Cronaca – La giustizia dell’arrotino

La giustizia dell’arrotino

In data 11/10/2017 esce la notizia che il Consiglio d’Europa ha chiesto all’Italia garanzie sul trattamento che ricevono i migranti intercettati dalla guardia costiera e trattenuti in Libia.

Che è un po’ come se si stesse più o meno velatamente dicendo all’Italia “dato che abbiamo saputo che in Libia accadono brutte cose, vogliamo sapere se tu, che stai finanziando, insieme ad altri stati europei, i campi di identificazione in quel paese, ti sei preoccupato di quel che accade”.

Io capisco che il problema umanitario sia molto sentito dalle parti di chi non lo vive sulla propria pelle, ed è legittimo interessarsi  all’incolumità dei soggetti trattenuti in quanto esseri umani, ma trovo strano che per andare ad arginare le discutibili, magari aberranti pratiche di contenimento attuate dai carcerieri libici, invece di chiedere alla Libia, ci si rivolga all’Italia quasi come se fosse il volontario sponsor delle brutalità perpetrate nei campi.

Ma secondo voi c’è qualcuno disposto a credere che Minniti sia andato in Libia dicendo “vivi o morti, meglio morti” ? Qualcuno è seriamente disposto a pensare che il ministro degli interni italiano sia andato in Libia a proporre e finanziare la costruzioni di campi di sterminio  o di tortura?

Fermo restando che la qualità media dei migranti sia quella che vediamo in giro per le nostre strade ormai da tempo, e il loro comportamento sia non sempre degno di un salotto da thé, ma che al Consiglio d’Europa pretendano di sapere se negli accordi con la Libia abbiamo scritto nero su bianco “più ne ammazzi e più ti pago”, direi che è il parto di una mente pericolosamente compromessa, perché quand’anche fosse, vorrei vedere il fenomeno che la inserisce come condizione contrattuale.

Però è bello pensare che individui cresciuti in sistemi dove vale da sempre la giustizia dell’arrotino, cioè fare il filo al machete e poi andare a discutere, si trovino oggi dei difensori sconosciuti e fantasiosi che vogliono sapere dal governo italiano se le guardie libiche hanno la scrofola e se sì, cosa stiamo facendo noi per curarle in modo che non la trasmettano ai migranti.

Di questo passo, se nel prossimo viaggio sfigato sfuggito ai controlli e al campo di identificazione, il Consiglio d’Europa dovesse accertare se i morti in mare sapevano nuotare, potremmo proporre un questionario da passare agli scafisti e far compilare ai passeggeri prima dell’imbarco, con tanto di manleva nel caso di naufragio e punteggio di soddisfazione per il periodo trascorso nell’attesa dell’imbarco.

Oh grulli, se le guardie libiche sono dei figli di  buona donna e spadroneggiano sui migranti, purtroppo nelle maniere che si sanno o si suppongono, come accidenti pensate che possa avere senso chiedere all’Italia se si è preoccupata che non venissero torturati?

Ma secondo il Commissario ai Diritti Umani Nils Muzniekis, la Libia al momento di firmare l’accordo avrebbe accettato di far scrivere “mi assumo la responsabilità, nel caso avessi delle guardie stronze, di tutto ciò che di male potrà passargli per la testa di fare?”

Evidentemente al Consiglio d’Europa hanno una profonda nostalgia di quei barconi straripanti di nuovi Europei molto abbronzati (come avrebbe detto il Silvio) con la simpatica propensione all’arrivo in massa e fuori controllo, dove si sta cercando attivamente di riaprire la linea per Lampedusa, che dava grandi soddisfazioni.

A proposito, chi c’è che mangia sui migranti al Consiglio d’Europa? C’è magari qualcuno che arrivato in ritardo sul business del momento sta cercando di recuperare con qualche decina di migliaia di disperati in offerta speciale? Magari fuori dal momento propizio, ma pur sempre un bella operazione con cui pagare la laurea in sociologia alla figlia adorata, regolarmente bianca come una ricotta di giornata?

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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