Cucina impertinente – Ho inciampato in un ananas

Ananas al Maraschino

Sì, perché data l’abitudine a vederselo arrivare in tavola già “spiumato e senza lisca”, quando ti trovi a fare l’incauta domanda davanti agli ospiti “tagliamo un ananas?”, scopri di non avere quella manualità minima che tua moglie, santa donna, al momento assente, sfoggia con disinvoltura alla prese con coltelli di ogni genere, neanche avesse fatto pratica con Jack lo squartatore.

E invece, dopo la sparata esotica, vi trovate in cucina a guardare il tagliere, tu e l’irsuto frutto “quasi piumato”, e tu gli devi spiegare con adeguata mimica che saresti intenzionato a fargli posare sia le piume che il torso centrale, dato che ti sei lanciato in una promessa che ormai devi mantenere.

La scelta del coltello esclude da subito quello da salmone, primo perché è troppo sottile, secondo perché il salmone ha le scaglie, non le piume.

Il seghettato da pane ti guarda come a dire “nun ce provà”, e tu capisci che tra la forma di pane pugliese e la consistenza del frutto tropicale non c’è nulla in comune, per cui, a malincuore dai ragione al coltello e passi avanti.

La mannaia da macelleria si affaccia speranzosa di aver qualcosa di consistente su cui abbattersi, ma a guardare quel mezzo kilo di acciaio ci si fa prendere da pietà per il malcapitato ananas, e la pesante tritaossa se ne torna sconsolata nel cassetto.

Resta un dimensionato notevole ma filante coltello da banconista, di quelli che abbiamo visto mille volte tagliare a mano libera la fettina spessa 2 mm, magari anche ricamandoci la firma con slogan “macelleria Berto, come ve lo facciamo a fette noi non ve lo fa nessuno”, e decidiamo che l’attrezzo destinato all’impresa, è lui.

Nel frattempo l’ananas, all’inizio ansioso di avere il suo momento di celebrità su una tavola degna, si è rilassato sbadigliando, mostrando peraltro poca fiducia nelle mie capacità di trasformarlo in una portata di prestigio.

Mi rendo conto che è il momento di mostrare al frutto scettico che anche io so trasformare una pigna piumata in un dessert, e comincio a tagliare.

E qui mi rendo conto che, se togliere la buccia esterna è relativamente facile, ottenere il buco al centro è un altro paio di maniche.

Una rapida occhiata allo smartphone mi conferma che il buco viene fuori da una preparazione fatta da una macchina, al che mi do del pirla, ci rinuncio e lo taglio in quarti come un qualsiasi frutto nostrano, dove al posto del torsolo gli tolgo il tronchetto centrale.

Lo guardo, affettato e con l’aria dimessa, deluso da essere partito dai tropici per essere preparato come una pera qualsiasi, e decido di nobilitarlo con una spolverata di zucchero di canna e una abbondante innaffiata di Maraschino, elementi in grado di conferire valore a qualunque frutto, anche meno ambizioso, e lo porto in tavola rischiando il flambè e facendo per fortuna adeguata figura con gli ospiti, all’oscuro del numero di indecisioni a monte della presentazione.

Al ritorno di Lei, comunico che mi sono innamorato degli ananas, e con il pretesto che contengono un  numero estremamente basso di calorie, per qualche giorno mangeremo ananas.

Non saprei in quale altra maniera fare pratica, ma almeno così, escludendo zucchero e Maraschino, ho la speranza di perdere 2 o 3 kili, e hai detto niente…!

Buona serata

L’impertinente

 

 

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