Cronaca – Drogato per vocazione

Drogato per vocazione

La notizia in sé sarebbe drammatica se non avesse dei risvolti tendenti al ridicolo: un torinese tossico 42 enne muore per overdose, cioè roba che purtroppo capita tutti i giorni nell’ambiente di chi si fa, e fin qui siamo nella norma.

Quello che la fa diventare assurda e ridicola, sono le modalità della vicenda: il tossico 42 enne era un informatico, padre di due figli assolutamente normali,  regolarmente sposato e dal benessere evidente, della cui vita familiare la moglie dice “non ci mancava neanche il superfluo”, che a un certo punto della sua vita ha cominciato ad infilarsi su per qualsiasi orifizio qualunque cosa gli capitasse sotto le mani, dai bulloni alla caponata di melanzane.

Il racconto degli ultimi due anni del soggetto nelle parole della moglie che dice: si drogava con qualunque cosa riuscisse a reperire nel dark web, non bucandosi come un tossico di eroina, ma sniffando, inalando, ingerendo e infilandosi per via rettale le diavolerie che comprava.

Finché una sostanza ancora sconosciuta perfino al Sert a cui si rivolgeva da due anni, appunto, ha avuto ragione di lui e lo ha ucciso, sotto gli occhi dei familiari. Immagino perché al Sert ti cercano gli oppiacei, i cannabinacei, le amfetamine e via dicendo, ma se tu ti fai con la ricetta segreta numero xyzkj3456, prodotta in un sottoscala di Bangkok  da un tailandese decerebrato, trovare quella è dura.

Le parti mancanti di tutto questo racconto surreale, per chi non se ne fosse accorto, sono

  • Ammettendo una malsana curiosità nel voler provare una droga, ma farsele tutte per andare fuori di testa a tutti i costi, assumendole perfino in supposte, vuol dire che già da un po’ non era proprio “centrato”, e per via rettale bisognava consigliargli la bagna cauda con la ‘nduja. Esperienza garantita e magari si salvava.
  • Nei racconti della moglie si viene a sapere che aveva trovato il modo di fumare tramite la sigaretta elettronica un deodorante comprato in Spagna. Come se io decidessi di farmi sulla griglia e mangiarmi un copertone acquistato in Madagascar. Ma come ti vengono certe idee ?
  • Riceveva continuamente pacchetti di origine diversa, e la moglie invece di buttare il contenuto nel cesso, li nascondeva in giro per casa fin quando lui non li trovava. Alla Signora il Premio Volpe dell’anno 2017! La buonanima applaude per procura.
  • In ospedale, non trovando tracce dei prodotti particolari che assumeva, hanno ipotizzato che soffrisse di attacchi d’ansia relativi alla vita quotidiana. La moglie sapeva che sperimentava sul proprio organismo qualunque porcheria, per giunta sperimentale e anonima, trovasse sul mercato, e non è stata capace di prenderlo magari di punta ma farlo smettere, dopo che cadeva dalle sedie addormentandosi di colpo o cercava di infilare la chiave del cancello in bocca al cane, scambiandolo per la serratura. Il cane si sta ancora chiedendo che accidenti volesse!

Se questa ed altre questioni sulla materia non dovessero essere poste e non trovassero risposte, rimarrebbe solo la scoperta , drammatica nella sua semplicità, che ci sono drogati per vocazione, e che una volta aperto il vaso di Pandora, per loro sia impossibile richiuderlo, trascinando le conseguenze fino alla fine fatta da Carlo, 42 anni, padre e marito fino a quel momento “normale”.

Io non so se e quanti potenziali Carlo ci siano in giro, e probabilmente neanche loro sanno di essere a rischio, ma insieme alla legge per la legalizzazione della cannabis, chiederei di introdurre un test obbligatorio di reazione agli stati alterati. Perché se su un indice di reattività da 1 a 10 si scoprono altri Carlo che arrivano a 200, sarebbe forse il caso di saperlo prima e farlo sapere alla famiglia. Magari preparare i clisteri di bagna cauda con la ‘nduja.

Buona giornata

L’impertinente

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