Quotidianità – Dalla Panda alla neuro

Dopo la Panda, la neuro

Non ce la posso fare. Esco di casa alle 11 del mattino, con una temperatura esterna di 12 gradi all’ombra, 20 al sole, e la prima che incontro è una Panda a 25 km l’ora, guidata da un essere sicuramente femminile, bardata da spedizione Amundsen, infagottata in  giaccone, sciarpa, guanti e berretto in lana calato sopra le orecchie, dal quale escono ciuffi di capelli biondastri tanto per non dover scrivere “femmina alla guida” sul vetro posteriore.

Probabilmente sta cercando di dimagrire seguendo la teoria del sudore, che tutti sanno sia sbagliata, cioè non ti fa perdere niente altro che acqua, disidratandoti, ma c’è sempre chi ci vuol credere.

La seconda, davanti a me allo stop, mi fa una falsa partenza con inchiodata successiva, timorosa dell’arrivo di altra auto alla distanza di 5 km, ma tanto basta perché lei, la seconda femmina della giornata alla guida della seconda Panda, decida che è meglio lasciarla passare, così bloccandosi in mezzo alla sede stradale.

Dopo aver evitato per un pelo di tamponarla, mi dico che se la giornata inizia così, farei meglio a tornare a casa. Purtroppo non lo posso fare e aumento l’attenzione, per quanto possibile.

La terza è la nemesi nell’immaginario collettivo: l’uomo col cappello, magari anche con la dentiera e con un’inizio di Parkinson, sta prendendo possesso di tutta la sede stradale attraverso gli ingombri ingestibili di una Panda Cross, vero mito dell’ “Adventure no limits”, con la quale tentare impavido di domare il traffico del sabato, sommando ai 35 km orari di velocità massima un’andatura tremolante, probabilmente di derivazione patologica degenerativa o magari da alcool, ma comunque devastante per le mie coronarie già provate dalle Panda precedenti e relativo stress.

Sulla strada del ritorno, dopo aver mentalmente insultato un’altra mezza dozzina di prove viventi che la patente non richiede alcuna abilità, ma è un diritto come respirare, sennò questi mentalmente devastati, insicuri, senza cervello, senza capacità, senza qualunque cosa di vicino a un minimo di efficienza, non sarebbero sulla strada,  tutti accomunati dal fatto di guidare una Panda,  mi arriva la perla della giornata.

L’intrepida condottiera di una famiglia di peluche, ballonzolanti per tutta la vettura, guida una Panda grigia, relativamente recente, con il piglio e lo sguardo di ghiaccio di chi ha un obiettivo da raggiungere a tutti i costi di là dell’orizzonte, e per una volta che guido rilassato, senza cambiare corsia, ai 120 kmh in autostrada, mi sorpassa sulla destra, nella corsia dei veicoli lenti, viaggiando a 140/150 l’ora, con un lunghissimo colpo di claxon, come per dirmi “togliti da lì che mi ingombri la strada”.

Dopo 5 secondi di perplessità nei quali mi chiedo che diavolo vuole, decido di accelerare per chiederglielo.

E dopo averla raggiunta e guardata, mi rendo conto di avere sotto gli occhi la sorella motorizzata della sfinge di Giza. La femmina è immobile, aggrappata al volante, non sposta gli occhi per non incontrare alcuno sguardo interrogativo, non dover abbozzare nessuna risposta, non dover chiedere al suo pavido cuoricino di dover affrontare un bruto con moglie al seguito, che vorrebbe soltanto sapere “embè, cosa c’è che non va?”.

Lì mi rendo conto che il problema non è la Panda, ma il fatto che, per i 9/10 di quelli che la guidano e per la fortuna di mamma Fiat e tutti quelli che lavorano alla produzione del veicolo, la Panda è l’unica auto che questa colossale valanga di impediti riesce malamente a padroneggiare, senza provocare una strage al giorno.

Me ne faccio una ragione, con la motivazione che se ognuno di detti fenomeni avesse 200 cv da portare a spasso, l’unica sarebbe andare in giro con i carri armati. Il problema è che, con la stessa incoscienza che li mette sulla strada alla guida di una Panda, parecchi di loro tenterebbero di guidare un panzer, e allora molto meglio che la Fiat continui a produrre e vendere “la più amata dagli impediti”, per chi impedito non è e per tutti gli impediti devoti.

A breve mi aspetto qualcuno in Panda con il casco integrale e la tuta ignifuga, perché non si sa mai, della strada c’è da aver paura, figurati dell’autostrada.

Una curiosità: provate a cercare su Google Immagini “donna sulla Panda” e contate quante Panda non coinvolte in incidenti compaiono sulla pagina dei risultati.

Buona giornata

L’impertinente

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