Quotidianità – Donne da vetrina e donne da cantina

Modelle decisamente brutte

Provate per un attimo a uscire dallo stereotipo della femmina televisiva e guardatevi attorno, scegliete un luogo per definizione immune da scelte di classe e osservate la varietà.

La gente al supermercato è lo spaccato che personalmente preferisco per questi piccoli studi etologici, dove mescolate ad una consistente varietà di persone “quasi” normali, ammesso che la normalità si possa individuare attraverso parametri comuni, si incontrano i due estremi del mondo femminile, le donne “da vetrina” e quelle “da cantina”.

La prima categoria si individua per tipo cromatico: le femmine da vetrina sono fatte per colpire l’occhio e in qualche caso anche particolari maschili più a sud, per cui si sprecano le tonalità molto visibili, i gialli, i fucsia, i colori acidi e le montature di occhiali che sembrano più maschere da carnevale barocco, i decolletè assassini, quando possibile le gonne molto corte con il tacco 12 e quando non possibile le gonne altrettanto corte, con lo stesso tacco, dove il buon gusto lascia il posto a gambe orride da ricevere d’ufficio la patente “da cantina” perché la vetrina sarebbe preclusa per decenza.

La seconda, dei soggetti “da cantina”, non è necessariamente legata alla bruttezza quanto alla maniera tra il trasandato e il post atomico in cui si abbigliano, con il che richiamando la qualità di abiti di recupero ed oggetti improbabili che nella maggioranza dei casi si trovano nelle cantine.

Dominano i colori smorti, i grigi, i beige e i varianti pastello nelle tonalità autunnali,  rari i decolletè significativi, abbondano scarpe basse e spesso fuori stagione tipo gli scarponi in estate o le paperine in inverno, ma sempre rigorosamente a tacco zero o quasi.

Voi direte: “embè a noi che ci frega di queste classificazioni?” A voi non so, ma io da quando ho letto che le maggiori maison di moda sono andate alla ricerca di bellezze non convenzionali o decisamente bruttezze da mettere in passerella, mi sono immaginato la categoria “da cantina” assurgere alle vette della notorietà detronizzando le belle e le bellissime, “da vetrina” appunto, dalla loro posizione abituale e relegandole in un  immaginario di femmine inutili perché talmente belle da non essere reali.

E poi mi sono chiesto quanta approvazione estetica avrei dato a quelle “da cantina”: se togliamo la simpatia e le doti umane, io  sono ancora di quelli che guardano il bello, quello vero, magari non da gruccia per abiti ma con qualche elemento femminile in più, per cui il mio plauso va sempre alle normali e lascio volentieri sia quelle “da vetrina” che quelle “da cantina” a chi vuole cimentarsi con gli estremi.

Dato che l’orrido abbonda in entrambe le direzioni, per gustarlo c’è sempre tempo, e Maalox in vendita anche.

Buona giornata

L’impertinente

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