Cronaca – Il mandante del diavolo

Caso Regeni – Il mandante del diavolo

O meglio “pestare le coda al diavolo 3”, dove l’ultimo sviluppo della vicenda Regeni chiama in causa la relatrice dell’università di Cambridge che, dopo un anno sabbatico, presumibilmente speso nel sottrarsi alle insistenti richieste di testimonianza da parte della magistratura italiana, oggi riappare più reticente e lacunosa che mai.

Un significativo articolo di Repubblica commenta il ruolo di detta docente, cittadina inglese di origini egiziane, che oltre ad insegnare nella prestigiosa università inglese, svolge (magari svolgeva, fino alla morte di Giulio) attività più o meno occulta di diffusione di messaggi e teorie non proprio gradite al governo di Al Sisi, e lo faceva con il più classico e irridente sistema conosciuto: “ pulire il fornello con la pelliccia altrui”.

La pelliccia in questione, anzi la pellaccia, nonché tutto il resto di quanto ritrovato torturato e ammazzato nel famoso fossato fuori il Cairo è, manco a dirlo, quella di Giulio Regeni, che in una attenta ricostruzione di chiamate Skype con la madre e un’altro collega, di recupero di scritti e report vari, ammette esplicitamente di sentirsi a rischio, comunque non sicuro della innocuità di quanto stava facendo e gli veniva richiesto con insistenza dalla relatrice.

Perché si scopre che le indagini sul  nascente movimento sindacale egiziano erano proprio svolte presso quei micro sindacati autonomi che, a suo tempo, avevano dato il via alla rivolta di piazza Tahrir, con il relativo coinvolgimento nelle cosiddette “primavere arabe”, poi finite come sappiamo.

Pare che la Signora, rispondente al nome di Maha Mahfouz Abdel Rahman, al di là di alcune fumoserie riguardanti i titoli accademici di cui si fregia, sia un’attivista che ha preferito delegare ad altri, sotto la “copertura” di relazioni e studi condotti per conto dell’università, la propria personale attività di contrasto al regime di Al Sisi, o magari di evoluzione della società egiziana in una direzione piuttosto che in un’altra,  ma in entrambi i casi facendolo dal proprio ufficio di Cambridge invece di andare a farlo sul posto.

Va da sé che se lavori per Amnesty International, sai i rischi che corri, ma se fai una relazione di dottorato sulla nascita dei micro sindacati in un paese arabo, almeno sulla carta dovresti essere meno visibile, per cui la domanda: perché essendo originaria dell’Egitto, con nessun problema dal punto di vista linguistico e sicuramente migliore conoscenza degli usi e costumi locali, la professoressa aveva bisogno di una “testa di paglia” da mandare in giro al posto suo, richiedendo peraltro a Regeni di fare domande scomode, pensando che non corresse rischi?

O meglio, sapeva che correva il rischio di essere intercettato dai servizi egiziani, e se n’è fregata?

Per il momento il governo egiziano sta dicendo ai governi occidentali, in ansia per la sorte di uno degli avvocati dei Regeni, arrestato con l’accusa di cospirazione contro lo stato, di farsi i fatti propri.

E lo sta dicendo incurante delle accuse di tortura che gli vengono mosse da varie parti, con il che volendo precisare che, mai ammettendo che dette pratiche vengano usate, il solo volerlo sapere è considerato ingerenza non gradita.

Prima o poi ci sarà qualcuno anche da noi che deciderà di accettare il fatto che determinate pratiche inumane in Europa, vengono tranquillamente applicate di là del mare, in quanto provenienti da una cultura non integrabile con la nostra?

Con buona pace dei Signori Regeni che, immagino, avranno davanti ancora molta strada per arrivare alla verità, se mai riusciranno ad averla.

Ma voler credere che qualunque colpevole gli possa venire proposto in un più o meno lontano futuro, sia veramente l’assassino di Giulio, la vedo più incredibile degli asini che volano, e per il momento molto distante.

Chi sia ad avere ucciso Giulio lo sanno tutti e non lo diranno mai. Si tratta solo di scegliere, qualora fosse ritenuto necessario, a chi buttare addosso la croce e magari far ritrovare in un altro fossato.

Tutto il resto serve a vendere i giornali.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

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