Quotidianità – La proporzione del veterinario

Arca di Noè

Prima o poi capita che Lei, la madre di tutto ciò che in casa e fuori casa, miagola, pigola, abbaia, grufola, nitrisce, raglia, bela ed abbia la riconosciuta qualifica di “animale”, decida di far vaccinare o richiamare il vaccino del più prossimo convivente domestico facente parte della categoria.

Nel nostro caso i conviventi sono 2, gatte, regolarmente sterilizzate, e definite con affetto materno “le figlie di pelo”, piuttosto che “fragoline pelose” ed altre amene idiozie zuccherose che Lei partorisce a getto continuo, ogni volta che l’occhio innamorato le cade sulle feline.

All’anagrafe registrate come Tea, gatta di origine sarda proveniente da San Teodoro da cui il nome, e Lizzy, classica gatta nera che alla nascita aveva gli occhi viola e ci aveva fatto ben sperare di poterla paragonare a Liz Taylor, speranza regolarmente disattesa ma ormai il nome Lizzy c’era ed è rimasto.

Era nell’aria già da qualche giorno il “dobbiamo fare il richiamo al vaccino della gatte, quando andiamo?”

Veterinaria

A tale domanda, io che vedo i due mostri pelosi perfettamente in salute e gioiosamente occupate a rincorrere tutto quanto si muova in relativa prossimità della loro pelliccia, faccio orecchie da mercante fino a quando Lei annuncia perentoria “ho preso appuntamento da Paolo (veterinario) per lunedì mattina, mi accompagni?”

Vuoi dirle di no? Sai cosa ti costa? Hai idea di quale tsunami di materia improponibile ti stai tirando sulla testa? Vuoi rischiare che l’intera canalizzazione delle acque nere di tutta la provincia di Torino venga dirottata  verso qualunque posto tu stia occupando in quel momento?

Direi assolutamente di no, per cui l’unica risposta assennata ed esente da ritorsioni è: “sono come tu mi vuoi, potrei mai essere diverso?”

Al che Lei, persona dotata in somma misura di senso dell’umorismo senza il quale non potrebbe mai essere la mia “Lei”, abbozza simpaticamente e per addolcire la pillola di una mattinata in sala d’attesa circondato da gattofile adoranti e animalofili in generale, tutti ansiosi di raccontare le prodezze dell’amato bene, mi propone “dai, poi andiamo a fare colazione là, e magari passiamo a prendere la frutta fresca in quel negozietto….” etc etc…

… e parte con tutto il catalogo di operazioni che sa che io gradisco, e che fino a qualche anno fa, in momenti di estrema sincerità e privatissima confidenza venivano chiamate: non “addolcire la pillola” ma molto più prosaicamente “imburrare la supposta”, perché oggettivamente di questo si tratta, al di là del perbenismo lessicale delle espressioni pubbliche.

Gatti in trasportina

Comunque, dopo la cerimonia dell’imballaggio delle belve dentro la trasportina, dopo la collocazione della stessa sul sedile posteriore, dopo averla assicurata con cinture in numero tale da sembrare un Trasporto Sanitario Obbligatorio (rimozione coatta di pazienti psichiatrici in camicia di forza), la mattinata in sala d’attesa è una formalità di cui si conoscono perfettamente i riti e le circostanze.

E qui, facendo un attimo di attenzione, viene ad individuarsi la famosa “proporzione del veterinario”.

Che non è, come i malpensanti potrebbero ipotizzare, la misura di attributi più o meno privati, esibiti dal professionista quale strumento promozionale  per le clienti femmine o per i clienti gay, (dato che vige inoltre la possibilità che il veterinario sia femmina e quindi l’esibizione di particolari anatomici cambierebbe completamente, compreso il pubblico di destinazione), ma una singolare proporzionalià inversa che, tutte la volte, ho avuto modo di verificare.

Sembra che, per qualche ragione di cui ancora non sono venuto a capo, il tempo trascorso nello studio con il medico sia minimo nel caso di animali di grosse dimensioni e biblico nel caso di “briciole” di cane, gatto, coccodrillo, delfino, pitone etc…

Cioè, se entra qualcuno con un labrador da 60 Kg al guinzaglio, normalmente il “tagliando”, tranne reali emergenze, dura 5/10 minuti, mentre se entra qualche “pustola da 3 etti” del mondo animale, dotato peraltro di trepidante proprietario (ormai si dice “mamma” o papà), i tempi si dilatano a misure siderali, neanche  a trovare il “buco” dell’animaletto da cui prendere la temperatura ci volesse un GPS di ultima generazione e L’Enterprise per raggiungerlo ( il buco, non il GPS).

Va da sé che, su un presupposto del genere, tutte le operazioni inerenti il Micro paziente siano prodigi di individuazione di un pancreas delle dimensioni di un pisello, di piselli delle dimensioni di una capocchia di spillo, di calcoli renali da cercare con il microscopio elettronico e così via… con tutti i tempi necessari ad operare sul veramente piccolo.

Ora, a fronte della considerevole quantità di animali affettuosamente installati e mai, a nessun costo, pensabili quali soggetti a possibile estromissione dalle nostre mura domestiche, è ovvio che qualunque cosa li riguardi, si viene a ribaltare sull’ambulatorio del veterinario quale referente unico della salute di tutto il  “figliame di pelo”.

Veterinario che, a sua volta, immagino sarebbe magari anche contento di poter lavorare con tempi più gestibili per dare un minimo di significato, oltre che al proprio tempo speso in studio, a quello di clienti/pazienti che non debbano necessariamente prendere le ferie per far eseguire il “tagliando periodico” agli animali di casa.

Chihuahua Napoleone

E qui, nella totale ignoranza della quale anticipatamente mi scuso con tutta la categoria, mi viene da lanciare una proposta, che magari qualcuno sta già attuando ma non vedo così diffusa, almeno nella nostra esperienza diretta: sarebbe possibile dividere i giorni di ricezione della settimana in giorni dedicati a interventi “flash” e altri giorni a  cose più serie dirottando, per quanto possibile, che so, gli ingorghi causati dal Chihuahua affetto da sindrome Napoleonica o simili?

Se poi l’unica risposta che mi potete dare è che state già facendo così e non c’è altra maniera, vuol dire che mi tocca rassegnarmi e al massimo portarmi da scrivere, chissà che non mi venga qualche idea sul “trattamento psicologico della poiana incontinente”.

Se arriverò a questo punto vi chiederò una consulenza: c’è lo psicologo per poiane?

Un grazie a tutti coloro che hanno qualche idea utile a migliorare le cose per noi e per le belve.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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