Quotidianità – Professione strappapeli

Ceretta

Per definizione: figura mitica di ambiente estetico, dove la funzione di estirpazione dei peli dall’epidermide altrui viene svolta a pagamento e sulle quali, figura e funzione, è fiorita una intera iconografia di gags e barzellette.

In un’epoca in cui la categoria sessuale per molte persone è spesso più un’espressione verbale che un effettivo sentire il proprio corpo inequivocabilmente attratto da un maschio o da una femmina, la categoria che più di ogni altra ha visto espandersi la propria clientela in relazione alla nuova immagine che anche i maschi desiderano dare di sé, sono appunto gli operatori dell’ estetica.

Esorcista

Se una cinquantina di anni fa la comunicazione tra madre e figlio avesse avuto un tenore sul genere di “Mà, vado a farmi la ceretta, mi strappo due peli dal culo e arrivo per cena”, la telefonata in diocesi con convocazione d’urgenza dell’esorcista era il minimo da aspettarsi.

Oggi la dimensione spettacolare riportata nella vita quotidiana ha fatto sì che oltre alla normale “manutenzione” della pelle svolta fino a quel momento, si sia identificato per molta gente quale reato capitale l’uscita di casa senza la ceretta fatta 3 minuti prima.

… o, peggio che mai, la depilazione a rasoio suggerita a teenagers idiote che in una estate di rasature si “costruiscono” una pelliccia chiodata su gambe che al prossimo step avranno bisogno di una estirpazione con il lanciafiamme.

Lui “spelato”

I lui in questo nuovo contesto sembra che si siano adeguati alle volontà di lei sempre più esigenti: “se ti azzardi a salire in  bicicletta, nonostante tu sia armato di casco spaziale, tuta tecnica, scarpini con il blocco per i pedali, occhiali militari per la visione notturna e sistema di rilevazione digitale di tutta l’attività fisica, pulsazioni, km percorsi, calorie bruciate etc, guanti antiscivolo e borraccia in titanio ma senza esserti depilato gambe e braccia in modo da esibire il muscolo tonico di fronte a tutte le mie amiche, comprese quelle che ti si farebbero volentieri, ti mollo”.

Quando poi il lui di lui è un altro lui, allora scatta anche la competizione, ed è spesso selvaggia, in qualche caso mortale.

“Per favooore, ma daaai, ma ti sembra che per andare in piscina con il Gioppy e con il Flaffy ci possiamo presentare come appena permanentati anche nelle mutande?”

“Non posso andare in giro con uno che mi si presenta con il pelo incolto, ne và della mia reputazione di raffinato, ma ti immagini se all’arrivo della Samantha dopo l’operazione di rimozione del “coso” e del Francy con il nuovo fidanzato, io e te ci possiamo far vedere con i peli intrecciati che neanche Zegna ha mai visto tanta lana?”

“Ammooore , come sei bello liscio, non puoi essere più liscio di me che sennò stasera mi rubi la scena: vado a farmi uno scrab”.

Una parola sullo scrab: per chi non lo sapesse tra tutte le sabbie, spazzole, misture e catrami abrasivi destinati a far diventare le pelle una pista da sci, ha fatto recentemente la sua comparsa l’impasto terrificante “olio, limone e zucchero di canna grezzo”, di cui gli adepti dicono meraviglie, non chiedetemi perché.

L’evoluzione del pelo si traduce quindi in: se fino a ieri l’attività prevalente era legata a cerette relativamente discrete, tranne innaturali eccessi tricologici sulla pelle della malcapitata, oggi il poter “tosare” un muflone palestrato e rimuovere kg di peli da km quadrati di pelle destinata alla lucidatura da gara piuttosto che all’ appagamento dell’ego, c’è chi sostiene dia le sue brave soddisfazioni.

Io, che non posso parlare ne in forma attiva ne passiva della vicenda, in quanto appartenente alla categoria “mi tengo la pelliccia attaccata alla pellaccia”, raccolgo commenti e impressioni da quelle che sono le “addette ai lavori” e loro clienti, tra le quali ovviamente Lei, la cliente per eccellenza, quella con la L maiuscola della mia vita, e tramite Lei scopro un mondo di curiosità.

Per intanto, sento dire che ci sono anche “gli estetisti” di cui ancora non sono riuscito a capire se si limitano a intervenire sul viso o se sostituiscono in toto le colleghe femmine: vedrò di approfondire.

La domanda non è casuale perché, se nella funzione del visagista i riferimenti sessuali sono assenti o minimi, in una ceretta inguinale, vaginale o anale, non si parla più di riferimenti quanto di effettiva esposizione e manipolazione di parti anatomiche determinanti nella sessualità attiva.

Il vertice del triangolo

E qui, permettetemi la considerazione spinta: se un estetista maschio, non solo per l’anagrafe ma anche di fatto, dovesse svolgere un compito del genere, ci sono ottime probabilità che la cliente in oggetto, per quanto non interessata al ruolo sessuale dell’operatore, si veda circolare attorno una singolare figura triangolare composta da un vertice superiore, la testa, uno inferiore, i piedi, e uno intermedio, con orientamento tendenzialmente trasversale rispetto a quello del corpo, di lunghezza variabile a seconda delle caratteristiche anatomiche e dello stato di eccitazione del soggetto.

Dove, se anche la cosa non dovesse suscitare imbarazzo tra i due, al momento di lasciare la tosatura e ritornare in manicure, pedicure etc… il vertice temporaneo del triangolo potrebbe suscitare imbarazzo tra coloro che imbarazzati prima non erano.

Va da se che se all’uscita della tosatura i triangoli sono due, perché due erano i soggetti ricettivi all’anatomia della controparte…. vabbè, sempre di numeri si tratta!

Viene poi ad occupare uno spazio importante la manualità della o dello Strappapeli: nella stesura della ceretta a caldo e relativa rimozione con i peli, vale di più lo strappo istantaneo da “una botta e via” o la languida e sofferta operazione di distacco pelo per pelo, soffiando nell’orecchio della vittima masochistici piaceri carnali da consumare non appena possibile?

Vale per il 98% degli intervistati lo strappo da “una botta e via”, con questo volendo riservare il tempo operativo a rapporti consumati fuori del laboratorio di tosatura e di sicuro con maggior spazio disponibile.

Ma tu pensa se io, che metà delle mattine in cui mi  guardo allo specchio e rinuncio all’idea di farmi la barba, dovessi mantenere lucida e spiumata tutta l’altra pelle di cui sono coperto:

  1. Passerei la mia vita in mano all’estetista e litigando con la moglie,
  2. Non passerei all’altro estetista, quello maschio, anche per non litigare con il marito gay di lui, ma soprattutto perché non potrei sentirmi addosso le mani di un’altro maschio.
  3. Cercherei la soluzione definitiva della luce pulsata, prima di scoprire che fa un male porco e costa un botto: le due cose insieme sono assolutamente dissuasive.
  4. Tenterei la mediazione “tu lasciami il pelo e io ti preparo la pizza” che anche se non proprio attinente, il suo fascino ce l’ha
  5. Potrei accettare il compromesso: andiamo dall’estetista insieme, ma questa non le è ancora venuta in mente e non è il caso che sia io a suggerirla.

O, molto più semplicemente e con buona pace dell’ estetista, maschio o femmina che sia:

“Ammore, mi hai conosciuto con una normale dotazione di pelliccia e ti ci sei trovata benissimo fino a quando quella squilibrata della tua amica Conchita (nulla a che fare con l’omonima giornalista) ha cominciato a farneticare di riflessi della luna sulla pelle nelle notti d’estate.

Vorrei ricordarti, con tanto affetto, che la pelle catarifrangente di Conchita, la sua silohuette invidiabile e il budget milionario profuso in puttanate tra l’estetico e l’esoterico, le permettono di essere uno dei migliori esemplari di femmina insoddisfatta e perennemente incazzata con la vita e con i maschi che io abbia mai conosciuto.

Segno evidente che la pelle “rettificata” da cerette e scrab a manetta non è sufficiente e farle trovare uno straccio di maschio in grado di procurarle un orgasmo convincente e sopportarla per più di un a settimana.

O l’uno o l’altro, ma tutti e due insieme non è mai riuscita ad averli, e un motivo ci sarà, suppongo…

A proposito, quanti anni sono che io e te continuiamo a ridere insieme tutte le mattine che il sole sorge?

Per cui, ammore, ti prego, vada a quel paese Conchita e le sue idee fallimentari, sai cosa si dice nello sport?

“Squadra che vince non si cambia”, ed hanno ragione.

Buona giornata

L’impertinente

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