Cronaca – Fermare il mostro

Il mostro di Brembate, Massimo Bossetti

E, per fortuna, il Bossetti ottiene lo stesso risultato del processo di primo grado: ergastolo è ed ergastolo rimarrà, nonostante le circonvoluzioni difensive messe in atto per adombrare sospetti su irregolarità di indagine.

Perché la scusa di richiedere un altro esame del DNA, è palesemente un tentativo di sfruttare l’assenza di altro Dna da analizzare, per tentare di inventarsi il “ragionevole dubbio”.

Eppure, nonostante la qualità media non proprio eccelsa dei processi penali in Italia ( vorrei sapere dove si trova la qualità eccelsa), pare che stavolta i giudici abbiano le idee chiarissime: Bossetti ha fatto tutto il fattibile per infierire su Yara Gambirasio, e le 380 pagine della sentenza sono chiarissime nel descrivere tutto quanto avvenuto, con dovizia di macabri e atroci particolari.

Ora ci si chiede: di fronte a tanta abbondanza di dettagli, per carità, ricostruiti, ma evidentemente molto bene, secondo quale logica la difesa, con  il 99% delle prove contro e l’1% non più disponibile per ripetere l’esame, punta su quella, quando anche quell’1% in primo grado era esente da dubbi?

Perché se c’è un esame che non lascia adito a possibilità di errore è proprio quello del Dna, per cui quando la natura umana si perde in innominabili tentazioni come quelle a cui ha scelto di soggiacere il Bossetti, nel cui computer sono state trovate altre ricerche a sfondo erotico riferito a tredicenni, tanto per confermare la tendenza, è fondamentale che la società civile possa contare su un sistema giudiziario in grado di togliere definitivamente, dal consesso dei cittadini, la minaccia rappresentata da detti individui.

E sarebbe altrettanto necessario che i tentativi esplicitamente pretestuose, messi in atto da difese alla ricerca del non dimostrabile per fomentare il dubbio, venissero impedite nelle loro pratiche inutili e perniciose, nella perdita di tempo e risorse che potrebbero essere dedicate ad altri processi laboriosi, con maggiori necessità probatorie che non il caso Bossetti, affondato definitivamente con il ritrovamento del Dna del soggetto sui leggins della vittima.

Per una volta un plauso alla Giustizia, che un mostro dalle strade è riuscita a toglierlo con sicurezza.

Adesso, con altrettanta sicurezza, sarebbe il caso che si cominciasse a parlare di come far pagare altro genere di mostri che, nella quasi totale impunità, da anni si portano via la vita economica e in qualche caso l’esistenza fisica di persone rovinate dalle loro disinvolte attività, spesso non proprio bancarie.

Qualcuno è riuscito a calcolare il numero delle vittime dei Bossetti in colletto bianco, che negli ultimi 5 anni hanno occupato le cronache giudiziarie?

Non credo di sbagliare di molto approssimando a parecchie decine di migliaia di risparmiatori il cumulo di disperati partoriti a suo tempo dai vari Bossetti di filiale: è vero che la violenza fisica su Yara ha un valore individuale altissimo e una componente emotiva devastante, per il quale non ci sarà mai compensazione, ma quante morti più o meno indirette sono state causate da mostri di cinismo, che hanno giocato con le vite altrui ingannando e causando, alla fine, altrettante morti fisiche di persone che non hanno retto nel vedere il crollo di tutta una vita di lavoro, rubata da impuniti bastardi?

Un augurio perché si cominci a far pagare di brutto anche i delinquenti in giacca e cravatta: sono solo più defilati, magari direttamente meno violenti, ma sicuramente ugualmente privi di coscienza ed altrettanto pericolosi dei Bossetti, perché fino ad oggi non rischiano nulla.

Buona giornata

L’impertinente

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