Cronaca – L’ultima multa

Sei lì che ti stai facendo una zuppetta di fatti tuoi, regolarmente connesso al bluetooth dell’auto per parlare con tua moglie che ti racconta con entusiasmo le ultime performances dei gatti di casa e, ovviamente, non ti rendi conto che stai viaggiando nella bocca di uno squalo.

Anche perché ormai, se non sei assolutamente in modalità Defcon 3000 (Defense condition ad un livello che neanche sotto attacco alieno si potrebbe raggiungere), riconoscere gli squali è diventato una specialità olimpica.

Telecamere autovelox

Hanno realizzato squali cilindrici, cubici, tentacolati, plurimi nella loro unicità di servizio e unici nella loro pluralità di vittime, che con la apparente scusa della “ tecnologia che si evolve”, ottengono lo scopo di essere sempre più mimetici tra la miriade di altri elementi che compongono il panorama.

Stiamo parlando degli autovelox, le creature più spaventosamente voraci, nel brevissimo periodo, che pubblico amministratore abbia mai avuto il coraggio di attivare.

Che la principale voce di entrata nel bilancio della quasi totalità dei comuni italiani siano le multe per infrazioni stradali comminate dai sistemi automatici, è ormai cosa nota, ma meno nota è la parabola di utilizzo di detti strumenti di morte dell’altrui portafoglio.

Dal momento della prima installazione del predatore seriale scatta una sequenza impressionante di contravvenzioni a numeri di centinaia al giorno.

Cinghiale e patate

L’installatore gode come un cinghiale in un campo di patate, in Municipio si fregano le mani e vedono rapidamente colmarsi quella voragine che la disinvoltura degli amministratori precedenti (è sempre colpa degli amministratori precedenti)  ha lasciato in eredità alla nuova gestione “virtuosa”.

Perché i due lati della medaglia, quello contabilmente interessante per chi di tutta l’operazione fa cassa, ma anche quello che grida vendetta al cielo per chi subisce, sono i seguenti:

  1. Ci sta che venga sanzionato con multa “mortale” da centinaia di € colui che entra nella zona del mercato ortofrutticolo ad altissima densità di pedoni, alla velocità di 120 Km/h, ma in quel caso sarebbe meglio arrestarlo o togliergli la patente per il resto dei suoi giorni, però così non si fa cassa.
  2. Ma non ci sta più che, per aumentare la produttività dell’installazione sanzionatoria, venga sistemato l’impianto in un tratto di strada dove, in assenza di semafori o incroci, l’occhio del guidatore esperto, in rapporto al traffico, conduce automaticamente al superamento della velocità prescritta perché palesemente inadeguata: così la cassa trabocca.

Cioè, piazzare un velox con limite di velocità vergognosamente basso, in mezzo al deserto o in un tratto di strada non soggetto ad immissioni e attraversamenti di alcun genere, non è più un sistema per salvaguardare la salute dei cittadini mettendoli al riparo dalla possibilità di avere un incidente, quanto una maniera per sparare nel mucchio dei passanti fidando nel fatto che il guidatore esperto e soprapensiero, abituato a valutare meccanicamente ciò che gli si para davanti sarà quasi sicuramente una vittima, perché la velocità pericolosamente bassa verrà vista come impropria e quindi, in un numero molto elevato di casi, non rispettata.

Bancomat comunale

Ora, per quanto assurdo, da un lato l’esperienza del guidatore viene sanzionata con una somma legata alla qualità dell’infrazione, dove spiace comunque  pagare per quanto minime siano, la somma e l’infrazione…

…ma dall’altro porta a selvaggia rotazione il contenuto della mutanda (attenzione ai boxer perché, oltre una certa velocità, i contenuti rotanti schizzano fuori e li andate a raccogliere sui platani)   che il superamento di 20 Km/h in un rettilineo senza intersezioni porti ad una multa da 150 €!

Questo non è più giustificabile in alcuna maniera, se non dover “fare cassa”.

Anche perché, in osservanza della regola che in Italia basta pagare, se non vuoi o non puoi comunicare chi guidava, la multa, guarda caso, raddoppia e la cassa ringrazia.

Autovelox T-Rex

Le cose peggiorano quando il tempo che intercorre tra l’infrazione e la comunicazione della contravvenzione viene “allungato” al limite di legge.

Perché solo dopo che un numero mostruoso di vittime comincerà a gridare il proprio dolore e indignazione, diventerà vox populi il “fate attenzione al velox in Corso… all’altezza di… nascosto tra il cartello di… e il segnale di… terminando così l’ondata di vittime iniziali e lasciando lo strumento infernale a “beccare” ignari passanti occasionali, dove il business della multa si “sgonfia” dell’80% rispetto ai drammatici 20 gg. Iniziali.

Ma, dico io, invece che spendere in atrocità elettroniche in grado di fotografare le mosche controvento, non sarebbe più corretto segnalare direttamente al display delle vetture il limite realistico (non 50 l’ora nel deserto) vigente in quel tratto di strada?

Ci sono ormai auto e dispositivi accessori alla vettura che già lo fanno, ma se la cosa diventasse troppo vasta si verrebbe a generare un problema di cassa, da risolvere in qualche altro modo.

Devo andare a vedere se, disponendo della soluzione a tutela del bene comune, un ente pubblico può decidere di non applicarla perché gli rende di più non tutelare, ma sanzionare.

Potrebbe essere un bello spunto con cui chiedere alla magistratura se e fino a che punto, alla luce di queste considerazioni, il business delle multe automatiche sia lecito; chissà che non salti fuori qualche sorpresa?

Puzzola

E’ anche vero però che con la necessità di incassare che hanno i comuni, si rischia pericolosamente che venga attivato il “respirometro” per la tassazione dell’aria consumata, per cui forse è meglio tenerci i velox, almeno non verrà tassato il fiato usato per il classico “porcapuzzola” ogni volta che si incorre in una contravvenzione.

Magra consolazione…

P.S. “porcapuzzola” è  la mitica, unica imprecazione ammessa, nei momenti di maggior sconforto, dalla rigida regola vigente nei convitti delle Carmelitane Sofferenti Devastate dall’Impossibilità di Coltivare Cetrioli.

Buona giornata

L’impertinente

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