Cronaca – Dalla Russia con dolore

Giampiero Ventura in compagnia di altri due che non ce l’hanno fatta

Non volendo venire meno al paragone con due tra i più famosi conquistatori della storia che hanno tentato di far suonare la propria musica in Russia e sono tornati suonati come tamburi, Giampiero Ventura ha messo, suo malgrado, la firma su una debacle che non si vedeva dal 1958 lasciando il mondo del calcio e non solo, con l’amarissimo in bocca.

Ho detto “e non solo” perché oltre ai pallonari per passione e per vocazione stanno soffrendo intere categorie di soggetti che sui mondiali di calcio, generalmente, montano un business estivo altrimenti non replicabile con altri spettacoli.

Sto parlando di tutti i titolari di ritrovi di ogni genere che stavano già lucidando gli ottoni programmando un’estate di eventi collegati alle partite dell’Italia, con le quali riempire le serate degli appassionati e i registratori di cassa dei propri esercizi.

Lutto profondo per i venditori di birra che speravano almeno in un onorevole piazzamento della squadra italiana, per non parlare dei paninari stradali che ancora rimpiangono l’ultimo mondiale vinto dagli azzurri, dove nel giro di una notte oltre ai panini in copiosa quantità, il consumo di bevande più o meno alcoliche ha determinato lo smaltimento delle scorte di cadaveri ammucchiati nelle cantine dai mondiali di Spagna dell’ 82.

Eppure, se mai c’è stato un momento in cui perfino i digiuni di tecniche calcistiche come me, si sono resi conto che l’unico collante a tenere unito il paese è la nazionale di calcio, bisogna riconoscere che i milioni di allenatori da bar che per giorni sparleranno di quanto poco la partita l’abbiano vinta gli svedesi e quanto molto l’abbiamo persa noi, tutti convengono su una ragione: le nazionali sono le squadre più soggette al fattore fortuna, perché non avendo praticamente mai il tempo di sviluppare un coordinamento d’insieme, quando e se si verifica, è veramente un miracolo.

Al di là degli errori del Ventura oggi o dello Sventurato di domani nel centrare la formazione, i cambi e le strategie, quando si innesca quell’intesa di propositi tra i giocatori che permette di pensare nella testa dei compagni ogni azione, anticipandola o finalizzandola alla perfezione, lì veramente si dovrebbe accettare che di miracolo si tratta.

Perché dati gli impegni sportivi, di immagine, di marketing etc… delle attività di club, far funzionare 11 soggetti che in campionato si prendono allegramente a calci nelle rotule tra loro, dato lo scarso numero di occasioni per giocare insieme e diventare una squadra, se riescono mai a vincere le prime partite di un  mondiale è veramente solo fortuna.

Le vittorie aumentano l’empatia e se il torneo prosegue, ci sono buone probabilità di vedere un calcio di qualità, dove la vetrina mondiale stimola a dare il meglio, ma non è stato il caso degli Sventurati odierni.

Mosca ancora una volta si è rivelata fatale per gli italiani e la campagna di Russia va rimandata a data da destinarsi.

Almeno non si sono scontrati con il “generale inverno” che ha congelato le ambizioni di altri conquistatori, ma già così la doccia gelata presa dal calcio nostrano si presenta come la necessità di cambiare tutto, almeno nelle parole udite fino ad oggi.

Perché se anche il calcio che tiene insieme questo paese viene a mancare, allora all’Italia non resta che Berlusconi, tra gli stupori internazionali per il ritorno in sella, che sta cercando di far dimenticare che è un giovanotto brillante, non proprio incensurato, di soli 81 anni, ma almeno in politica ci azzecca ancora a differenza dello Sventura mondiale che fino ad oggi non ha battuto chiodo.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

 

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