Quotidianità – Dalla cassa con indifferenza

L’indifferenza è…

Passa meccanicamente sul lettore di codici a barre gli articoli acquistati, li spinge senza importanza lungo lo scivolo per l’imbustamento, lo sguardo vacuo di chi non è lì, e quando ti legge il totale da pagare, sei ormai preda del dubbio: ma questo alla cassa cosa ci stà a fare?

Sì, ok, a prendere i soldi e dare gli scontrini o i punti spesa, ma per chi fa caso un attimo al comportamento del personaggio, sono più i dubbi che le certezze.

Per intanto, la serietà professionale non esime da un minimo di contatto col cliente, dove se anche ci scappa un sorriso e una battuta, male non fa e magari aiuta a far tornare quel cliente, nel quale rimane il ricordo di aver interagito con una persona piacevole.

Ma quando l’esperienza del cliente è pari a una strofinata del viso contro una brusca per cavalli, allora la cosa cambia.

Cambia perché, se l’esperienza positiva, nella memoria  ha un valore 10, quella negativa ha un valore 100, perché tocca il nostro ego, che come si sa, è uno dei peggiori meccanismi automatici che si innescano nel rapporto tra individui.

E se do un valore negativo all’esperienza in quel negozio, tendenzialmente ci andrò se non ne posso fare a meno, magari scegliendo un altro addetto cassa, ma sicuramente paventando di ritrovarmi davanti la fredda, triste, scomoda presenza di un personaggio che non saluta, non ringrazia, non interagisce e si comporta esplicitamente come se qualcuno l’avesse messo in cassa ad espiare, per la durata di 8 ergastoli, una vita di crudeltà innominabili e nefandezze irripetibili.

Ovviamente alla faccia delle gioiose e colorate frasi e immagini di marketing, all’interno del punto vendita che, pur di farti sentire a casa, raccontano di profumi, sapori ed esperienze da camino in inverno o sabbie bianche d’estate, abbracci affettuosi e chiacchiere confidenziali, bambini educati e giocosi, ardenti legami amorosi e bottiglie di indispensabili nettari con i quali intrattenere gli ospiti.

E tu, ignaro, con il carrello pieno di promesse, ti scontri con il gelido scontroso, infastidito dall’esistenza tua, sua, e di qualunque cosa gli si pari davanti nell’orario di lavoro, che sicuramente gode a denti stretti e senza sorridere, di riuscire a rovinare il momento rilassante della spesa fatta e del ritorno a casa, a quanta più gente possibile, perché lui è incazzato col mondo, sempre, a qualunque ora di qualunque giorno.

A quel punto, fai gli auguri di continuare ad essere triste e scontroso per il resto dei suoi giorni, o per lo meno quelli che gli rimangono prima che qualcuno dica all’assistenza clienti “va beh, ma levate quel cadavere dalla cassa, solo a guardarlo riesce e farmi piangere il bambino, singhiozzare il cane, inacidirmi le mozzarelle appena comprate e deperire le fragole senza aver toccato il cestello”.

Magari qualcuno della direzione potrebbe cominciare a far caso a quel personaggio, simpatico come un rotolo di filo spinato e garrulo come una lapide in gennaio, chiedendosi se non sarebbe meglio inviare la sua espressione accigliata e infastidita a far compagnia alle iguane dello zoo, la cui espressività potrebbe essere presa a modello per migliorare quella del giulivo ex cassiere, ormai utilizzabile esclusivamente ad accelerare la cagliata del latte.

Forse allora, ormai motivato dalla esclusione dall’ambiente di lavoro e magari con reali motivi per cui accusare il colpo, si potrà guardare allo specchio di casa e compiacersi di non essere riuscito, per anni, a concedere un sorriso al prossimo, con il che allenandosi col dovuto anticipo a non sorridere più, nella indifferenza ormai consolidata a dominare la sua vita, per molti anni a venire.

Buona giornata

L’impertinente

 

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