Cronaca – Esempio Danese

Esempio Danese

Con una tutt’altro che inaspettata mossa pubblicitaria, la Danimarca si rivolge a giovani specializzati in qualunque genere di lavoro, prevalentemente tecnologico ma non solo, dicendo loro “venite da noi, abbiamo migliaia di posti disponibili, paghiamo bene e la nostra economia è in crescita e in salute”.

Appello che si rivolge, prima di ogni altra cosa, a quei soggetti non più così sicuri dell’ospitalità britannica e che non volendo tornare a paesi di origine ancora disastrati, vedi Italia, potrebbero trovare interessante trasferirsi a Copenaghen.

L’Italietta nostra, a corto di informatici, dove si dice che ci sarebbero almeno 10.000 posti di lavoro, di tecnici elettronici, di specializzati in tutte le attività umane dove l’Italia, a parte l’allevamento di canguri, non è seconda a nessuno, negli ultimi 4 giorni invece ha importato 13.000 disperati che la Danimarca si guarda bene dal far entrare, sia pure in minima misura, nei suoi confini, in quanto inutili come risorse e pericolosi per la stabilità sociale.

Ora, io non so se e quali merci l’Italia importa dalla Danimarca, ma so che sarebbe frustrante se, dopo aver sfruttato le specializzazioni che noi non riusciamo a trattenere sul territorio nazionale, i danesi riuscissero a venderci i prodotti realizzati con le professionalità che noi ci facciamo sfuggire, senza il sovraccosto sociale ed economico di quelli che noi facciamo entrare, nonché la loro inutilità.

Una volta di più l’Europa ci dice che siamo un cassonetto, e ce lo dice con la pubblicità danese, che noi non solo non potremmo fare, ma che ci mette davanti a scelte così diverse da parte dei due paesi.

La Danimarca importa tecnici e aumenta di competitività, l’Italia esporta tecnici e, perdendo la propria, aumenta la competitività della Danimarca e di altri paesi, poi l’Italia importa disperati e diminuisce la propria attrattività dal punto di vista turistico e sociale, se non per altri disperati destinati a peggiorare i conti del paese, e, dulcis in fundo, magari importiamo quanto prodotto dai nostri ingegneri all’estero.

Invece che venderla a pezzi, azienda dopo azienda, ingegnere dopo ingegnere, non si potrebbe venderla tutta insieme a qualcuno che decida anche di tenerla insieme, perché di questo passo tra pochi anni saremo il paese degli emigrati eccellenti e degli immigrati devastanti, checché ne dicano i sinistri importatori di disperati.

Avrei una proposta: perché i favorevoli all’immigrazione non si registrano in una apposita lista con al quale danno la propria disponibilità ad accogliere a casa propria un certo numero di migranti, diventando civilmente e penalmente responsabili di quanto commesso da detti immigrati?

Sarebbe un primo passo per contare quanta differenza c’è tra le parole e i fatti, dove mi immagino le liste di disponibilità vuote.

E allora andiamoli a prendere nelle piazze, in parlamento, in tutti i luoghi dove si radunano gli

immigrazionisti e, dopo averli fotografati, gli si appioppa un bel paio di nigeriani aitanti e socialmente in leggero ritardo di soli 100 anni, di cui rispondere e da mantenere, istruire e integrare.

Magari qualcuno comincia a capire che averli nella stanza accanto non è un business come strizzarli attraverso le cooperative, e chissà che si possa cominciare a invertire la tendenza.

Paese in evoluzione cerca tecnici, dopo avere impiegato tutti i propri: pensate che sogno!

Buona giornata

L’impertinente

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