Cucina impertinente – Castagne in serie A

Castagne in serie A – I Marron Glaces

Una castagna può dirsi “arrivata” in serie A quando il suo appeal travalica le origini, fa dimenticare un riccio spinoso, magari una caduta da un castagno qualsiasi, di buona boschività ma non nobili origini, la raccolta da parte di un qualunque vagabondo escursionista, il tramestio sommesso all’interno del sacchetto in cui, insieme ad altre castagne, affronta il viaggio dell’incertezza, durante il quale potrà chiedere a se stessa e alle vicine, che cosa si aspettano dal futuro.

E nel dialogo tra castagne verranno fuori le diverse personalità, aspirazioni, timori e prospettive, tutte derivanti dal “sentito dire” che l’immaginario collettivo delle castagne, ancora in sentore di castagneto, si scambiano l’un l’altra, ipotizzando destinazioni di tutti i generi, dalla crema di marroni alla farina per il castagnaccio, dalle caldarroste vendute per strada alle castagne bollite consumate in casa, ma poche, anzi pochissime, avranno il coraggio di sognare per se stesse la passerella per top model, il sogno della vetrina delle pasticcerie di lusso, gli umani spendere somme importanti per aggiudicarsi il loro sapore intenso e il loro aspetto gocciolante e zuccheroso, elevato attraverso trasmigrazione esoterica al rango divino di Marron Glaces.

La trappola per golosi che ogni autunno aspetta al varco gli appassionati, su vassoietti dorati e imballaggi firmati dalle migliori pasticcerie, è La Castagna per eccellenza, nel momento in cui la cottura nello zucchero (in realtà in vari tipi di zucchero), trasforma il banale frutto dei boschi in quell’apoteosi di intensità gustativa che ogni vittima umana, refrattaria alla morigeratezza ascetica, ben conosce.

Il problema dei Marron Glaces è che, a differenza delle ciliegie, dove “una tira l’altra” con una ingestione nutritiva tutto sommato discreta, la Castagna Suprema è dotata del potenziale calorico di una centrale atomica, dove con due kili di Marron Glaces si potrebbe riscaldare una città da un milione di abitanti per un paio di mesi invernali.

La conseguenza più classica di una serata di lussuria con detta Castagna (a spararsene mezzo kilo ci vuol niente)  è, oltre ad un pericoloso aumento della curva glicemica, un altrettanto pericoloso incremento della massa ponderale, dove la bilancia che fino al giorno prima vi riconosceva dalla stazza, il giorno dopo la Castagna, presenta indignata le proprie dimissioni per “sospetto tentativo di trasformarla in frittella”, tanto non ci si è accorti di quanto La Dolcissima attentatrice può appesantirti la vita, quale dettaglio riferito non tanto all’esistenza, quanto al buco nella cintura.

Per continuare a mantenere le male abitudini, senza rischiare una precoce sostituzione del guardaroba, piuttosto che un ricovero in terapia intensiva, diventa quindi fondamentale assumere nei confronti della diabolica tentatrice una comportamento di compensazione delle eccedenze: ad ogni etto di marroni ingerito bisogna abbinare corrispondente attività di smaltimento, prima ed allo scopo di evitare gli accumuli e cominciare a dar del tu ai cassonetti, riconoscendoli inconsciamente come propri omologhi di silohuette.

E finalmente, dopo essersi accordati con il proprio metabolismo per lo smaltimento degli zuccheri in eccesso, ci si può godere nel tiepido languore delle domeniche mattina, in compagnia degli affetti più cari (mogli, amanti, gatti, figli… computer, tablet e smartphones), la rilassante rotondità dei uno dei frutti più poveri del nostro territorio,  assurto suo malgrado al rango di assoluta prelibatezza da un lato, e a quello di feroce assassino di coronarie dall’altro.

Sul bugiardino c’è scritto: maneggiare con attenzione, non è facile staccarla dalle dita ma il sistema migliore è infilarsela in bocca. Masticare estaticamente indossando scarpe da jogging per combattere con celerità i possibili effetti collaterali. In caso di ingestione eccessiva consultare il medico, portandone un vassoietto anche a lui. Deve potersi rendere conto di persona dell’effettiva entità della minaccia.

Buon appetito

L’impertinente

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