Cronaca – Solidarietà a tutti i costi

Asia Argento

Le proposte sessuali in cambio di qualcosa esistono dalla notte dei tempi, come anche le stesse proposte  di segno opposto finalizzate ad ottenere qualcosa, ed entrambe sono ingiustificabili.

Solo che le prime sembrano esclusivo appannaggio di maschi maiali e coercitivi, che esercitano la propria posizione decisionale a svantaggio della povera donna che, se vuole lavorare, deve sottostare ai diktat erotici del porcello, o se vuole denunciare deve rassegnarsi all’idea di non lavorare mai più.

Dall’altro capo di detto comportamento ci sono quelle femmine determinate, di stomaco forte e pragmatismo maschile che, ben sapendo che c’è la possibilità di imbattersi nel maiale, decidono che al maiale ci pensano loro e direttamente propongono il patto sessuale semplificato in “io te la do, tu mi dai…”.

Ora, la pertinente vicenda del produttore Hollywoodiano Harvey Weisntein, accusato da un nugolo di attrici tra le quali Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie, nonché la nostrana Asia Argento, di aver subordinato i loro contratti alla disponibilità sessuale, apre la porta a una serie  di considerazioni in netto contrasto tra loro.

Ovvero, tutte coloro che oggi denunciano comportamenti estorsivi da parte di Weinstein o suoi simili (perché pare che, per esempio, nella vita di Asia Argento, gli estorsori sessuali siano stati un certo numero), sembra abbiano fatto la scelta di denunciare solo una volta in  condizioni di successo, tale per cui  l’eventuale ritorsione dell’orco non sia più dannosa per le loro carriere.

Il che farebbe pensare che, seguendo questa logica, fino al momento della denuncia, (perché vent’anni sono lunghi) non ci fossero le condizioni reputate “di sicurezza” per poter denunciare, cioè si sia deciso, non denunciando, di accettare il malcostume della prestazione sessuale richiesta dagli addetti ai lavori fino a poco tempo prima.

Ecco, qui non si capisce bene com’è che funziona: un’attrice aderisce a profferte sessuali fino a quando non ha messo via 20 mln di dollari, dopodiché si sente abbastanza sicura per denunciare l’estorsione?

Cioè finche rende al punto da arricchirsi l’estorsione è tollerabile, quando invece si è raggiunto il traguardo, allora non lo è più, e scatta la vendetta?

Buon senso vorrebbe che, se è intollerabile, lo è dalla prima volta. Ma come si fa ad essere sicuri che, una volta entrate nel sistema e con la possibilità di portare a casa gli ingaggi, la prestazione sessuale non sia solo una seccatura subita da persone con ormai un “pelo sullo stomaco” da considerare la “marchetta” una parte quasi normale della procedura?

Purtroppo, senza voler in alcun modo giustificare il comportamento estorsivo dei Weinstein e Co., ci sono molte maniere per definire la prostituzione e, secondo un criterio strettamente giuridico, se da un lato c’è l’induzione alla prostituzione da parte degli addetti ai lavori, dall’altro c’è la volontà di non denunciare delle vittime che, di fatto, al sistema si adeguano fin quando, quarantenni ormai ricche ed affermate, non più ventenni in balia dell’orco per la prima volta, decidono di far partire il siluro.

Solo che farlo dopo aver ammucchiato un’esistenza di agi e ricchezze, mi sembra dovrebbe ridurre di molto la “solidarietà a tutti i costi” che al momento le signore del cinema ricevono da tutte le parti.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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