Cronaca – A discrezione del Giudice

A discrezione del Giudice, ogni tanto la Giustizia fa una brutta fine

Se nelle cause civili si può ancora concedere una attenuante, in quanto manca, almeno fisicamente, l’elemento violento, nelle cause penali si immagina che a fronte di delitti efferati, omicidi, devastazioni della vita altrui con lesioni permanenti, con l’acido, con esiti insanabili dallo stato iniziale, il Giudice scelga di applicare sempre la soluzione che esclude il reprobo dal consesso civile, per il maggior tempo possibile.

E invece no. In una recente puntata di Matrix si scopre che la discrezionalità del Giudice è in grado di garantirci un assassino confesso, che risolve tutto con la motivazione “mi è partito un embolo” e si troverà di nuovo a spasso per il paese dopo ben 8 anni di galera.

La sentenza che viene commentata riguarda il processo per la morte di Debora Fuso, uccisa nel maggio 2016 dal fidanzato, Arturo Saraceno, che a seguito del rito abbreviato se la cava con una condanna nominale a 16 anni, già sapendo che ne farà non più di 8 reali.

Personalmente mi associo alla disperazione del padre di Debora, che dopo aver perso la figlia uccisa con 15 (quindici coltellate, non una, sfuggita per rabbia; dato che c’era ha deciso di finire il lavoro), chiede che in questi casi non valga il rito abbreviato.

Ma il bello viene quando nel prosieguo della trasmissione, Nicola Porro ha la buona idea di chiedere ai presenti, un magistrato e un cronista giudiziario, se l’applicazione della pena, nonostante il rito abbreviato, sia a discrezione del Giudice: incredibilmente la risposta è SI.

Citando altri casi si viene a scoprire che, in altri processi con il rito abbreviato, è stato comminato l’ergastolo, cioè la volontà del Giudice ha scavalcato la pena genericamente chiesta di 24 anni per omicidio, che depurata di un terzo della pena, dato che si chiama “riduzione premiale” per riconoscere la collaboratività del colpevole (bisogna ringraziare l’assassino per non farci perdere tempo), diventa di 16 anni, che nella realtà del buonismo da tribunale diventano 8 anni effettivamente scontati.

Ora, le domande da mercato ortofrutticolo, quindi senza esoterismi di cultura giuridica, ma con il volgare buonsenso della gente comune, sono:

  • è possibile che un Giudice veda il proprio ruolo in maniera così inutile che, pur di continuare con i riti abbreviati, preferisca rimettere in circolazione un assassino volontario e confesso dopo 8 anni, quando ha la possibilità di sbatterlo dentro per tutta la vita?
  • Quale meccanismo scatta nella mente del Giudice per decidere che un soggetto, per quanto travolto dall’ira, se va a prendere un coltello invece di tirare un pugno, e lo usa 15 volte, proprio uno dalla psiche solida non è?
  • E’ vero che in Italia la pena tende alla rieducazione del delinquente, ma sarebbe il caso di cominciare a pensare anche alla società civile fuori delle carceri e a distinguere per tipo di reato. Un conto è ridurre la pena al ladro d’auto, al truffatore, al rapinatore con la finta bomba o la pistola scarica, ma che cosa induce il Giudice a pensare che uno così sia rieducabile?
  • Domanda da un milione di cazzate: perché uno così fa il Giudice? Perché magari non gli hanno ancora ammazzato nessuno, e vuole ringraziare gli assassini che incontra per non averlo fatto?

Buona giornata

L’impertinente

 

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