Politica – Analfabeti di appartenenza

Hum, cosa è questa “America” di cui tutti parlano?

In un articolo della Stampa a firma Alain Elkann, nel quale viene intervistato Carl Bernstein, il giornalista artefice, a suo tempo, dell’inchiesta che portò allo scandalo Wategate con relative dimissioni di Richard Nixon, si profila un  ritratto impietoso dell’America di oggi e relativi comportamenti di chi la comanda (o vorrebbe farlo), peraltro senza successo.

La cosa curiosa è che, nonostante la totale diversità che caratterizza l’amministrazione Trump da tutte quelle che lo hanno preceduto e, si spera, seguiranno, gli elementi usati per descrivere il comportamento dell’attuale Presidente sono al 95% di valenza negativa e forse al 5% positiva o, meglio ancora dubitativa, della serie sicuramente bugiarda “non sono ancora in grado di esprimere giudizi”.

Ma che la sfilza di aggettivi attribuiti a Donald, con tutte le motivazioni per le quali gli vengono dedicati, possano passare inosservati, è francamente al di là di ogni possibilità reale.

Senza scendere nel dettaglio, Carl Bernstein pur non usando la parola “delinquente”, come vorrebbe suggerire un famoso articolo del Washington Post, nel quale lo si accusa di avere intascato i soldi ricevuti per la campagna elettorale, usa nei confronti di The Donald espressioni tipo “un tiranno ignorante, pericoloso, a volte stupido, a volte astuto, a volte folle”.

O successivamente “palesemente disinteressato alla verità, non informato su ciò che accade in America e ancor meno nel resto del mondo” e ancora “mente quasi per riflesso, senza alcun rimorso, ed esorta coloro che lo rappresentano a seguire il suo esempio”

Dopo aver intervistato alcuni dei produttori di “The apprentice”, il programma tv nel quale appariva prima di dedicarsi a rovinare l’immagine del più grande paese dell’occidente, le opinioni sono concordi: pigro, ignorante, impreparato, arrogante, litigioso, disprezzato da tutto lo staff. Insomma una piaga vivente.

E qui la cosa più assurda: dopo aver preso la cantonata di farlo eleggere, quel 90 % dei repubblicani che dice di averlo votato, ora sembra che non veda e senta più nulla di quelli che sono i commenti di tutta la stampa mondiale, non soltanto quella interna e democratica, sull’operato del fenomeno.

Come se una pericolosa forma di analfabetismo abbia colpito la maggioranza dell’elettorato repubblicano e nessuno voglia più leggere notizie che dimostrano ampiamente che Il “Commander in Chief”, oltre ad essere un bugiardo patologico, non si distingue i gomiti dal culo e straparla a casaccio, vedi la imbarazzante serie di gaffes e castronerie clamorose dette e fatte dopo essere stato eletto.

Prendendo esempio dal famoso pennuto che il luogo comune vuole con la testa perennemente sepolta nella sabbia quando le cose vanno male, il popolo repubblicano ha scelto di rimanere con la testa sottoterra a contare i vermi in transito, piuttosto che tirarla fuori ed aiutare il mondo a disfarsi del verme al comando.

Forse, sapendo che si è circondato di militari, abbiamo la speranza che qualcuno si renda conto che quando parla del Laos (ammesso che ne conosca l’esistenza) sta citando la Polinesia e quando parla degli spaghetti c’è da capire se si riferisce all’Italia o alla Cina, che tra i due un po’ di differenza c’è, se non altro nel numero di abitanti, ma queste cose sono dettagli, tanto tra quelli che lo hanno eletto certe sottigliezze non arrivano, figurarsi a lui. Almeno i militari dovrebbero sapere dove stanno puntando i missili.

Buona giornata

L’impertinente

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