nido di vespe , ma ho come l’impressione che voler privare il paese di Aci Sant’Antonio del proprio privè abusivo, potrebbe rivelarsi più difficile del previsto, data la possibilissima varietà di frequentatori che rischia di andare dal fruttivendolo al sindaco, passando magari per l’architetto e il medico e finendo con la maestra e il ginecologo (non si sa mai…), e non ho ipotizzato alcun personaggio in divisa, ma voi ci credete che per 25 anni e con 5.000 adepti non ne hanno saputo nulla?

Una precisazione, il comune di Aci Sant’Antonio ha 18.000 abitanti: se togliamo i bambini non utilizzati nei riti e gli anziani non più in condizioni di farlo, arriviamo a circa la metà della popolazione, cioè 9/10.000 persone, di cui 5.000 possibili adepti.

O magari venivano tutti da altre parti della Sicilia?

Buona giornata

L’impertinente

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