Quotidianità – Oggetti rotanti

Eliche in rotazione

Se ci fate caso, una innumerevole quantità di manifestazioni fisiche di elementi in rapporto tra loro è basata sulla rotazione.

Dal piccolissimo delle particelle sub atomiche che ruotano intorno al nucleo dell’atomo, alla caduta di vari semi che sfruttano la rotazione effetto elica per essere trasportati dal vento e raggiungere terreni a distanze maggiori che non quelli immediatamente alla base della pianta da cui si staccano.

L’intera cinetica umana è basata, dove possibile, su forme di attrito volvente (rotazioni) quindi ruote, ingranaggi, rulli, eliche, turbine e raramente forme di attrito radente in quanto generalmente meno efficiente, o utile solo in senso statico e non cinetico.

Siamo talmente condizionati dall’abitudine di vedere qualcosa che gira, che abbiamo attribuito funzioni rotatorie anche ad oggetti che di rotatorio non hanno nulla, ma che nella sensazione di chi in quel momento vive la “rotazione”, si prestano perfettamente ad esprimere l’idea.

Palle che girano

Fermatevi un attimo, rilassatevi, prendete fiato e chiedetevi serenamente e senza pregiudizi: perché si dice “avere le palle che girano?”

Cioè, in funzione di quale ragionamento figurativo sulle sensazioni di fastidio, rabbia e qualunque evento negativo, si è creato un intero lessico sulle “palle che girano?”

Oltretutto coniugate in tutti i modi disponibili in grammatica, le frasi più ricorrenti in materia sono:

  1. Non farmi girare le palle (dissuasivo)
  2. Mi girano le palle (riflessivo)
  3. Vuoi farmi girare le palle? (interrogativo)
  4. Oh quanto mi girano le palle! (esclamativo/riflessivo)
  5. Mi stai facendo girare le palle! (accusativo)
  6. Mi girerebbero le palle (condizionale/riflessivo)
  7. Che mi girino le palle (congiuntivo/riflessivo)

Etc… etc… quindi data la varietà di proposizioni quotidiane con le quali attribuiamo facoltà rotative alle suddette, è corretto porsi alcune domande.

  1. Come diavolo sarà mai successo che due propaggini, esteticamente ininfluenti nella figura maschile, peraltro assolutamente attaccate al corpo e per giunta contenute in un sacchetto che ne nasconde l’aspetto reale, si siano guadagnate tale vocabolario di azioni connesse alla rotazione, delle quali neanche una alla loro portata?
  2. Chissà perché lo stato di fastidio o di rabbia, generalmente connesso ad una agitazione motoria, sia stato trasferito figurativamente alle palle che di motorio non hanno nulla?
  3. La minaccia è “ti do un pugno sul muso, un calcio sulla rotula” ma si è mai sentito minacciare qualcuno con “ti tiro una palla in un’occhio (non quelle da baseball)”?
  4. L’uso della metafora rotatoria si è poi trasferito al gentil sesso, il quale si esibisce in plateali coniugazioni delle azioni di qualcosa che non ha e non potrà mai avere (tranne fantasiosi interventi di cambio sesso, dove vorrei capire dove prendono le palle da trapiantare – c’è un mercato di palle usate?)
  5. E se sì, come si valuta una palla usata? In numero di rotazioni eseguite? E’ più valida una palla che ha roteato poco, quindi poco usata, o una palla che ha roteato molto, quindi con esperienza?
  6. Le palle di un lavoratore autonomo italiano sono sicuramente quelle che al mondo hanno roteato di più, ma si possono considerare palle Vintage con finalità museale, dato lo sfruttamento intensivo?
  7. Le Signore più precise hanno in rotazione le ovaie, ma dato che esse si vedono ancora meno delle palle, la metafora non rende un granchè.

In tutti i casi la figura delle palle in rotazione ha generato ulteriori complicazioni, più o meno umoristiche, legate alle “pelosette” e alle fantasie ad esse connesse.

Mirabili quelle riferite alle rotazioni al mare

Tifone
  1. “… perché se ti girano le palle ti va la sabbia negli occhi”
  2. “… perché se ti girano le palle decolli e ti dobbiamo venire a prendere in Corsica”
  3. Ogni volta che un tifone colpisce la terraferma “qualcuno ha fatto girare le palle a troppa gente tutta insieme”
  4. “… ha due palle tali che se gli girano si porta via il campeggio”

E così via in un tripudio di stupidaggini, tutte legate alla fantasia che le “asimmetriche”, che neanche volendo potrebbero mai costituire un’elica, si degnino almeno una volta di abbandonare la sicurezza tiepida dell’interno della mutanda per farci provare l’ebbrezza, se non del volo, almeno del movimento.

Invece le poche volte che ‘ste stronze irresponsabili abbandonano la postazione scappando dai boxer, sono quelle in cui, soffocando una imprecazione selvaggia, te le schiacci sul sellino della bici, “saltando in sella alla bersagliera” (rag. Ugo Fantozzi, che peraltro si era perso anche il sellino)

Lì non girano per niente, ma è il momento in cui le senti di più, purtroppo… e il perché delle rotazioni attribuite rimane un mistero.

Buona giornata

L’impertinente