Politica – Brexit con l’elastico

Theresa May – Per uscire dalla UE deve pagare 60 Mld/€

Stiracchiando i concetti come l’elastico delle mutande della nonna incontinente, Theresa May si presenta a Firenze con l’atteggiamento del prestigiatore di serie B nella speranza che non si veda il trucco.

I termini diplomatici con i quali verrà commentato successivamente il suo intervento alla Ex Scuola Carabinieri, sono tutti improntati ad una sobria positività che di fatto vorrebbe stendere un velo mimetico sulla sostanza del discorso.

Dopo i giubili di un’anno fa alla vittoria dei “leave”, oggi il Regno Unito si becca una testata frontale rendendosi conto che lasciare la Ue è una pessima idea, anche per loro che avevano mantenuto la propria autonomia monetaria non rinunciando alla Sterlina, ma sa anche di non poter più tornare indietro.

E così in un discorso quasi totalmente sui toni del grigio, dove effettive posizioni separatiste non se ne vedono, la May  chiede di poter allungare le procedure di uscita fino al 2021, mantenendo di fatto tutti i rapporti fino ad oggi operativi con la Ue e trasformando la gradualità dell’uscita programmata in un piano quinquennale dal sapore vagamente sovietico, tra i sorrisetti di scherno degli europei filtrati in battute edulcorate.

Il tutto senza alcun accenno a quei 60 Mld di € (lei ne ha offerti 20 ma pare che il Presidente del Parlamento  Europeo, Tajani, non sia d’accordo) che sa perfettamente di dover sborsare per chiudere i conti con un sistema dal quale sia per motivi economici che politici non potrà mai staccarsi  completamente, pena l’isolamento territoriale e finanziario, come hanno fatto capire alcune tra le maggiori banche del pianeta dopo la vittoria dei “Brexit”, proponendo l’immediato spostamento delle loro sedi a Francoforte.

Che il mago Casanova ad inizio carriera avesse difficoltà a rendere credibili i propri giochi, tutti ne eravamo al corrente; meno sapevamo avesse un’allieva parimenti maldestra che dal 10 di Downing street si proponeva suo malgrado come emula nella figura belante con la quale ieri, dispensando sorrisi stridenti quanto un tirannosauro vegetariano, cercava di far dimenticare quando chiamava gli inglesi a votare “contro”.

Ci sono trucchi che riescono bene, meno bene e proprio male: vedere la May cercare di allungare il brodo senza alcuno scenario realistico da proporre per tutta la procedura, rientra senza dubbio nella terza categoria, quella di cui Emilio Fede è alfiere onorario, le figure di…

Buona giornata

L’impertinente

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