Quotidianità – Nutrire il piranha

Piranha

Se è vero che un branco di Piranha può spolpare un bue fino all’osso in 5 minuti, il mio, da solo, può inghiottire un tirannosauro in 180 secondi.

Sfidando ogni legge della fisica ed altrettante della fisiologia, se non altro perché ho avuto qualche difficoltà nel procurarmi un tirannosauro e ho dovuto andare per approssimazione, ho calcolato che la massa ingoiata nel tempo record di 180 secondi  è pari ad 1/20 del suo peso, come se un uomo di 90 kg ingoiasse 4,5 kg di cibo nello stesso tempo.

E se già il risultato è sorprendente, immaginate il mio stupore quando, dopo non più di mezz’ora dal fiero pasto, il Piranha si è ripresentato con rinnovato appetito ed ha ripetuto lo show come se nulla fosse.

Da alcuni mesi è iniziato il mio rapporto con il questa creatura schiva, inavvicinabile, diffidente e paurosa come molte che nuotano nelle acque infide della campagna torinese, dove un pasto può costarti molto più caro del cibo di cui sei alla ricerca.

A differenza del Piranha amazzonico, quello vero, il mio non è aggressivo ma soltanto affamato, in una maniera convulsa e continua che non si spiega se non con la probabile presenza, nel proprio intestino, di una colonia di vermi non più solitari che lo costringono ad una ricerca costante di cibo, quasi come a un tossico, di “roba”.

Il Piranha

Il Piranha è un gatto, magro e male in arnese che, le prime volte che si vedeva, aveva una vasta zona di pelo mancante sulla schiena, quasi fosse passato in bocca a “qualcosa” molto più grosso di lui, che però non era riuscito a farlo fuori completamente ed era stato costretto a mollare la presa.

Non appena inquadrato nello “scanner per felini” di cui è naturalmente dotata, Lei, quale mamma di gatti in servizio permanente effettivo, si è catapultata nella farmacia felina che in casa nostra è quasi delle dimensioni di quella per umani, e ne è rimbalzata fuori armata di antibiotico da somministrare al felino sfigato sbriciolandolo nel cibo, dopo rapido consulto telefonico con il nostro veterinario, tempestivamente informato della nuova presenza sul terrazzo di casa.

E qui abbiamo cominciato a capire che le buone intenzioni sono una cosa, la pratica un’altra.

Il Piranha è capace di mangiare 5/6 volte al giorno una massa di cibo impressionante, comprensiva di antibiotico destinato a curarlo, ma poi sparisce per due giorni, vanificando i possibili effetti della cura.

Non ci sono vie di mezzo: se gli dai tutto in un giorno l’antibiotico di una settimana, c’è il rischio che lo si ammazzi di antibiotici, se glie lo dai una volta al giorno nei giorni in cui lo vedi, ci sono buone probabilità che non serva a nulla.

Stesso discorso per il vermicida di cui probabilmente avrebbe un gran bisogno, se non altro per non rischiare di uccidersi con un’overdose di cibo ogni volta che mangia, ma riuscire a prenderlo una volta vuol dire terrorizzarlo al punto che la volta successiva non ci sarà più, e allora…

Si stanno valutando interventi di sottile circonvenzione di affamato, aumentando la quantità di prosciutto nel cibo in modo da condizionare la scelta del ristorante anche nei giorni nei quali, per propria decisione, non verrebbe.

Dato che la spellatura sulla schiena è pressoché sparita, si pensa ad un miglioramento sostanziale nelle condizioni del felino, salvo il fatto che continua ad imitare un Piranha al momento dei pasti (di fatto un centro di costo pauroso) ma non ingrassa di un grammo, cosa assai preoccupante, dicono Lei e il veterinario.

Catering di lusso

Il prossimo intervento, immagino, sarà vincere le diffidenze del felino con buffet presidenziali ordinate al catering del Royal Cottage, nel quale infilare subdolamente il vermicida e liberare una volta per tutte, lui e noi, dalla presenza ingombrante e pericolosa dei parassiti intestinali, lui per la salute, noi per il budget.

Nel caso in cui la campagna di recupero non dovesse andare a buon fine, abbiamo deciso di prenderla con filosofia: se il Piranha continuerà a venire, faremo il possibile per nutrirlo e curarlo, nell’attesa che riesca a prendere un po’ di confidenza e decida di confermare la sua presenza a tavola tutti i giorni.

Se resisterà fino all’inverno il posto al riparo e riscaldato è già assicurato, per il resto ci si accontenta di vedere la silhouette del nostro cliente più famelico quando decide di farci visita.

Lui può raccontare agli amici di aver trovato un ristorante eccezionale e noi ai nostri di avere allo stato libero un Piranha sul terrazzo.

La verità e nient’altro che la verità, anche se, in rapporto con quelli dell’amazzonia, l’effetto thriller è quasi assente e quello alimentare piuttosto devastante.

Buona giornata

L’impertinente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *