Cronaca – Pestare la coda al Diavolo

Giulio Regeni

Il lunghissimo articolo a firma Declan Walsh, corrispondente dall’Egitto del New York Times, datato 15 agosto 2017, racconta in maniera mai descritta in precedenza la vicenda che ha portato all’uccisione con tortura di Giulio Regeni da parte, ormai è certo, dei servizi di sicurezza egiziani.

Eni

Nonchè dell’inquietante tourbillon di avvenimenti a seguire la scoperta del corpo, nel quale la probabile verità andrà a scontrarsi con la ragion di stato, non solo egiziana ma anche italiana, dove il governo ombra dell’Italia, cioè l’ENI, aveva comunicato un mese prima agli egiziani di avere trovato un giacimento da 850 miliardi di metri cubi di gas, pari a 5,5 mld di barili di petrolio a 120 km dalla costa.

Eni presenza internazionale

Una precisazione: l’ENI ha una “potenza di fuoco” sconosciuta ai più, che si riassume in 58 mld/$ fatturati con presenza in 73 paesi, ed è di fatto la seconda diplomazia italiana, quando non addirittura la prima per quel genere di operazioni che fanno capo ai servizi e non si raccontano se non nei memoriali 20 anni dopo.

Se dovessi fare una congettura mi sentirei di scommettere che all’ENI non siano stati così entusiasti di veder chiudere la sede diplomatica italiana in Egitto, nel momento in cui probabilmente si sarebbe dovuto iniziare a lavorare sul giacimento appena scoperto.

O magari l’hanno fatto comunque, fatto sta che il 16 agosto 2017 l’Italia rimanda un nuovo ambasciatore in Egitto, perché nonostante le dichiarazioni pubbliche, le relazioni commerciali tra i due paesi sono così importanti da non poter mantenere posizioni avverse.

Se l’ENI c’entri qualcosa con la riapertura dell’ambasciata non è dato sapere, ma un dubbio ci sta, ed ha tutte le ragioni per esserci.

L’aspetto che in maggior misura colpisce della vicenda non è tanto il fatto che dopo averlo torturato e ucciso sia iniziato lo scaricabarile, come è ovvio che sia, tramite depistaggi multipli e offerte di “colpevoli” dalla

Diavolo

responsabilità mai verificabile, quali capri espiatori per le autorità italiane, quanto come sia stato possibile che dati gli ambienti cairoti frequentati da Regeni, una persona con la formazione e l’esperienza del Giulio non si sia reso conto che stava pestando la coda al Diavolo, e lo stava facendo da parecchi mesi, forse addirittura anni.

E’ incredibile anche solo pensare che:

  1. in un regime militare derivante da un colpo di stato…
  2. … dopo aver destituito un presidente eletto ma in aria di infiltrazioni terroristiche derivanti dall’organizzazione dei “Fratelli Musulmani”, di appartenenza dello stesso presidente (che in altri paesi arabi viene accostata a Daesh)…
  3. … il governo militare al potere non sia capillarmente attento a tutto quanto potrebbe innescare dei moti di instabilità…
  4. … peraltro da reprimere nel sangue, perché questo è il costume locale, come già successo alla destituzione di Mohammed Morsi dove in un solo giorno sono stati fatti fuori 800 Fratelli Musulmani o fiancheggiatori di essi…
  5. … in questo clima Giulio Regeni non abbia riflettuto sulle possibili implicazioni di ciò che stava facendo.
Mercato del Cairo

Per qualche incredibile motivo, Regeni non si è reso conto o non ha dato peso al fatto che le sue indagini socio politiche sulla crescita di vari movimenti sindacali nel fragilissimo tessuto sociale egiziano, sarebbero finite sotto il microscopio dei servizi con la stessa velocità con cui le mosche arrivano sulla spazzatura.

Dette indagini, condotte tramite interviste con esponenti di varie categorie di cittadini, dove pare che in Egitto volessero (e magari vorrebbero ancora) un sindacato per chi si soffia il naso con la mano destra e uno per chi se lo soffia con la sinistra, tanto l’idea della democrazia possibile è lontana dalla realtà locale, venivano svolte da Regeni nei mercati rionali, tra gli ambulanti, parlando a viso scoperto con le persone come è giusto che sia, ma scegliendo così di diventare un “sorvegliato speciale” dei servizi che, nell’ottica di sospetto che caratterizza l’attività degli stessi, ad un certo punto avranno deciso che aveva parlato con troppa gente diffondendo idee troppo pericolose per il sistema.

Se a questo si aggiunge che l’attività di Giulio andava avanti ormai da anni, si capisce che un punto di saturazione era obbligato ad arrivare, ed è arrivato.

Da qui in avanti sono solo ipotesi, ma come in tutti i gialli che si rispettano, è possibile che qualcuno se lo sia venduto ai servizi per cavarsi dai problemi, magari convinto che il passaporto italiano l’avrebbe protetto.

Intercettazioni polizia

Ed ecco che, se sei già segnalato ripetute volte per contatti e discorsi pericolosi per il regime, dopo che l’informatore dei servizi tira fuori una registrazione nella quale prometti di far avere una “borsa di studio” da 10.000 (dollari, sterline, euro?) a un dirigente sindacale locale, indipendentemente dalla motivazione per cui l’hai fatto, i servizi fanno 2+2 e capiscono che stai finanziando dall’estero qualcosa che a loro non sta bene.

Per stabilire cosa, la strada è una sola: nessun arresto ufficiale che arriverebbe all’ambasciata alla velocità della luce, ma preso, torturato e ucciso dopo averlo spremuto come un limone alla ricerca di qualcosa che probabilmente non è mai esistito.

Se anche un domani saltasse fuori un colpevole “credibile”, niente mi toglierà dalla testa che sarà l’ennesimo capro espiatorio dato in pasto alla giustizia pur di chiudere una vicenda incresciosa, ma la verità, se mai si verrà a sapere, arriverà forse da uno dei soliti memoriali a comparsa ventennale.

Diavolo rosso

Forse gli occidentali a far esperimenti nel laboratorio egiziano erano ormai troppi: non potendo sorvegliarli tutti hanno semplicemente deciso di scoraggiarli, e purtroppo il ruolo di deterrente è toccato a Giulio Regeni.

Il Diavolo, si sa, ha un brutto carattere e non ha simpatia per quelli che gli pestano la coda, peggio che mai  se vengono da un inferno vicino, solo al di là del mare.

 

Buona giornata

L’impertinente

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