Cronaca – Pestare la coda al Diavolo 2

Egitto

Siamo tutti d’accordo che perdere un figlio nelle circostanze in cui è morto Giulio Regeni sia una vicenda nella quale un genitore non può fare a meno di impegnare la propria vita alla ricerca, almeno, della verità.

Il problema, però, sta diventando che per la non accettazione della condizione più ovvia, cioè che il Giulio stava svolgendo, nonostante fosse stato avvisato, attività non sufficientemente condivise dai Servizi di sicurezza egiziani, pur con la dolorosa consapevolezza di avere perso un figlio in circostanze drammatiche e oscure, stanno rischiando di perdersi anche un avvocato.

Per il momento l’hanno ritrovato in carcere accusato di attività anti governative, e vedremo come se la caverà, ma il prossimo passo (e il prossimo avvocato dei Regeni che romperà le palle ad Al Sisi, ai servizi Egiziani, agli interessi petroliferi dell’Eni e a quelli globali del governo Italiano, dei quali nessuno ammetterà mai una effettiva responsabilità nella vicenda), potrebbe essere direttamente convertito in concime organico nelle coltivazioni di mais o canna da zucchero, col che non trovando un cadavere ci sarebbe la certezza della non reperibilità del soggetto, ma mai quella della morte.

Stupisce che pochi abbiano letto il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, riportante i segni delle torture subite, come un chiaro segnale a non intromettersi nelle dinamiche di un paese ancora in fase di stabilizzazione.

Potrebbe essere urgente tentare di far capire che, per quanto eticamente discutibile, le esigenze di verità dei Sig.ri Regeni, e prima ancora quelle della specializzazione post laurea del figlio Giulio, sono meno importanti degli interessi economici di due stati sovrani che attraverso la reciproca collaborazione smuovono interessi di centinaia di miliardi l’anno ed un numero altrettanto importante di posti di lavoro, prova ne sia la riapertura dell’ambasciata Italiana.

Il Diavolo ha ancora la coda dolente per l’ultima volta che gli è stata pestata dal Giulio: sarà il caso che qualcuno spieghi ai Regeni e ai loro avvocati egiziani, ammesso che ne trovino molti altri, il concetto di “inopportunità”, prima che qualcun altro o magari sempre gli stessi, si sentano infastiditi un’altra volta e, stavolta magari senza ammazzare nessuno, scelgano di “depistarli” tenendoli a spasso per l’Egitto per i prossimi 20 anni?

Buona giornata

L’impertinente

 

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