Cronaca – Paletta e secchiello

Acqua sulla luna

La notizia è che una coppia di ricercatori americani, (di dove sennò?), avendo a disposizione i potenti mezzi finanziari della Brown University di Providence, Rhode Island, probabilmente una delle meno conosciute istituzioni universitarie degli Usa, (che immagino nulla abbia a che fare con Stanford, Harward, l’MIT di Boston e una mezza dozzina di altre prestigiose università a stelle e strisce), hanno ipotizzato che ci siano micro gocce d’acqua in “perline” di vetro di provenienza lunare, probabilmente formatesi a seguito di eruzioni vulcaniche in ere precedenti.

Fin qui tutto bene, per quanto la speculazione intellettuale o giornalistica arrivi ad immaginare di “dover cambiare completamente l’approccio sulla disponibilità di acqua” per la nascenda stazione spaziale sulla luna o per le future missioni di esplorazione.

Ad uno sguardo più attento, però, balzano all’occhio una serie non indifferenti di cose non dette che, una volta accettata la notizia, si presume vengano date per scontate ed accettate anch’esse, tout court.

  1. E’ facile calcolare il fabbisogno d’acqua di un essere umano o di una comunità di essi, ma qualcuno ha una sia pur vaga idea di quante tonnellate di luna ci sia bisogno di tritare per ottenere un litro d’acqua?
  2. Se la presenza ipotizzata dell’acqua sulla luna vuol dire “continuate a cercare il giacimento”, ammesso che ci sia, è un conto, ma qualunque altra considerazione sulle tracce d’acqua, non avvicina l’uomo neanche di un metro alla possibilità di installare un qualcosa di stabile sulla superficie.
  3. Per tritare la luna alla ricerca dell’acqua ci vuole una quantità di energia immane rispetto a quella attualmente disponibile (cioè zero) ad eventuali coloni – Quanto costa realizzare sulla terra ed esportare sulla luna il sistema di produzione di energia?
  4. Pur non avendo idea delle disponibilità di fondi della Brown University di Providence, Rhode Island, mi stupisce che ne abbiano per questo genere di ricerche…
  5. … e pur non sapendo quanto possa costare la ricerca, mi verrebbe da pensare che detta Università sia a caccia di ulteriori sponsor da accalappiare presentando risultati di studi che sono ben lontani, in termini di popolarità, dalla cura definitiva del cancro o della Sla.
  6. Quale ultima considerazione, vale comunque la pena precisare che tutto questo genere di ricerche avrebbe un senso solo nel caso in cui si voglia effettivamente evacquare la terra per trasferire parte (piccolissima) dell’umanità sulla luna, il che ci riporta alla domanda del punto A: frega qualcosa a qualcuno arrivare a scoprire che un bicchiere d’acqua di provenienza lunare richiede, per essere prodotto, delle risorse necessarie a rendere potabile un oceano sulla terra?

Il prossimo step dei brillanti comunicatori della Brown University sarà probabilmente far sapere al mondo di aver trovato tracce di idrocarburi o altri combustibili, questo perché:

Se le ricerche sulla presenza di acqua non servono a nulla, magari un pollo disposto a pagare per un’ipotesi di petrolio si trova ancora.

Il successivo oggetto di ricerca saranno i minerali preziosi di cui sicuramente avranno già trovato tracce degne di figurare quale scopo di una prossima iniziativa, e così via… pur di beccare uno sponsor.

Cioè, in Italia riescono a sparire anche i fondi per la carta igienica e la Brown University di Providence, Rhode Island, spende, (legittimamente, per carità), le proprie risorse in questo genere di ricerche?

Ma allora, oltre che in Italia dove il fenomeno dell’evaporazione dei capitali ha recentemente raggiunto proporzioni più che allarmanti, anche in America non c’è nessuno che si preoccupa di stabilire se abbiano o no un senso pratico i progetti di ricerca presentati da determinate università?

Vale a dire, dopo 50 anni dall’allunaggio di Armstrong ed altrettanti in cui vengono tritate e analizzate rocce lunari, si continua spendere denaro nel cercare acqua sulla luna?

O meglio, per quale motivo si riesce a vendere come risultato degno di pubblicazione a livello mondiale la “presenza di molecole d’acqua all’interno di sferette vetrose provenienti da eruzioni vulcaniche di ere precedenti?”

Verrebbe quasi da pensare che ci sia un rettore italiano a Providence che stia esportando il meglio della creatività italica nel lanciare progetti “fantasiosi” da far finanziare attraverso persone di buona volontà.

Bisognerà informare quelli di Providence che ai prossimi progetti

  1. di raddrizzare le banane per favorirne l’imballaggio
  2. di allungare i fagiolini per ottenere direttamente gli spaghetti verdi
  3. di concimare la terra con il latte per raccogliere le patate al burro
  4. di far crescere le prugne a 90 gradi in ambiente umido e sottovetro per avere la marmellata direttamente dalla pianta…

nessuno sarà disposto a credere e, con queste finalità, gli eventuali sponsor finiranno indagati per riciclaggio, dati i risultati sicuramente improbabili che si possono ottenere con queste ricerche.

Paletta e secchiello

Però, però, a pensarci bene, quale business universale potrebbe venire fuori se si insegnasse direttamente alle molecole di qualunque elemento come combinarsi con altre, nelle forme scelte, ed ottenere direttamente il prodotto finito?

Come dire agli idrocarburi di aggregarsi direttamente in forma di lettini prendisole, palette e secchielli.

Restano fuori gli ombrelloni che hanno il tessuto di cotone, ma se gli si spiega che anche il tessuto si può fare in materia plastica…

Turisti e business

Sto sognando spiagge lunari senza acqua con lettini palette secchielli tessuti turisti parcheggi ristoranti discoteche hotels bambini cani pappagalli cantanti spettacoli e campi di patate al burro con frutteti di marmellata di prugne e banane dritte a sezione quadrata con la cerniera per essere sbucciate…

E poi mi rendo conto che sto leggendo il programma cui destinare il budget per future iniziative di ricerca di una università americana della East Cost, ma non riesco a leggerne il nome…

Dev’essere gente molto avanti, molto più avanti di noi, per progettare cose così.

Poi realizzarle è un altro paio di maniche, ma intanto i fondi sono stati spesi… e in questo siamo uguali!

Buona giornata

L’impertinente

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