Quotidianità – Tutto quanto può far male

Disapprovazione

Hai presente quelle persone che, ogni volta che ti rivolgono la parola, finiscono sempre per darti dei consigli sulla salute?

Come prevenire, curare, mantenere, evitare, escludere il più possibile il rischio che… e avanti con una casistica di possibili sfighe da far ulteriormente impallidire un vampiro, già di per sè poco abbronzato?

Ti scopri sensibile a quegli sguardi di disapprovazione che, in modo più o meno velato, (dipende dal grado di conoscenza o confidenza con l’interlocutore), ti vedi rivolgere mentre stai evitando la crema solare  +60, una sorta di calce che raggiunge l’effetto protezione tanto quanto lo raggiungerebbe un impermeabile, per cui il tuo buonsenso da spiaggia ti fa dire “… ma anche no” in relazione alla possibilità di vestirti da palombaro sotto l’ombrellone.

Qualche giorno fa una tizia in coda ad una cassa mi ha tirato fuori la carogna: con l’evidente finalità di farmi riflettere sulla valenza negativa della cosiddetta “curva del benessere” che induce una silhouette non esattamente rettilinea, cosa di cui sono assolutamente consapevole, mi ha attaccato con un “se non avessi la pancia passeresti tra i carrelli”, cosa tanto relativa, data la variabile distanza tra i carrelli quanto vera nel caso di spazi minimi nei quali non sarebbe passata neppure lei, formato “acciuga”.

Sacchetto dell’umido

La cosa curiosa è che tanta saggezza inopportuna veniva da un soggetto di circa 60 anni, alta un metro e trenta, senza tacchi ed abbigliata con l’evidente cura e raffinatezza che abitualmente io riservo al sacchetto dell’umido nella raccolta differenziata.

Prima di rendermene conto avevo risposto che io potevo scegliere di dimagrire, lei di crescere no, ma se avesse voluto migliorare qualcosa di se stessa poteva appendersi al collo la scritta “organico” per meglio rendere identificabile il proprio ruolo in società.

Ovviamente dopo, riflettendo sulla rispostaccia che le avevo rifilato, oltre ai mea culpa, mi chiedevo per quale ragione anche perfetti sconosciuti si sentono in dovere di sentenziare sulle condizioni altrui, neanche glie ne fregasse qualcosa.

E’ vero che da quando i media imbottiscono chiunque di informazioni pseudo mediche, con lo scopo neanche troppo velato di creare mercato per i prodotti degli sponsor, è pieno di gente che non avendo altri argomenti di conversazione presume di farti un favore facendosi i fatti tuoi.

Prevenzione

Lo è altrettanto per individui che vivono seguendo rigidi criteri di prevenzione tali per cui, se un male non ti sarebbe mai venuto da solo, il solo fatto di doverlo prevenire a suon di esami ogni x anni, di fatto ti costringe ad occupartene, a preoccupartene, a sentire di casi in cui… a seguire un protocollo di screening ogni… e insomma, se prima non sapevi neanche dell’esistenza della malattia, dopo l’intervento dei “previdenti” sei documentatissimo.

Purtroppo, come sappiamo, il funzionamento del cervello non è su base positiva “voglio una certa cosa” al posto di “non voglio una certa cosa”, perché il voglio o il non voglio non hanno alcuna valenza: l’unica cosa che la dannata scatola recepisce, è il nome di quanto voluto o no.

Cervello

Ecco che la valenza negativa di “non voglio il tumore, il diabete, la cirrosi, la scrofola e l’unghia incarnita” si trasformano per il cervello semplicemente in “tumore, diabete, cirrosi etc…” con il che, di fatto  si viene a condizionare a livello inconscio l’intero sistema difensivo, che sa di dover temere determinati sintomi che possono venire associati a quelle malattie e a molte altre, per cui di fatto si instaura il timore cioè l’ansia nei confronti di “qualcosa”.

Se il cervello fosse stato nutrito tutta la vita esclusivamente a “io sto benissimo”, avrebbe molti meno problemi grandi o piccoli di quelli derivati da una approfondita o meno conoscenza dei malanni.

Le fissazioni ambientali sono poi fondamentali per far salire la pressione in caso di: avete presente le famose femmine da 3 gradi? No, non terzo grado ma 3 (tre) gradi?

Spieghiamo, la femmina da 3 gradi è quella che con temperatura di 24 gradi ha freddo al punto da infilare la maglia, magari di lana, ma a 27 gradi soffre il caldo in modo atroce al punto che sceglie di non fare qualcosa di comune a tutto un gruppo di amici, “perché fa troppo caldo”.

Praticamente il soggetto in questione ha una zona comfort di 3 gradi, al di fuori della quale rompe le palle a chi gli sta attorno.

Inutile e dannoso far presente che tale comportamento sembra più un capriccio, per affermare a tutti i costi la propria presenza,  che non una reale esigenza: verrete odiati per l’eternità.

Se ci provate fornite loro un pretesto per partire con in pistolotto sul genere di “tu con la vita che fai stai rischiando il colpo d’aria, che diventa il colpo della strega, che diventa una infiammazione ai dischi intervertebrali, che diventa una compressione delle terminazioni nervose, che ti mette in sedia a rotelle e non ti alzi più fino al tuo funerale, dove ti alzano gli altri”.

Gesto ombrello

Il gesto dell’ombrello è il minimo che queste gufe malefiche si meritano dopo il catalogo di sfighe appena sciorinato (e anche se non viene sciorinato verbalmente, lo è mentalmente, per cui il “tiè” ci sta lo stesso)

Inutili i suggerimenti quali “spalanca le finestre” per abbassare la temperatura, perché abbassandosi troppo finisce inevitabilmente nell’altra estremità di una forchetta troppo stretta e la femmina da 3 gradi soffre: volete voi farla soffrire per egoismo?

E se vi capita di incrociare l’igienista alimentare mentre voi state spensieratamente azzannando qualche deliziosa porcheria tipo merendina, brioche, patatine o bastoncini salati, piuttosto che godendovi l’estasi del gin tonic con salatini di pasticceria?

Se provate ad offrire vi guadagnate l’occhiata in tralice modello “ma mi hai vista? Secondo te io mi ingozzo di questa robaccia, a quest’ora (per l’igienista c’è un’ora per ogni cosa), compromettendo anni di morigerata alimentazione strutturata per ritmo metabolico armonizzato con le fasi lunari e i cicli stagionali?”

E’ anche vero che stiamo parlando di persone che hanno fatto del salutismo e della prevenzione un’attività a tempo pieno, ma quello che sono loro a dimenticare è che le vite organizzate a livello alimentare senza alcuna (o poche) concessioni al liberatorio mangiare a caso, al vestirsi senza uno studio preventivo sul meteo del momento, al combattere serenamente i colpi d’aria con calorie a compensazione etc… quello sì, indebolisce l’organismo perché la cura ossessiva e maniacale riducono la capacità di produrre anticorpi e spesso eliminano le difese dinamiche quali combattere il freddo con un potente ed automatico aumento della reattività termica, aumentando la respirazione e la frequenza cardiaca etc…

Bimbo intollerante

L’incredibile aumento di casi di allergie, intolleranze, fragilità dell’equilibrio del benessere e predisposizione al malanno, derivano da una cultura della prevenzione che non mette mai il corpo di fronte alla minaccia, così implicitamente ci si predispone al non avere l’organismo in grado di reagire qualunque cosa si presenti.

Tra i miei conoscenti ci sono alcune persone che, pur facendo molta attenzione a più o meno qualunque cosa, riescono a non stare bene circa 250/300 giorni l’anno, durante i quali c’è sempre qualcosa che non va.

E l’incredibile è che non conosco nessuno degli appassionati di prevenzione che stia sempre bene, dove a confermare la teoria del cervello ricettivo, più pensi al malessere e peggio stai.

Mah, io per il momento rischio, mi diverto troppo così, poi se e quando sarà il caso, comincerò a preoccuparmi, ma non vorrei mai iniziare a comportarmi da malato per finire di morire sano.

Nella mia esperienza, “io sto benissimo” è il mantra che ripetuto per tutta la vita ti aiuta a stare benissimo tutta la vita.

E, detto tra noi, l’impertinente nell’ambulatorio medico tutte le settimane, non fa ancora parte dell’immagine che ho di me stesso, e all’immagine attuale tengo moltissimo.

Buona giornata

L’impertinente

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