Quotidianità – Leccatina 20 Eulo

Prostituzione stradale

Ci siamo riusciti di nuovo: dopo quasi 60 anni dall’ entrata in vigore della legge Merlin, dopo il dilagare della prostituzione “stradale” sotto gli occhi di tutti, dopo il balletto delle ipocrisie relative alle richieste/non richieste di riapertura delle case di tolleranza, ci siamo fatti fregare un’altra volta.

E’ bene precisare che la Merlin considera come reato l’induzione, il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, ma non la scelta volontaria di un adulto, maschio o femmina che sia, che vuole prostituirsi, in quanto si considera l’autodeterminazione quale libertà personale inviolabile dell’individuo, garantita dalla Costituzione.

Embè, direte voi, a noi che ci frega? “Non ho intenzione di far marchette ancora per qualche anno, almeno fin quando lo stato non mi costringerà per pagare le tasse, per cui a cosa serve il distinguo?”

Vaticano

Serve a spiegare che, in esplicito spregio della legge Merlin, l’intraprendenza asiatica, cinese per la precisione, una volta in più nella sua logica pragmatica è riuscita e riesce a prendere per i fondelli uno stato succube di una influenza esterna, proveniente in parte dal Vaticano e appoggiata dalla solita fazione di censori buonisti e autolesionisti, generalmente di sinistra, che in nome di un risultato che non ottengono e non otterranno mai, fanno più danni di un branco di cinghiali ubriachi in un mercato ortofrutticolo.

Partiamo da un presupposto semplice, in grado di essere compreso anche da un premio Nobel dell’idiozia: quando si parla del “mestiere più antico del mondo”, chissà perché, ci si riferisce non soltanto alla volontà di prostituirsi, ma anche e soprattutto (purtroppo), al fatto che per ogni “qualcuno” che si prostituisce ci sono migliaia di “qualcun’altro” che trovano comodo e non vincolante il poter fare sesso al di fuori di ogni e qualsiasi legame, obbligo sociale o convenzione, semplicemente pagando.

Senza voler entrare nel merito dell’aspetto etico della cosa, che io personalmente non condivido, le motivazioni che hanno spinto le persone a prostituirsi e i clienti a usufruire del servizio, sono le stesse dall’inizio del mondo e sono resistite, in alcuni casi arrivando a farne parte, ai cambi di civiltà, religioni e  sistemi sociali che per millenni hanno costellato la storia umana.

Da qui la considerazione per cui gli attuali avversari delle proposte di legalizzazione sfoggiano loro malgrado l’ottusità granitica di chi decide di mettersi le palle su un’incudine, piuttosto che confrontarsi con una realtà di evidenza disarmante: la prostituzione come la respirazione, la digestione e la circolazione, fa parte della natura umana, c’è stata, c’è e ci sarà.

Adesso la valutazione critica: la persona che sceglie di trasformare la propria attitudine sessuale in attività lavorativa/imprenditoriale, è libera di farlo, ma tutte quelle che lo fanno sotto costrizione, ricatto, minacce e qualsiasi altro genere di pressione o vessazione, quale lo sfruttamento, sono vittime, e su questo direi che non ci piove.

Ora, la solita fazione di buonisti finto umanitari, tra i quali spiace annoverare le più alte cariche della chiesa cattolica, neanche i prelati non avessero mai usufruito delle prestazioni di “professioniste a pagamento”, con la edificante motivazione che combattere la prostituzione vuol dire, nella testa dell’idiota buonista, liberare le centinaia di migliaia di prostitute, prevalentemente donne, costrette a battere da pressioni di tutti i generi, finiscono per condannarle, di fatto, al permanere nel ruolo di vittime dei loro aguzzini, perché impedendo le legalizzazione, tutte le praticanti la “professione” in modo non controllabile dallo stato, restano di proprietà degli sfruttatori.

Cioè, la presenza di strutture statali consentirebbe una serie di operazioni dalle quali tutti trarrebbero vantaggi:

  1. Poter, a livello di struttura, verificare la volontà della persona che sceglie questo mestiere.
  2. Se viene forzata a farlo, poter agire direttamente nei confronti degli sfruttatori e fornire alla persona assistenza legale e sociale.
  3. Attraverso le strutture statali dare assistenza sanitaria e verificare le condizioni di salute delle professioniste e dei loro clienti, evitando o riducendo moltissimo i rischi di infezioni per la società in generale.
  4. Togliere dalla strada il degrado, lo squallore e la delinquenza dei quali oggi dobbiamo ringraziare i buonisti perbenisti.
  5. Aumentando il comfort dell’ambiente in cui si svolgono le attività, si riduce automaticamente il numero di coloro disposti a “farsene una” per strada o dover affrontare lo spostamento in albergo con aggravio di costo.
  6. … dove, come logica conseguenza, chi lo fa per scelta va in struttura, chi lo fa per strada è perché è costretta, e allora scatta il penale per chi la costringe.
  7. Ovviamente le professioniste pagano le tasse e i contributi in modo da avere, un domani, una pensione.

Se c’è qualcosa di vero nel numero che stima in circa 150.000 le prostitute italiane, mi immagino il Presidente dell’Inps Tito Boeri con la calcolatrice che moltiplica una quota indicativa di 20.000 € l’anno a lavoratrice/ore per 150.000:   fanno 3,0 mld € che nei conti dell’ente previdenziale, tutto farebbero tranne che schifo.

Prostituzione legalizzata

Cui si potrebbe sommare una cifra almeno doppia di tasse, e voilà il contributo della professione più antica del mondo, porterebbe altri 6,0 mld € nelle casse dello stato, sottraendoli oltretutto alla malavita organizzata, cosa che non mi sembra una cattiva idea, come hanno capito da molti anni in Svizzera, Germania, Olanda e molti altri paesi più civili e meno condizionati da ipocrisie falso buoniste, almeno su questo tema.

Se a questo aggiungiamo la riduzione dei costi sanitari per minore diffusione di malattie a sfondo sessuale, le cifre diventano veramente importanti.

Adesso che, smettendo di sognare, ci tocca tornare sulla terra, scopriamo che nel vuoto di possibilità negate allo stato dai famosi idioti a cottimo, si è infiltrata con spettacolare disinvoltura la malavita cinese, che in quanto tale rende conto all’Agenzia delle Entrate in maniera concordata preventivamente e che del Vaticano, con il pragmatismo ateo di chi considera l’opposizione della religione ufficiale una benedizione del cielo, non glie ne può fregar di meno.

Centro massaggi cinese

Attraverso l’apertura nell’arco di 10 anni di migliaia di studi per massaggi, dove per salvare la faccia ogni tanto la polizia fa qualche incursione e ne vengono chiusi un po’ e riaperti altrettanti nell’arco di pochi mesi, i signori dello sfruttamento made in Shangai hanno realizzato un business formidabile, in questo aiutati con tutte le loro forze dai rincoglioniti in malafede che, bloccando i progetti di legalizzazione, hanno permesso la nascita della più spettacolare rete per lo sfruttamento femminile mai realizzata in Italia.

Ho parlato di rincoglioniti “in malafede” contemplando la possibilità, sicuramente molto realistica, che tra gli oppositori alla legalizzazione ci siano persone che predicano bene e razzolano malissimo, cioè quelle che in una struttura statale verrebbero identificate, se non altro per motivi sanitari, mentre per strada possono continuare a fare sesso anonimo ed esibire argomentazioni a supporto del buonismo perbenista.

Per intanto i saloni massaggi cinesi sono sottoposti a regime fiscale forfettario, con imponibili concordati a monte, pari a quelli di un ciabattino su cui vengono pagate inezie di tasse: a Shangai sono soddisfattissimi.

Poi le lavoratrici, che in quanto a massaggi hanno la competenza che ho io in microbiologia molecolare, cioè poco o nulla, vengono spostate in giro per l’Italia con regolarità, in modo da fornire sempre “novità” ai clienti.

Pollo alle mandorle

Sicuramente non c’è nessuno ad accertare la volontà di fare questo lavoro da parte delle malcapitate, dove c’è la seria possibilità che il dissenso si paghi con la trasformazione in “pollo alle mandorle” o “maiale in agrodolce”: le prove non le ha nessuno, ma se vi è capitato di trovarvi in bocca un pelo, almeno sapete perché.

Io, frequentatore assiduo da molti anni di ristoranti cinesi, posso garantire personalmente che non c’è dissenso nel sistema, perché sono assolutamente certo di aver mangiato sempre autentici polli ed altrettanti maiali, senza peli di alcun genere.

Inoltre i saloni hanno una sede fisica, che permette alle ragazze di non lavorare per strada (e ai clienti di non dover pagare l’albergo o devastare il cofano della macchina con performances sopra la presa d’aria o attaccati ai tergicristalli), e comunque di attirare l’attenzione tramite vetrine oscurate con scritte al neon e non sventolando nel fascio di luce dei lampioni i quarti posteriori di viados e zoccolacce da un tanto al chilo sui marciapiede dove passate con i vostri figli, che per intanto si fanno una cultura.

La cultura, si sa, è importante.

E, dulcis in fundo, magari male ma i massaggi li fanno sul serio, salvo poi finalizzarli ad un extra che evidentemente molti apprezzano.

Leccata

Indovinate un po’ cosa vuol dire “Leccatina 20 Eulo?” o magari “il Signole gladisce massaggio lomantico?”

Che partendo dalla “leccatina” per le Signore e dal “romantico” massaggio manuale per i Signori, si apre l’altro listino, quello privato, dove pagando si fanno un sacco di cose, tanto i lettini ci sono, la privacy anche e la complicità delle persone perbene che combattono a spada tratta la prostituzione, pure.

Adesso voi cominciate a chiedervi dove diavolo io abbia pescato tutte le informazioni sciorinate in questo articolo, perché come i perbenisti buonisti, vi ho dato l’impressione di parlare bene e razzolare male, molto male.

Ve lo dirò: recentemente la Lei della mia vita è andata a fare un po’ di manutenzione nel salone dalla massaggiatrice/ estetista/pedicure da cui è tratta l’ispirazione per “professione strappapeli” di cui al relativo articolo.

E’ stata la massaggiatrice (vera, i massaggi sono veri e sono solo massaggi) che ha raccontato di richieste particolari che ogni tanto le vengono fatte da persone che frequentano i saloni cinesi, con tutti i dettagli del caso, magari lei cambiasse idea, chissà…

E io che non resisto ogni volta che mi rendo conto che ci facciamo prendere per fessi, non ho potuto trattenermi dal raccontarvi l’ennesima stupidità d’Italia.

Una cosa mi consola, di questo passo sarà difficile che mi trovi senza argomenti o ispirazioni, per cui non posso fare altro che dirvi “alla prossima” e augurarvi …

Buona giornata.

L’impertinente

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