Cucina impertinente – Bruschetta e possibilità

Bruschetta e possibilità

Se per bruschetta vogliamo accettare solo quella classica con pomodoro olio e sale, allora ci stiamo limitando per scelta semantica.

Se invece, alla “base bruschetta”, leggasi fetta di pane tostato, grigliato, passato al forno, vogliamo concedere la promiscuità di intrattenersi in intensi rapporti con tutte le possibili varianti,  dal dolce al salato, che ci vengono in mente, si apre un mondo di golosi intermezzi con ciò che si sta facendo di non gastronomico al momento.

Tra le varianti dolci, causa di litigi in famglia e vietate assolutamente da qualsiasi buonsenso e convenzione internazionale, si segnalano la opulenta versione con Nutella, dove la fetta di pane adeguatamente preparata deve essere di formato medio/grande e richiamare nel rito la merenda da ragazzini scesi al volo dalla bici.

La sgocciolante al miele millefiori è vissuta con molteplice dose, con fette o quadratini tostati più piccoli e da infilare in bocca in un colpo solo, pena goccia assassina sulla camicia o polo appena infilata.

La lussuriosa al latte condensato si fruisce in maniera inversa: sì ai quadratini o alla fetta, ma gestiti tramite tazzina ripiena del dolcissimo, e cucchiaio per parcheggiarlo sulla fetta. Risultato entusiasmante, apporto calorico da arresto in flagrante, processo lampo e condanna senza condizionale.

Le multiple sono quelle con burro e…. con il che si introducono le varianti sia dolci che salate. Nelle dolci fanno sempre la loro classica figura quelle con marmellata, due o tremila possibilità, generalmente si comincia con una e poi non si sa dove si va a finire, o meglio quando, bilancia permettendo ma anche no.

Nelle salate, oltre alla mortale “aglio, olio e sale”, in grado di modificare la colorazione dei capelli semplicemente alitandoci sopra, si impongono per diffusione generalizzata le sempiterne burro e acciughe, da non infilarci per sbaglio certe femmine ossute che si potrebbero facilmente scambiare per portatrici di lisca conservate sotto sale, burro e caviale per chi può, per chi non può sostituti vari ma lontanissimi dal caviale autentico, burro e patè d’olive nella variante a media macinazione, burro e capperi, burro e cuori di palma e via con la fantasia fino alla fine del burro, spesso sostituito con maionese, e allo svuotamento del frigo, tanto con la bruschetta si aggiusta qualunque spuntino dell’ultimo momento.

Una menzione a sé quelle con patè francesi o toscani di carne o fegato, elementi di valorizzazione reciproca con il pane tostato, quasi qualunque pane, nel caso con un filo d’olio.

Alla voce “bruschette” sul codice penale alimentare si trovano sentenze esemplari, e la giurisprudenza al riguardo è vasta ed articolata: sembra che “l’ho fatto perché sennò mi scappava la bruschetta” sia una attenuante riconosciuta perfino in processi per omicidio, perché non si può ragionevolmente pensare che uno che ti rompe le palle quando stai per azzannare una croccante calda al burro e marmellata di fichi, non si meriti due pallottole per ventricolo.

Poi c’è, come sempre, chi eccede e i colpi diventano un paio di dozzine, ma tutto perché nessuno si è preso la briga di contare le bruschette che aveva in canna: erano quasi pari alle pallottole.

Buon appetito

L’impertinente

 

 

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