Politica – Referendum della polenta

Salvini e la polenta

Bello eh, sicuramente d’impatto, molto motivante per contarsi in piazza e dire “sono andato a firmare anch’io”, tra il godimento estatico dei militanti della Lega che hanno un’occasione in più per fare proselitismi in vista delle (future?) elezioni.

Ma se l’oggetto del referendum è il voler rivendicare una maggiore autonomia fiscale nei confronti di Roma (ancora e sempre Ladrona), allora non ci voleva un referendum ma bastava scrivere a Padoan dicendo: più di questo non vi vogliamo dare, per cui vedete voi.

Con il che inizierà la trattativa con il ministero delle finanze che avrà comunque luogo a seguito del referendum.

Perché non è pensabile che non esca una maggioranza bulgara di fronte alla domanda “volete voi continuare a pagare Roma che ridistribuisce a tutto il Sud mafiosizzato o preferite che i soldi restino qui che nonostante le mafie qualcosa di meglio ne riusciamo a fare?”

La risposta è talmente scontata che la domanda “perché per dire che preferiamo tenerci i soldi” ci vuole un referendum, è a dir poco pleonastica.

Poi c’è il rischio Sud: dopo le visite di presentazione e l’ammorbidimento delle posizioni Nordiste della Lega, al Sud l’hanno capito che con il referendum si vuole smettere di finanziarli, loro e le pensioni d’oro e i millemila miliardi di forestali e dipendenti pubblici che sulle tasse del Nord ci mantengono mogli, figli e amanti, ci vanno in vacanza e ci costruiscono le case senza licenza?

Perché se al Sud capiscono tutto questo, potrebbero fare un referendum per decidere di chiedere  a Padoan un aumento delle risorse destinate al Sud e allora diventa una guerra di referendum.

Ma la prossima mossa di Matteo è quella geniale: indire un referendum per impedire al Sud di fare un referendum.

Posso solo immaginare la risposta del Sud al Matteo del Nord: fetuso, cunnuto e quaccuaraccuà, i voti del Sud continuiamo a darli a Berlusconi, che lì sappiamo a chi li stiamo dando, e lo sappiamo da almeno 25 anni, alla faccia tua, Mattè.

A proposito, quant’è che costa un referendum? O meglio, chi è che sta pagando questa operazione promozionale della Lega?

Buona giornata

L’impertinente

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