Quotidianità – Pensiero evasivo

Pensiero evasivo

Non c’è giorno, ora, momento nel quale non si sentano da parte di qualcuno i lamenti per la pressione fiscale e le vessazioni a cui la macchina burocratica sottopone il cittadino, peggio che mai se ha avuto la sfiga di pensare, in tempi ormai passati, di potersi guadagnare da vivere tramite una partita Iva.

Recentemente parlavo con una persona, libero professionista, della convenienza o meno di tenere aperta l’attività o di fuggire all’estero, per trascorrere una dignitosa “seconda giovinezza” anagrafica, oggi in Italia chiamata “prima spremibilità fiscale”, per la quantità di gettito ottenibile dai malcapitati possessori di attività autonoma.

E il calcolo del disastro si articolava più o meno su queste cifre: con un fatturato di 98.000 € ne aveva circa 20.000 tra spese reali e detrazioni, facendo più o meno 80.000 km l’anno, quindi sull’imponibile residuo di 78.000 € se ne pagano 16.000 di Inps e 33.000 di Irpef, portando il teorico guadagno netto a 30.000 € annui, cioè 2500€/ mese.

Che, per quanto indecente, potrebbe essere sufficiente per sopravvivere, se non fosse che facendo 80.000 km l’anno c’è da sostituire una vettura dopo un anno e mezzo, perché aumenta il rischio di fermo macchina con le conseguenze di mancato fatturato e problemi con clienti che si possono immaginare.

Quindi un’auto da 30.000 € + Iva, di cui si può detrarre in 3 anni non oltre l’80% porta a una detraibilità di 24.000 € in 3 anni, cioè 8.000 € l’anno, dove se deve cambiare l’auto dopo un anno e mezzo, perde 12.000 € di detrazioni e deve tirarne fuori di nuovo 30.000 più Iva (anche l’Iva si recupera all’ 80 %), quindi dopo 12 mesi in cui ne ha incassati 30.000 gliene restano 22.000

In 12 mesi ha guadagnato 1833 €/ mese dopo averne fatturati 98.000.

Ma i 22.000 li ha guadagnati se è riuscito a farsi pagare dai clienti, perché se ha qualche sospeso non ha incassato nemmeno quelli, e ha già pagato l’Iva sulle fatture emesse, per cui ci sono buone probabilità che  abbia lavorato un anno per poche centinaia di Euro al mese, quando non in perdita secca.

Adesso voglio sentire qualcuno che si stupisce per il “pensiero evasivo”, nel quale ci si chiede se rischiare di evadere la tasse o evadere direttamente dal paese.

Perché, a queste condizioni, il 90% degli autonomi sotto i 100.000 € di fatturato sono pressoché obbligati a evadere per sopravvivere, con tutto ciò che rischiano.

Gli unici a non capire questi quattro calcoli da niente, stanno al governo, dove credo ci sia un interesse specifico nell’ammazzare le partite Iva, sennò un minimo di soglia “paracadute” ci sarebbe, e invece no.

E, soprattutto, dopo la sparizione di oltre 500.000 partite Iva negli ultimi 7 anni, il ministero per lo sviluppo economico saprebbe indicare con quale motivazione bisognerebbe scegliere di aprire un’attività in Italia, a queste condizioni? Evidentemente ci si accontenta di tassare i passaporti di chi se ne va, quello sì che è un business.

Buona giornata

L’impertinente

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