Politica – Laurea in idiozia economica

Euro

Salutato da squilli di trombe e fanfare a festa, nel 2001 entrava in vigore l’Euro quale valuta che, nelle intenzioni dichiarate dai suoi promotori, avrebbe propiziato attraverso l’uso di una moneta unica, l’introduzione di un sistema economico propedeutico alla nascita degli Stati Uniti d’Europa, o in qualunque altra roboante maniera si fosse voluta chiamare la nascenda federazione.

Oggi, a 16 anni di distanza, miriadi di “economisti” di tutto il mondo, che avevano chi ideologicamente e chi fattivamente appoggiato il progetto, hanno pubblicato centinaia di libri, saggi, disamine, studi, statistiche e valutazioni per spiegare che cosa, nel nuovo sistema economico, non ha funzionato, non funziona ancora e come, secondo varie scuole di pensiero, si potrebbe farlo funzionare.

Contrariamente al momento in cui il progetto Euro era stato lanciato, oggi ci sono anche alcuni economisti che nei confronti dell’Euro sono piuttosto scettici, non tanto nella moneta in sé, ma nella natura strutturale del progetto Euro, visto nel suo insieme e in quelle che sono state fino ad oggi le conseguenze della sua applicazione.

Premio Nobel

Ciò che maggiormente stupisce, al netto di tutte le dissertazioni e gli sproloqui che in 16 anni si sono succeduti e continuano a succedersi, è che la valanga di premi Nobel per l’economia e l’enormità di docenti universitari che giornalmente si occupano del funzionamento della moneta unica, non abbiano mai, dico mai visto o voluto accettare le effettive implicazioni e conseguenze che rendono l’Euro, così com’è, un sistema totalmente non equilibrato, almeno per una parte dei paesi europei con circa 126 milioni di abitanti.

Due parole sulle intenzioni iniziali: una moneta unica in un paese senza frontiere interne deve servire ad eliminare i costi dei cambi, dei dazi e permettere una libera circolazione delle merci e lo sviluppo di un’economia comune all’intero sistema europeo, con reciproci benefici per tutti e la possibilità di essere competitivi sui mercati mondiali tramite l’acquisto di merci al di fuori della UE con una moneta forte e di riferimento per gli investitori.

Fin qui niente da dire, il programma è pregno di buone intenzioni e beneaugurante per futuri sviluppi.

Svizzera

Ma, e qui cominciano i ma, vediamo le differenze con le altra federazioni occidentali con moneta unica, più importanti del mondo:

  1. La Confederazione Elvetica, quindi la Svizzera, cioè la banca del pianeta, i cui embrioni federativi risalgono al 1291, dove di fatto la qualità di vita è altissima e al di là della lingua parlata localmente, vige il bilinguismo quando non addirittura il trilinguismo, composto da francese, tedesco con qualche estensione nel romancio, e Italiano.

La superficie territoriale è di dimensioni sufficientemente limitate: tutta la Svizzera è circa pari agli abitanti della sola New York e la moneta unica è il Franco Svizzero.

Gli abitanti sono svizzeri/tedeschi, svizzeri/italiani, svizzeri/francesi ma prima di ogni altra cosa, Svizzeri, orgogliosi di essere tali e che spesso guardano con un po’ di “puzza al naso” la banda di incapaci che ai loro confini si dibatte tra i problemi che tutti ben conosciamo (la Svizzera non ha conosciuto le ultime due guerre mondiali), in quanto neutrale, sempre perché è la banca del pianeta, quindi quella che gestisce e custodisce i soldini di tutti quelli che fuori dai suoi confini, si stanno magari combattendo tra loro.

Se ci fate caso, nel silenzio mediatico per cui le notizie sulla Svizzera riguardano sempre e solo politica e cronaca interne, non si sente mai parlare di terrorismo all’interno dei suoi confini, chissà perché…

Usa
  1. … l’altra maggiore federazione (Canada escluso, che ha quale riferimento storico inglesi e francesi) composta da individui di differenti etnìe e provenienze, che usa una moneta comune dall’Alaska alla Hawaii, sono gli Stati uniti d’America, dove la scelta sia della lingua che della moneta risale ai padri fondatori, tutti di provenienza anglosassone che non hanno fatto alcuna fatica a scegliere l’inglese come lingua dell’Unione e il dollaro come sua moneta.

La nascita della federazione così come la conosciamo noi, risale al momento della redazione della  Costituzione degli Stati uniti d’America nel 1789, alla quale si sono successivamente aggiunti altri stati fino all’annessione dell’Alaska e delle Hawaii nel 1959.

Nel qual caso, data la dimensione territoriale della federazione, tolte poche enclave nelle grandi città tipo Little Italy, Chinatown, il quartiere francese a New Orleans e la comunità latina in California o New Mexico, la popolazione, indipendentemente dalla provenienza e dal gruppo etnico, si è sparsa per tutto il paese avendo quali comuni denominatori imposti dal luogo, la lingua e la moneta: l’inglese e il dollaro.

  1. E veniamo adesso ai fatti nostri: il maldestro tentativo di federazione europea non tiene conto che nessuno dei fattori “unificanti” delle altre federazioni occidentali portate come esempio è presente tra noi.
Seconda guerra mondiale

Per intanto, l’ultima guerra nella quale gli europei si sono allegramente scannati tra loro risale a circa 70 anni fa, e questo nell’immaginario collettivo ha lasciato strascichi dove i tedeschi hanno pregiudizi nei confronti degli italiani, dei francesi, degli austriaci (definiti ancora oggi “i nostri contadini”) gli italiani nei confronti dei tedeschi, degli austriaci e dei francesi, gli spagnoli nei confronti dei francesi e così via…

La diffusione dell’alfabetizzazione e la presenza della stampa durante l’ultima guerra hanno consentito a tutti in tutta Europa di crearsi la propria immagine personale dei  “vicini scomodi”; in più la maggioranza degli italiani non parlano francese o tedesco piuttosto che spagnolo o inglese, la maggioranza dei tedeschi parla prevalentemente tedesco, lo stesso dicasi per i francesi, gli spagnoli etc, quindi il terreno unificante della lingua comune viene a mancare.

Ma, attenzione, qui c’è un secondo ma: nei paesi quali Germania, Olanda, Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca e molti paesi dell’area est, negli anni dopo la guerra si è affermata quale lingua di riferimento per larghi strati di popolazione, l’inglese, che ha consentito sviluppi e contatti pressoché sconosciuti all’area mediterranea.

Al di là di questo aspetto, che diventerà importante nella formazione degli attuali “blocchi” interni all’Europa, ogni popolo di uno degli stati facenti parte del fantasioso progetto federativo, si sente prevalentemente, quando non esclusivamente, italiano, francese, tedesco, spagnolo etc…

IItalia

Và fatta una ulteriore precisazione per gli italiani, che si sentono tali solo quando gioca la nazionale di calcio o quando corrono la Ferrari o Valentino Rossi.

Per il resto sono, per la maggioranza, decine di milioni di individui singoli che, al di là delle ostentate dichiarazioni di italianità, pensano ai fatti propri e della propria famiglia, indipendentemente dal fatto di essere geograficamente collocati nel Bel Paese, con ciò incluso che non si fanno scrupolo di agire a proprio vantaggio e a detrimento di altri italiani, quando possibile.

Ora, per qualche ragione misteriosamente sfuggita (???) alla intellighenzia economica fautrice del progetto Euro, nessuno si è accorto che dare la stessa moneta alla Germania e all’Italia era condannare a morte economica l’Italia, piuttosto che la Grecia, La Spagna e il  Portogallo, appunto 126 milioni di persone.

Germania

Vediamo perché con il sistema più semplice: se la maggior potenza economica della Germania, derivata da un minore tasso di corruzione, da una maggior efficienza della pubblica amministrazione, da una maggiore disponibilità di materie prime, da una maggior forza contrattuale in termini commerciali e complessivamente da un miglior funzionamento di tutto il sistema paese, viene posta in condizioni di avere rapporti commerciali con paesi molto più corrotti e  molto più inefficienti in termini generali, ogni Euro guadagnato in Germania verrà reinvestito generando guadagni multipli rispetto ai guadagni ottenibili nei paesi con economia più debole.

Se a questo aggiungiamo che la necessità di indebitamento dei paesi più deboli si ripercuote su un differenziale maggiore negli interessi pagati sui titoli di stato, vediamo che alla maggior resa del denaro “tedesco” in termini economici, si somma una altrettanto maggior resa in termini finanziari.

Cioè se lo stato italiano, per attirare investitori paga un interesse più alto di quello tedesco sui titoli di stato, l’investitore tedesco comprerà titoli italiani per avere un rendimento maggiore.

Cornuti e mazziati

In Italia si direbbe “cornuti e mazziati”: ogni Euro guadagnato in Germania, reinvestito per 5 anni in un sistema funzionante viene moltiplicato (ipoteticamente, non conosco i dati esatti, non so nemmeno se ci siano o vengano resi pubblici), diciamo per 5.

Ogni Euro guadagnato in Italia e reinvestito in un sistema non funzionante, negli stessi 5 anni si moltiplica per due o magari anche meno.

In più a contribuire alla moltiplicazione degli Euro tedeschi ci si mette lo spread tra titoli di stato, per cui anche il rendimento finanziario è più elevato perché i tedeschi comprano titoli di stato italiani, con i quali compensano abbondantemente gli interessi pagati sui loro Bund e magari ci fanno pure un bel margine.

A complicare le cose c’è che la Germania è il motore trainante di questo genere di economia, ma non è sola: i già citati paesi del “blocco nordeuropeo” dotati di bilinguismo ed efficienza comparabili a quella tedesca hanno tutto l’interesse a far rimanere le cose come stanno, perché fin quando riusciranno a sopravvivere, Italia in testa, i paesi del “blocco mediterraneo” gli faranno guadagnare fior di soldoni sulla propria inefficienza, incapacità, corruzione etc…

A questo punto la domanda, semplice, banale, perfino anche un po’ cretina, diventa: com’è che questo ragionamento minimo di poche righe non è venuto in mente a quei fenomeni con laurea in idiozia economica che hanno messo in moto tutto questo?

O meglio, quanto sono stati comprati per vendere tutto il sud Europa ad un sistema destinato ad ammazzarlo, senza se e senza ma?

Una precisazione: dal punto di vista tedesco, danese, olandese, svedese, etc… le cose vanno benissimo così, i corrotti rincoglioniti del sud Europa li stanno mantenendo a fronte di qualche piccola concessione che comunque, senza rendersene conto, stanno pagando a se stessi, per cui a nord di Milano nessuno avverte la necessità di cambiare nulla.

L’arte della procrastinazione, elemento fondamentale della politica interna europea, continua a far sì che le cose non cambino nonostante tutti i solleciti, le rimostranze, le interrogazioni e via discorrendo, sull’intero cucuzzaro di sistemi per perdere tempo che a Bruxell utilizzano con disinvoltura nei confronti degli stupidi paganti, i cui europarlamentari probabilmente sanno di non dover rompere troppo le palle ai colleghi del nord.

Mercedes

Per una volta, nonostante la volontà italica  di voler essere sempre più furbi degli altri, i nostri politici non si sono accorti (o si sono accorti ma…) che il progetto attuativo della moneta unica è stato pagato in marchi tedeschi, successivamente convertiti in Euro, of course, e la valutazione sul futuro funzionamento della nuova moneta è stata pagata a suon di Mercedes.

Per stare sul classico verrebbe da chiedergli se vedere le maggiori aziende d’Italia diventare di proprietà tedesca, cinese, araba, americana, francese etc… non gli fa un qualche effetto.

Probabilmente no, non glie ne può fregare di meno, l’importante è continuare ad avere una mangiatoia sempre piena a disposizione, poi che a riempirla sia un tedesco, un cinese o un arabo, non cambia, finchè dura…

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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