Cronaca – Corona è ospite affezionato

Fabrizio Corona – Affezionato ospite delle patrie galere

Occasionalmente mi capita di seguire le vicende carcerarie di Fabrizio Corona, e ogni volta mi stupisco della presunzione di onnipotenza, ai limiti del delirio psichiatrico, che affligge il soggetto.

Anzi, per essere più precisi, che continua ad affliggere il soggetto, nonostante i guai a ripetizione che detto atteggiamento gli ha scaraventato addosso.

Ammesso e non concesso che la spacconeria manesca, con la quale il palestrato piantagrane si relazionava con tutti quelli che gli davano fastidio nella vita quotidiana, fosse una esibizione di successo economico, peraltro di pessimo gusto, perché ostentata, a sentir dire, con denaro spesso non suo o ottenuto tramite pratiche sanzionabili dal codice penale, (come poi si è scoperto), detto modo di agire non è mai venuto meno neanche con i giudici.

Nei confronti dei quali, non tenendo conto alcuno del contesto in cui si muove, continua a mercanteggiare la propria posizione nonostante non si renda conto, e probabilmente i suoi avvocati non riescono e fargli capire che, fondamentalmente, l’unica maniera che ha di uscirne vivo, è starsene tranquillo a scontare la sua pena.

E farlo senza dare in testa a tutti quelli che si trova davanti, con argomentazioni surreali e un tono da Santa inquisizione: “volete spiegarmi perché il condannato Formigoni, che (secondo lui) ne ha combinate più di me, sta fuori e io sono dentro?”

Esemplare la risposta che il citato bel personaggio, anch’egli condannato per illeciti di vario genere, il Celeste Formigoni appunto, gli ha dato sul perché Corona è in carcere e lui no: “ Caro Corona, è questione di stile, io, a differenza di te, non ho mai rotto le palle a quelli che mi possono essere utili”.

Cioè, ci sono condannati intelligenti e condannati cretini, in sostanza gli risponde l’ex presidente della Lombardia, con il che dicendo implicitamente che le buone relazioni gli hanno fruttato l’immunità che al momento lo tiene al sicuro.

Di fatto, la rissosa retorica che affligge il Corona, con la quale continua a rendersi il più fastidioso e antipatico possibile, non consente a nessun giudice di provare una qualche forma di empatia per lui, e rafforza la convinzione per cui uno così sta bene solo in galera.

Credo che nel proprio intimo, tutti i giudici con cui ha avuto a che fare, siano certi che nei primi venti minuti da quando verrà rilasciato, avrà di nuovo cominciato a delinquere, a minacciare, a estorcere, a esercitare pressioni su qualcuno, a non rispettare regole, a volere una realtà secondo il proprio capriccio, perché l’unica forma relazionale che gli risulta naturale come respirare, è la prova di forza, magari esibita in pubblico “perché Corona non si piega, mai”.

A quel punto, una declamazione di buoni propositi dopo vari arresti, l’evasione in permesso premio, le dichiarazioni di Don Mazzi che dopo averlo avuto in affidamento ha dichiarato, “non lo voglio più perché mi ha fregato”, ottiene l’effetto contrario: alle buone intenzioni di Corona non crede nessuno, sicuramente non i giudici, probabilmente nemmeno lui.

Forse sarebbe il caso qualcuno gli spiegasse, se fosse in grado di capirlo, che nella sua scommessa contro lo Stato, i giudici sono i croupier e il tribunale è il casinò. E’ inutile cercare di intimidire il casinò: il banco vince sempre, e Corona dovrà farsene una ragione. Rimarrà affezionato ospite delle patrie galere.

Buona giornata

L’impertinente

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