Cronaca – Il paese degli invertebrati

La buona notizia è che a Torino hanno beccato cinque falsi studenti universitari tunisini che simpatizzavano per l’Isis e li hanno dichiarati in arresto.

Quella cattiva è che gli arresti, per una di quelle stronzate all’italiana che fanno ridere di noi anche le tazze del cesso dei bordelli di Amsterdam che di roba da ridere ne vedono abbastanza, gli arresti non possono essere eseguiti.

Pare che i mandati di arresto siano di maggio 2017, ma a novembre non siano ancora eseguibili per idiozie burocratiche o normative, come al solito, nonostante una valanga di prove dell’adesione all’islam radicale, con espliciti contati e amicizie con alcuni foreign fighters in Siria,

Il bello è che tre dei suddetti cinque sono già in galera per spaccio, con una condanna a 3 anni e mezzo ottenuta patteggiando, quindi ci si stupisce dove, almeno per questi tre, sia la difficoltà.

Tipo “c’è un mandato di arresto contro di te, che significa che abbiamo le prove che simpatizzi per l’Isis e tieni i contatti con alcuni di loro, ma nonostante tu sia già in galera, c’è il rischio che esci prima che l’arresto diventi effettivo”.

Grandioso, non vi pare? Ma scherziamo  o cosa? Il magistrato che dopo aver visto le foto, le celebrazioni, le armi sulla pagina Facebook dei suddetti personaggi ha sostenuto che “sono potenzialmente pericolosi e a rischio radicalizzazione ma per il momento non hanno commesso alcun reato”, ci si deve chiedere seriamente se a fare il mestiere del giudice non sia finito per caso.

Secondo lui bisogna aspettare che lo commettano? Magari una bombetta, che so, tre etti di plastico e un kilo di chiodi mescolati insieme, tanto per rallegrare la coda d’ingresso a qualche evento che certe volte è così noioso.

E’ più sveglio nello staccare giudizi di condanna, magari immeritati, un giornalista scandalistico che attribuisce corna e infedeltà assortite a tutto ciò che respira nelle sue vicinanze, di un magistrato che dopo avere sotto gli occhi due anni di indagine di Polizia, Carabinieri e Servizi, già con la certezza che sono delinquenti, sia pure per altri reati ma sono già in galera, sostiene di non poter far valere l’arresto e rischia di lasciarli andare?

Per la cronaca, gli altri due se la sono già filata, uno in Siria dove ci ha lasciato le penne per fortuna nostra, e l’altro che è tornato in Tunisia perché noi non siamo riusciti a trattenerlo.

La considerazione purtroppo è di quelle che lasciano storditi: il rispetto della forma o la volontà di non agire, vorrei sapere per quale motivo, è per il giudice più importante della possibilità di neutralizzare una cellula terroristica a rischio di doverli liberare tutti prima che l’arresto diventi effettivo?

Questo io chiedo alla politica: che questi magistrati innocentisti a tutti i costi vengano esclusi dalla possibilità di operare, perché non soltanto non abbiamo alcun controllo su queste persone dal momento dell’arrivo in Italia, ma continuiamo a non averlo neanche dopo averli messi in galera, perché un conto è arrestare qualcuno per spaccio e un altro per sostegno al terrorismo.

Nel qual caso nessuno li vuole arrestare, probabilmente giudicare, sicuramente condannare, il ché è assurdamente visibile nel crollo della capacità di difendere un’identità nazionale, cosa che vediamo tutti i giorni che Dio, anzi tra un po’ Allah, manda su questo paese di invertebrati.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

 

 

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