Politica – Sono il pusher di Di Maio

Luigi Di Maio

Ci sono posti, in Sicilia, dove l’aria è più pulita e fresca che in altre parti d’Italia, e in questi posti, generalmente frequentati da gentiluomini e gentildonne particolarmente attenti alle sorti dell’isola, in particolare agli interessi di una ben precisa fetta dei suoi abitanti, i pensieri vagano liberi di cercare soluzioni a problemi complessi.

E ogni tanto, confusa nell’aroma dei fiori d’arancio, trasportata dalla brezza di mare, mescolata al profumo dei cannoli freschi, qualche buona idea, gradita alla fetta di quelli che contano, fa capolino nelle menti ossigenate dei gentiluomini, e diventa strategia.

Così, detti personaggi, della cui considerazione ho l’onore di godere, mi hanno chiamato per espormi la luminosa idea, dopodiché, sicuri del mio entusiasmo, me ne hanno affidata la realizzazione.

Per sommi capi funziona così: sappiamo tutti che da tempo immemore si vociferano sulla Sicilia cose del tutto inventate, prevalentemente da coloro che non conoscono la natura profonda dei siciliani, il loro attaccamento a valori quali la famiglia, le famiglie, gli amici e gli amici degli amici, che sono da sempre la più civile forma di consesso usata per governare l’isola, e per estensione, l’Italia.

Ora, i mali pensieri partoriti da molti stavano rischiando di pesare come una cappa di sfiducia sulle prossime elezioni regionali, che qualunque cosa dovessero dare come risultato delle urne, faranno cambiare ciò che serve perché non cambi nulla, come l’intelligenza sociale di Tomasi di Lampedusa ha rimarcato un bel po’ di tempo fa.

Ma dato che questa posizione logicissima, non a tutti è dato di capire e soprattutto di condividere, mi hanno chiesto di convincere un testardo napoletano, facente capo ad una banda di matti che fanno un gran casino, che qui tutto andrà come deve andare, e per farlo mi hanno suggerito un sistema a dir poco geniale.

“Vai dal napoletano Luigi Di Maio”, mi hanno detto, “fagli bere qualcosa con questa polverina dentro e dopo convincilo che per essere sicuro della regolarità delle elezioni in Sicilia, deve chiedere e ottenere gli osservatori internazionali OSCE, così lui e tutti gli altri che dubitano, non avranno nulla da dire sul risultato, qualunque esso sia, e il buon nome della Sicilia tornerà ad essere garanzia di altrettanto buoni affari”.

La polverina, manco a dirlo, è un “composto vitaminico” in grado di ammorbidire moltissimo la volontà di chi lo assume, e funziona benissimo per infilarti nel cranio un’idea di cui successivamente ti possa convincere che è venuta a te e a nessun altro.

Io ci sono andato e ho fatto come mi hanno detto: fantastico, Di Maio ha chiesto gli osservatori OSCE per monitorare le elezioni. Adesso lo tengo carico come un criceto in botta di amfetamine fino al giorno del voto, e poi vado in vacanza per sei mesi, perché manco a dirlo, per l’operazione vengo pagato piuttosto bene.

Per ciò che riguarda la elezioni, pensate mica che vengano fatti dei brogli alle urne? Assolutamente no, i gentiluomini interessati hanno già predisposto una rete di contatti “familiari e amichevoli” per cui sotto gli occhi degli osservatori OSCE non capiterà assolutamente nulla di sospetto.

Avranno già fatto tutto prima, e ai seggi si andrà soltanto a mettere nero su bianco il nuovo volto della Sicilia: sempre lo stesso da oltre un secolo, perché per fregare un napoletano ci vuole un siciliano, caro il mio Signor Di Maio.

Buona giornata

L’impertinente

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