Politica – Autonomia di rimbalzo

Il Governatore del Veneto, Luca Zaia

I veneti hanno detto la loro, i lombardi un po’ meno, ma alla fine della fiera viene fuori dalle urne il risultato che il veneto vuole tenersi i 9/10 delle tasse pagate dai cittadini, e i lombardi si accodano alla richiesta. Zaia gode come un riccio in calore,

Maroni vive un coito interrotto dalla scarsa affluenza, ma viene salvato dalla percentuale dei Sì.

Adesso sarà meglio che anche le altre regioni si diano una mossa, perché sperare che da Roma non cerchino di recuperare da altre parti quanto stanno rischiando di perdere da Veneto e Lombardia, mi sembra una pia speranza, e una autonomia fiscale pari a quella richiesta dai lombardo veneti, è il rimbalzo obbligatorio del referendum, anche per chi il referendum non ha avuto.

Se consideriamo che 1/10 per ogni regione dovrebbe essere ciò che resta a Roma, nelle richieste referendarie, vuol dire necessariamente rimettere in discussione quanto da Roma viene speso, sia per la macchina organizzativa dello stato, che come tutti sanno non brilla per efficienza e trasparenza, sia per quelli che sono i potentati locali che, fino ad oggi, con il nord che ha sempre pagato per tutti, si è riusciti a sostenere, ma con un tracollo nel gettito romano come quello che sia annuncia, diventerebbe pressoché impossibile.

Non mi immagino assolutamente alcune regioni, non propriamente virtuose, rinunciare agli stipendi delle migliaia di forestali inutili, dipendenti pubblici in esubero, finti pensionati e concentrazioni spaziali di pensioni d’oro, al punto di non sapere più  da che parte spremere i propri rappresentanti nel governo, perché la mucca non da più latte.

O meglio, perché il latte si ferma in casa di chi lo produce, dove chi non produce nulla o poco, è inevitabilmente destinato a cercare di compensare con altri sistemi, che però, al momento, nessuno immagina.

Adesso la parola andrà necessariamente al governo, che non sapendo che pesci pigliare la manderà al parlamento, dove si innescherà la battaglia tra esponenti delle regioni del sud, con tutto l’interesse a lasciare le cose come stanno, e parlamentari del nord che, almeno in teoria, dovrebbero essere pro autonomia, cioè trattenimento delle risorse sul territorio.

Dico “almeno in teoria”, perché a differenza del Veneto, gli abitanti del Piemonte e della Lombardia sono in grande misura meridionali e potrebbero vedere in maniera diversa il tentativo di sottrarre a Roma ciò che Roma spende per i loro parenti e amici al sud.

Detto ciò, scusandomi per le ovvietà, neanche tanto ovvie perché sui giornali queste considerazioni ancora non le ho lette, rimane sul tavolo l’eterna questione nord/sud: esiste la possibilità che il Veneto, e dopo di loro anche altre regioni, di fatto obbligate dalla fuga veneta, possano arrivare alla richiesta di indipendenza non solo più fiscale, ma dall’Italia, se non venissero accolte le istanze di tipo economiche?

Alla Lega buttano acqua sul fuoco, con Maroni che sceglie, a parole, la via di mezzo della “parziale autonomia” senza andare a modificare la Costituzione, ma se crede che verranno lasciati i 9/10 sul territorio che li produce, allora credo proprio non ci sia storia.

A meno che sia una trattativa da mercato del pesce: ti chiedo 9/10 per portarne a casa di fatto poco più dell’attuale, che poi attraverso i soliti “mastruzzi” istituzionali con Decreti Legge alle 4 del mattino del giorno di Natale, si vedrà come far rientrare.

Ecco, a questa ipotesi credo molto più che a tutto quanto si sta dicendo in questi giorni, perché non dimentichiamoci che in Italia “bisogna che cambi tutto, perché non cambi nulla”.

Buona giornata

L’impertinente

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