Quotidianità – Vediamoci chiaro

Quante volte questa espressione è stata utilizzata per indicare il proposito di approfondire argomenti altrimenti trattati in maniera superficiale?

Bene, questa volta prenderemo l’espressione in maniera un po’ più letterale e meno metaforica, cioè riferendoci veramente alla funzione del “vedere”.

Dubai

Riferito per esempio a Dubai, una città che amo moltissimo, vedere vuol dire abbracciare con lo sguardo un panorama inusuale per le altre città del mondo e godere dell’immagine delle bellezze cittadine, dagli edifici più avveniristici mai concentrati in un solo luogo a memoria d’uomo, del prodigio artificiale delle isole quali Palm Island, Jebel Ali Palm, le isole del Mondo e tutte le altre creazioni nelle quali la lungimiranza architettonica e lo spirito innovativo dei governanti hanno incastrato tra loro terra e mare in un risultato stupefacente come Dubai Marina o il Water Canal, Business Bay e Jumeirah Lakes, le mega costruzioni dei malls etc….

…ma in questa sede si delinea un aspetto del “vedere” che non è uguale per tutti.

Occhiali sporchi

C’è una specifica e vastissima categoria di individui, composta in prevalenza da elementi di sesso femminile, che “vede” attraverso uno strato nebbioso qualunque cosa, dal contenuto delle proprie scarpe alla cima del Burj Khalifa: coloro che indossano abitualmente occhiali sporchi!

Attenzione, non persone sporche che indossano occhiali sporchi ma persone pulitissime e profumate che indossano, per la pigrizia di trattarli con una certa cura, occhiali guardando attraverso i quali si vedono prima gli strati di grasso animale, poi, filtrata dal condimento, qualunque cosa ci sia al di là.

Chi porta occhiali da sempre, sa che una tra le maggiori cautele imposte dalla propaggine visiva è avere cura di loro, per non dover combattere successivamente con tutta la non trascurabile serie delle difficoltà derivanti dal veder male.

Eppure, le poche semplici regole per il mantenimento di un occhiale in buone condizioni, sembrano impossibilitate a farsi strada nel cervello di sia pur brillanti individui dal riconosciuto dinamismo intellettivo.

Così, noi che con l’occhiale non abbiamo un rapporto conflittuale…

  1. Assistiamo con orrore ad appoggi e strusciamenti delle lenti su piani d’appoggio abrasivi, con conseguenze destinate in breve tempo a compromettere le stesse
  2. Ad inserimenti senza custodia delle povere lenti in borse piene di oggetti assortiti, nelle quali ritrovare qualcosa ogni volta è una caccia al tesoro,  con aumenti esponenziali dei rischi di abrasione
  3. Ad estrazioni sbuffanti e smanacciate del povero occhiale dalla suddetta borsa nella quale la proprietaria, come già detto, generalmente femmina, ha ravanato per 20 minuti tra almeno tre differenti tipi di crema (cosmetica, medicinale allopatica e medicinale omeopatica), il gel, le salviette struccanti, quelle umidificanti, il mascara, il rossetto, le matite per occhi, quelle per scrivere, due o tre biro che non scrivono mai quando serve, un trapano a percussione con relative punte, due sacchetti di crocchette per cani e due per gatti, le forbici da giardiniere, due telefoni, un ombrello pieghevole, la carta seppia (fondamentale quando non si riesce a trovare la lima per unghie, a sua volta inghiottita dalla pochette delle carte fedeltà, delle carte di credito etc…) due scatole di antidepressivi e una calibro 22 per fortuna mai usata, neanche al poligono, “si sa mai che mi tocchi sparare”.
  4. A seguito della precedente, laboriosa e, fortunatamente, fruttuosa ricerca, quando esce l’occhiale è generalmente irriconoscibile: con allarmante frequenza compaiono vestigia di colui che fù un occhiale ed attualmente, oltre allo strato di qualunque cosa ci fosse a spasso per la borsa e si sia trasferito sulle lenti, presenta l’immagine sfatta e sofferente di chi, dopo aver girato tre giorni nel carico di cemento di un betoncar, non si sente arzillo al punto da svolgere con nonchalance il compito per cui lo si è richiamato dall’inferno: piazzarsi sul naso della proprietaria e darle visione del mondo.

E’ questo il momento in cui, un po’ per compassione nei confronti della Signora (spesso la propria moglie, compagna etc…) e un pò per solidarietà in quelli dell’occhiale, vittima di cotanta femmina, noi che abbiamo sempre trattato con rispetto le nostre appendici visive, ci offriamo di ridare, o tentare di ridare, una credibilità al malcapitato strumento tentando con vigore di strofinargli via la spalmata di lardo con cui è ritornato al mondo (adesso ho capito come è nato il “rebirthing”).

Occhiali graffiati

Questo ovviamente non nel caso in cui la Signora ti afferri per il bordo della camicia/polo/tshirt e usandolo come panno da pulizia inizi a strofinare chiedendo con innocenza “scusa, posso”?

E qui purtroppo ci rendiamo conto che senza l’Oculus Reparo di Harry Potter siamo di fronte ad una impresa disperata:

  1. la vittima presenta segni di schiacciamento derivanti da un probabile uso della borsa come cuscino
  2. non è dato sapere in quale contesto, ma la pressione era molta, con perdita irrecuperabile del focus rispetto alla pupilla
  3. figurarsi la simmetria di appoggio sul naso alla ricerca del focus per entrambe le pupille
  4. incisioni sulle lenti in misura e numero tali da presentare, seppur dopo la depurazione dai condimenti e in pieno sole, la visione di una risaia in pieno inverno dopo le 19,00 cioè nebbia, nebbia, nebbia

Vederci chiaro a queste condizioni, nonostante tutte le incentivazioni fornite dalle curiosità di Dubai, è ovviamente impossibile, ma in soccorso della persona privata dell’occhiale “moribondo o morto in battaglia” e magari in grado di riconoscere che la causa della morte è proprio lei, si potrebbe realizzare una campagna chiamata “portatevi l’occhiale nella custodia con il pannetto per la pulizia e appoggiatelo sempre sulle stanghette e mai sulle lenti ”.

Perché, nonostante il titolo alla Lina Wertmuller e al di là di tutti i discorsi umoristico catastrofisti, basta questo per risolvere i problemi sopra citati.

Peraltro, ogni volta che chiedo a mia moglie cosa diavolo tiene in una borsa da 8 kg mi parte con un elenco di oggetti, tra i quali gli occhiali, che mi diventa impossibile aggiungere la custodia, se non è lei a ricordarsene.

Adesso immagino che a forza di sentirmi pontificare sui difetti e sui comportamenti altrui, mi chiederete quali sono i miei difetti che si potrebbero prestare ad altrettanto umorismo caustico.

Sto lavorando alacremente alla costruzione del mio prossimo errore, tanto per farmi la citazione, e appena ci riesco ve lo metto per scritto, così anche voi, sul mio conto, potrete vederci un po’ più chiaro.

Buona giornata

L’impertinente

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