Quotidianità – Rantolando qui e là

Caldo torrido

Non se ne può più, mi trasferisco negli Emirati perché lì, almeno, hanno l’aria condizionata anche in bagno.

Vittima di una calura soffocante, al punto da fare una fatica porca per tenere insieme i pochi neuroni rimasti integri per riuscire a scrivere, vedo con terrore il flusso liquido dei suddetti che mi abbandonano sotto forma di sudore, facendo esplicite gesta di  “tiè” quasi come se la calura mortale fosse colpa mia.

Non pago della temperatura da graticola per martiri nella quale ho trascorso gli ultimi 15 giorni, con una breve interruzione in piscina, perché di mare ancora non se ne parla, decido di esorcizzare la “caldazza” con il racconto dei comportamenti più stravaganti vissuti, direttamente o indirettamente (tanto non vi dirò mai quali sono i miei) dalla privilegiata tribuna di osservazione che mi sono costruito.

Bottiglia ghiacciata

Simpatica la signora cinquantenne seduta a cavalcioni sulla bottiglia ghiacciata, dove se l’immagine non era proprio da copertina di Famiglia Cristiana, l’espressione estatica della donna la diceva lunga sulla valenza degli oggetti cilindrici, duri e freddi, alla faccia degli effetti procurati da quelli duri e caldi.

Quando ci sono quaranta gradi, cilindro freddo batte pisello caldo 4 – 0, anche perché le dimensioni del cilindro freddo da un litro e mezzo superano largamente quelle di qualunque pisello caldo, Rocco non me ne voglia.

Non rispondo a coloro che mi fanno notare che il cilindro freddo è solo per uso esterno: ne siete proprio sicuri o magari qualcuna armata di buona volontà… ???

Curioso il tizio in posizione “uomo vitruviano”, con braccia e gambe aperte nell’ingresso di un centro commerciale, in piena corrente d’aria, nel disperato tentativo di asciugare una camicia di lino della quale Lino si sarebbe vergognato  perfino di notte e al buio, e un paio di bermuda che, se tanto mi da tanto, potevano ancora contenere le vestigia bollite di quelli che, un bel tempo che fu, potevano essere un ragionevole paio di testicoli, magari perfino non troppo usati.

Rigido e asciutto dietro i Ray Ban e le portiere del proprio Taxi, alla strenua difesa del metro cubo di fresco faticosamente ottenuto tra un cliente e l’altro che salgono e scendono devastando ogni volta il risultato termico realizzato, il taxista decide di fare pranzo al MC Drive per non scendere dall’auto e dover affrontare, al rientro, il calvario del volante arroventato, del sedile da grigliatura della natica quando non anche della parte inferiore della schiena, la sensazione di respirazione sotto infarto che caratterizza un ingresso in auto a 45 gradi etc

Nella voluttà suicida delle 10 del mattino, con già 33 gradi che incombono sulla città, la kamikaze del fitness si lancia, armata di tutte le puttanate tecnologiche possibili, dal cardiofrequenzimetro al sudorimetro (che calcola quanto sudi), passando per il tallonimetro (che calcola quanto si consuma l’epidermide del tallone in 10 km di corsa sotto un caldo suino) e finendo al coglionimetro che ti dice quanto sei scema (il coglionimetro è un po’ più colorito, ma il senso è quello)  nel cercare di rispettare oggi la tabella di esercizi stabilita quando c’era ancora -5 e i pinguini per la strada.

La dipendenza da bottiglia d’acqua si sta facendo sentire, il gruppo di neuroni residui si aggregano faticosamente intorno al flusso che il mio bere a cascata sta indirizzando verso il cervello, l’idratazione della scatola cranica mi dà ancora la possibilità di scrivere, riesco a tenere sotto controllo le coglionate e magari anche ad evitarle.

L’indicatore del mio coglionimetro personale resta stabile verso il basso.

E nel tripudio ruggente delle 14,30 vedo il formale, quello con l’abito intero e la cravatta rigorosamente allacciata intorno ad un colletto ed un collo da tartaruga, con regolamentare borsa in cuoio, in prossimità della fermata torrida dell’autobus torrido, con l’aria di chi sta per tirare gli ultimi in un posto torrido.

Faccia da tartaruga

L’umana pietà verrebbe in soccorso del soggetto, almeno proponendo uno slaccio di cravatta e una apertura di colletto, ma il solido buon senso cittadino ti suggerisce che l’asfittico tartarugone che stai guardando, ha fatto di sua sponte la scelta di imbullonarsi la cravatta sopra un altrettanto inchiavardato colletto, per cui  stai semplicemente a vedere come va a finire, o meglio, quanto tempo sarà necessario per gustare un brodo di tartaruga, tanto in voga nel secolo scorso, quando non si era ancora capito che per averlo bastava mettere al sole un commercialista a fine luglio, ed attendere pazientemente.

La colf da combattimento è una rarità: dove generalmente le sue colleghe, al superare dei 25 gradi tendono a rifugiarsi in mansioni a bassissimo contenuto motorio, tipo lucidatura argenti o scaccolamento candele (che ce ne sono troppe e troppo consumate), lei si lancia nello sbattimento di tappeti, nello svuotamento e pulizia di cassetti rimasti in sereno abbandono dalla primavera del ’75, nella pulizia di forni che prima di ottobre non si accenderanno più, sfoggiando i suoi 55 kg di massa muscolare e lasciandoti la casa, al termine dell’orario di lavoro, molto più simile ad un trasloco in corso che ad una casa abitabile.

Al che tu, memore della fine del commercialista e ancora deliziato dal brodo di tartaruga, decidi serenamente che “stasera andiamo fuori”,  e a mettere a posto quanto incautamente shakerato dalla “combattente col piumino” (della polvere) ci pensiamo magari al rientro se la temperatura è scesa sotto i 25, se la digestione ti permette di metterti a testa in giù, se domani mattina non hai niente da fare e se la sportivona non deve venire da te.

Nel caso, quand’è che la rivediamo?

Devo prendere un’altra bottiglia d’acqua, sento che i neuroni si stanno lamentando e ho visto che, dopo il paragrafo del brodo di tartaruga, il coglionimetro ha avuto un guizzo verso l’alto.

O forse per oggi smetto e mi limito a rantolare in prossimità del frigo.

Buona giornata

L’impertinente