Quotidianità – Guida inconsapevole

Guida inconsapevole

Le generalizzazioni, si sa, sono quelle che funzionano applicate su vasta scala e sbagliano quasi sempre se usate caso per caso.

Eppure ci sono situazioni nella quali la generalizzazione ci azzecca in percentuale così elevata fa far pensare che l’eccezione e la regola siano la stessa cosa.

Fateci caso, quando su veicoli non troppo nuovi, quindi privi di telecamere, si arrampicano individui di sesso femminile non superiori al metro e cinquanta, si assiste quasi sempre ad un parcheggio di prepotenza, dove la vettura da parcheggiare viene regolarmente “incastrata” tra la precedente e la successiva con un moto ondulatorio avanti/indietro costituito da colpi di paraurti fino a soddisfazione di chi guida, che raramente con questa tecnica effettua un parcheggio con vettura perpendicolare alla sede stradale, ma spesso decide che “va bene così” lasciandola trasversa e sconsolata in un mondo di vetture simmetriche e allineate.

Si chiama guida inconsapevole, ed è quella singolare caratteristica che talune persone si portano dietro per tutta la vita, tale per cui dal momento in cui impugnano il volante perdono la cognizione degli spazi, semmai l’hanno avuta in precedenza, e percepiscono gli ingombri della Panda come quelli di una portaerei,  dal che fantastiche operazioni filmate tra gli sghignazzamenti di impietosi reporter, pubblicati su Youtube con milioni di visualizzazioni.

Lo stereotipo della femmina corta, che tenta il parcheggio di una Panda in 36 mosse e poi rinuncia, lasciando entrare nello stesso spazio una station Wagon da 5 metri abbondanti, per giunta al primo colpo, dovrebbe diventare risorsa per la Sanità nazionale, tale è il tenore di buonumore in grado di suscitare in chiunque decida di vedere il video.

Di fronte a tale e tanta inconsapevolezza alla guida, le eventuali depressioni di osservatori esterni si sciolgono come neve al sole, le ansie si trasformano in risate liberatorie, i patemi inappetenti in robusti spuntini, magari moderatamente alcolici, dove il mito dell’imbecillità raccontata diventa terapia, condivisa con più o meno improvvisati amici, tra un’oliva e una scaglia di grana, tutti inevitabilmente grati di non essere i proprietari dell’auto davanti o di quella dietro.

Poi, inevitabilmente, asciugate le lacrime impertinenti ci si chiede: ok l’imbranata al parcheggio è un classico del genere, ma nella realtà quante ce ne sono?

Quanto il business del rilascio delle patenti, indulge a “stendere un velo pietoso” su soggetti dalla psiche inadatta a far entrare una supposta in un tunnel, figurarsi una Panda in un parcheggio stradale?

Ecco, io ho provato a dare una risposta a questa domanda e, quando becco in fase di parcheggio un soggetto con le caratteristiche di cui sopra, mi prendo 5 minuti di tempo per vedere se va a finire a ridere o se lascia l’auto come esperienza vorrebbe.

Allora, quante sono non lo posso sapere e la percentuale di quelle che fanno ridere non ve la dico; però sappiate che da quando ho iniziato a raccogliere dati per la statistica, sono sempre di ottimo umore e ho già caricato una mezza dozzina di video su Youtube, con ottimi risultati.

Secondo voi c’è di che preoccuparsi?

Buona giornata

L’impertinente

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