Politica – La guerra dei cretini

Perché?

Il 10 agosto 2017 tutto il mondo delle notizie, vere, presunte e false, gira attorno a un concetto decisivo: se la Korea del nord o gli Usa, al di là delle roboanti affermazioni dei rispettivi leaders, faranno una mossa concreta sul piano militare, legittimeranno l’altro a rispondere per le rime.

Con le possibili conseguenze di coinvolgere nei fatti bellici le popolazioni della Korea del sud, del Giappone, degli abitanti dell’isola di Guam, quando non gli americani continentali e sicuramente quelli della stessa Korea del nord.

Rischiando inoltre gli interventi di Cina e Russia che, volendo difendere le rispettive sfere di influenza o i rispettivi business in quanto fornitori di Pyongyang, si troverebbero a dover intervenire volenti o nolenti.

Ora, le minacce “vi distruggeremo fin dentro le mutande” o “imparate a nutrirvi di brodini perché non vi lasceremo nessun dente in bocca”, fanno parte di quella coreografia della tensione che, vista con un minimo di realismo, è più cinematografica che reale, però deve indurre a una sana rifessione:

Trump ego

Ok, Donald Trump possiede da sempre l’ego di un tacchino in botta di steroidi, per cui è normale che faccia la voce grossa e minacci l’avversario di riduzioni allo stato molecolare, ma l’altro?

Qualcuno è mai riuscito a capire perché diavolo il tondeggiante e imprevedibile Kim Jong Un abbia chiesto a Babbo Natale una bomba atomica ed abbia rotto le palle fin quando non l’ha avuta?

Korea del nord

O, in altra maniera, perché il dittatore di uno staterello con il PIL di un supermercato, volutamente mantenuto in un isolamento da medioevo sociale, culturale ed economico, ha voluto a tutti i costi giocare con i missili su cui piazzare una bomba atomica?

In parole povere, qualcuno al di là delle 10.000 congetture, sa veramente a causa di che cosa si sta rischiando lo scoppio di un petardo dalle conseguenze imprevedibili?

Tra le ipotesi psichiatriche più accreditate c’è il fatto di aver perso la guerra contro la Korea del sud nel ’53, ma fuori dal reparto agitati della clinica universitaria, sembra proprio che nessuno abbia spiegazioni.

Legioni di giornalisti in botta di acido partoriscono motivazioni più o meno incredibili, ma tutte caratterizzate dallo stesso alone di dubbio: “potrebbe essere che…”, “una delle possibili cause…”, “fonti dell’intelligence sostengono che…”

Spesso associare l’intelligenza ai servizi segreti sembra una bestemmia, prova ne sia che un eclettico imprevedibile sta lasciando tutta “l’intelligence” con un punto interrogativo in mano.

Cioè, da un lato e dall’altro del Pacifico ci sono due personaggi che stanno lucidando nervosamente la punta del pollicione, prima di appoggiarla sul tasto di lancio dei missili a lungo raggio, magari dotati di testata nucleare, e nessuno ha pensato di chiedere al fenomeno di PyongYang che cosa vuole?

Kim Jong Un

“Buongiorno Sig. Kim, abbiamo visto che lei ha una bomba, vorrebbe essere così gentile da farci sapere se e per cosa la potrebbe usare?

Perché sa, se possiamo fare qualcosa per migliorare le condizioni di vita della sua gente, magari se ne potrebbe parlare, abbiamo un mondo di cose da vendervi e costano tutte molto meno del petardo che lei si è confezionato al costo di tanti sforzi, suoi e del popolo.”

Per intanto la Korea del nord soffre di una sindrome da dittatura della durata di 70 anni, ed è certo che se una famiglia al potere per 70 anni non lo fa con una legittimazione di tipo monarchico “Dio me l’ha data e guai a chi la tocca”, troverà lungo e difficoltoso tenere il potere.

Napoleone non era cretino, al potere c’era arrivato lui, ma chi ce l’aveva messo era Dio, con tanto di incoronazione a Re d’Italia nel Duomo di Milano: vuoi mica accusare Dio di qualcosa?

Però il potere si può tenere, e quelli svegli fanno così, attraverso una politica di miglioramenti nei confronti del proprio popolo, dove ad un certo punto il potere diventa consenso e il rapporto tra il bastone e la carota si inverte: in una dittatura sanguinaria il bastone è sempre in vista quale monito, in una dittatura illuminata si vede solo la carota, dove il bastone, se proprio necessario, si usa in casi estremi e se possibile non si usa più, perché per rimanere al potere non ce n’è più bisogno.

Un popolo plaudente, pasciuto e compiaciuto, tutto pensa tranne che  liberarsi di chi gli ha riempito lo stomaco e le tasche.

Atomic bomb clown

Nonostante l’educazione in Svizzera il “tricologicamente autorevole” Kim Jong Un, ha voluto una bomba atomica e dei nemici esterni al suo paese per coalizzare attorno a se un popolo che, sia pure morendo di fame, viene motivato o deportato sempre con la stessa giustificazione: la difesa del territorio nazionale.

Con il che, di fatto, impedisce che si accordino per liberarsi del primo nemico che hanno in casa, cioè lui.

Qui ci si spiega il perché di una scelta di isolamento che suona come una condanna per tutto il sistema nord Koreano:

  1. Evolversi vuol dire aprire le porte e far vedere al popolo che fuori si sta molto meglio.
  2. Di conseguenza, chi può se la fila e mette in discussione tutto ciò che è stato fino a quel momento.
  3. La dinastia dei Kim dopo 70 anni di atrocità commesse, và a raccogliere margherite, perché il suo popolo ha troppi conti in sospeso con la famiglia e, magari, gradirebbe pareggiarli.
  4. Meglio una guerra che perdere il potere annunciando le riforme?
  5. Perdendo una guerra il potere si perde lo stesso, ma questo non pare preoccupare Kim, che una guerra con il resto del mondo, manco a dirlo, può solo perderla.

La soluzione potrebbe essere la neutralissima Svizzera, che Kim conosce bene, ed è tradizionale meta di personaggi “in ombra” che una volta erano “qualcuno” e magari adesso si godono un esilio dorato, ma sempre meglio che finire bombardati a casa propria.

Ecco l’augurio che l’impertinente fa a questo pianeta: auguro a tutti noi che prima di mollare il ditone Presidenziale sul bottone di lancio, qualcuno provi a chiedere a Donald “ Presidente, ma se andassimo a trovare il balengo di Pyongyang con due tarallucci e una bottiglia di Passito di Caluso, potremmo perfino farci dire che cosa gli serve per darsi una calmata…

… e magari, per usare un italianismo, la risolviamo “a tarallucci e vino” con lui, e a colpi di Burger King con il suo popolo, che sta a ‘mmorì de fame.”

Voglio credere che lo splendore giallo oro del Passito di Caluso riesca a mettere a posto le cose, perché una guerra di cui nessuno riesce a capire il perché, per la pigrizia di chiederlo o per un ego deciso a non volerlo fare, proprio non mi và giù.

Non c’è neanche il petrolio come giustificazione, ma allora???

Buona giornata

L’impertinente

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