Politica – Dove non interessa la legalità

Sicilia – dove non interessa la legalità

Sarebbe meglio che qualcuno dicesse a Di Maio & C, che in Italia la legalità è una bandiera che si può sventolare solo fin quando non arriva sotto gli occhi degli elettori quell’altra bandiera, quella per cui tutti o quasi sono disposti a cambiarla, i soldi.

E mentre, a pochi giorni dalle elezioni regionali, le facce promozionali del triumvirato a 5 stelle si spendono in immagini di opportunità da inventare in una Sicilia da ricostruire, (che non verrà ricostruita mai, in linea con la tradizione locale), il pifferaio magico arriva e sbanca, portando con se il potere immaginifico del sogno.

In un delirio frusciante di carta moneta, fatta annusare agli astanti speranzosi e plaudenti, nonché perfettamente al corrente delle passate (o presenti?) amicizie del fantastico musicista con coloro che nell’isola hanno il potere assoluto, si materializzano visioni di milioni di turisti a riversare il proprio obolo sulle aride campagne locali, di posti di lavoro con contratto pluricentenario, di ulteriori 5/6 miliardi l’anno di provenienza statale, da destinare allo sviluppo dell’isola, di un Casinò a Taormina, del mitico ponte sullo stretto (che costerà al resto dell’Italia come due anni di PIL),  della eliminazione delle imposte per gli emigrati di rientro in patria (come dire “mandami i soldi in Germania che li facciamo rientrare senza tasse e senza doverne giustificare la provenienza), perfino dell’abolizione del bollo auto e della riduzione in maniera inequivocabile delle tasse che, a maggior ragione in Sicilia, sono viste come e peggio del colera.

Ovviamente se pagate dai siciliani, perché se pagate dagli altri italiani e usate per sponsorizzare la Trinacria, allora non sono mai abbastanza.

Mancano al prodigioso elenco la cura istantanea dei tumori in fase terminale, l’annullamento della forza di gravità, il superamento della velocità della luce e, dulcis in fundo, la modifica della Costituzione nella quale sancire, una volta per tutte, la posizione della Sicilia quale paradiso terrestre con l’obbligo di mantenerla da parte degli altri italiani con almeno millemila miliardi l’anno, tanto per non farsi mancare nulla.

E qui, viene da sorridere della ingenuità dei galoppanti piazzisti a 5 stelle, che con buoni propositi e onesta lungimiranza, vengono a combattere contro l’umana ambizione di fare soldi senza fatica, o meglio facendo faticare gli altri.

La musica del frusciante è, da sempre, l’unica percepita dagli afoni, dai sordi, dagli stonati, da tutti quelli che confonderebbero Bach con la mazurka, l’heavy metal con il samba, i canti gregoriani con gli ululati alla luna.

Ragazzi, non c’è storia, il pifferaio miliardario ha di nuovo solleticato, con la sua presenza abbiente, galante, trasgressiva e impunita, la fantasia di tutti quelli che sperano, più o meno inconsciamente, che Dio si ricordi di loro e che da Arcore parta la slitta con le renne per coprire gli elettori plaudenti con i doni attesi e sperati da tutta una vita, in cambio della cosa più semplice e meno impegnativa che si possa chiedere: il voto.

Vedano, cari Signori Di Maio, Di Battista e Cancelleri, quando uno che di soldi ne ha fatti una valanga, riuscendo a sfuggire a tutti i magistrati d’Italia, decide di parlare ai più bassi istinti di un popolo, ci riesce perché lui è lo stereotipo mai ammesso a cui nove italiani su dieci si ispirano, indipendentemente dal credo politico, ma con l’ammirazione trasversale per il potere economico.

Poi promette soldi (e lui con i soldi ha un rapporto molto stretto), per cui se non altro per sentirsi ancora una volta con in mano la schedina, sperando che sia vincente, in Sicilia lo voteranno, perché voi forse vorreste cambiare qualcosa, lui è già sicuro che non lo farà, non toccherà nulla degli interessi inconfessabili che voi volete mettere a nudo, ma dice quel che tutti vogliono sentire, senza di fatto pestare i calli a nessuno.

Cari 5 stelle, se volete arrivare a quei numeri che vi possono far governare, avete bisogno di uno sponsor ricco, molto ricco, disposto a parlare la lingua del compromesso che tutti amano e nessuno ammette.

Anzi, forse più di uno sponsor avete bisogno di un padrino.

Buona giornata

L’impertinente

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