Cronaca – Islam contro Islam

Strage nella moschea sufi del Sinai – oltre 300 morti

La terrificante strage con oltre 300 morti nella moschea egiziana di Al Rawdah nel Sinai settentrionale riporta ancora una volta in primo piano le sostanziali difficoltà di inserimento dell’Islam tra le religioni con le quali sia possibile instaurare una convivenza pacifica e rispettosa.

Al momento, al’interno di quello che genericamente si chiama “mondo islamico” sono presenti una quantità di conflitti, che, se paragonati a quelli avuti dalla chiesa cattolica contro tutte le altre varianti del cristianesimo, arrivano con secoli di ritardo, in un mondo iper informato, dove le notizie degli ammazzamenti assumono valenza globale.

Il tutto a partire dalla macro divisione tra sunniti (prevalentemente arabi) e sciiti (per lo più “persiani” iraniani e “assiro mesopotamici” iracheni), dove le differenze geopolitiche vengono rimarcate tra i due blocchi  con i paesi del Golfo alla ricerca di modernizzazione e apertura verso il resto del mondo, in opposizione alla visione medievale degli sciiti iraniani che sognano il ritorno a un integralismo sempre più stretto, di fatto una dittatura religiosa completamente anacronistica.

Le divisioni proseguono fino alle forme minori tra correnti filosofiche o mistiche come il sufismo (di cui oggi si contano 300 morti in più) e infinite altre varianti di interpretazione del Corano, probabilmente il testo che più si è prestato in tempi recenti a dividere i popoli e scatenare guerre, tutte in nome di Allah, dove il volto dell’Islam si manifesta all’occidente sempre più come una creatura con tante teste di cui riuscire a capirne un certo numero non vuole assolutamente dire di sapere con chi si ha a che fare.

Gli oltre 300 morti del Sinai devono essere un monito a tutti quegli occidentali che covano l’illusione buonista di poter integrare folle di migranti genericamente “islamici” ma, data la varietà di provenienze, quasi sicuramente appartenenti a gruppi opponibili tra loro, dove un possibile conflitto si può sviluppare non appena un imam a caccia di notorietà o con problemi di ego deciderà di iniziare a predicare contro qualcosa o qualcuno, spesso in lingue a noi sconosciute.

Il possibile instaurarsi di un “Islam contro Islam”, quando non di un “Islam contro occidente” o magari di un “Islam contro ebraismo”, piuttosto che di un “Islam contro tutto e tutti” è l’ultima cosa di cui un paese come l’Italia ha bisogno attualmente, checché ne dicano gli immigrazionisti più convinti.

I quali, se provassero a mettere in cifre le risorse e i costi del lavoro di intelligence necessario a tenere sotto controllo la galassia delle correnti Islamiche, troverebbero una cifra da poter sicuramente destinare a qualche milione di disoccupati nostrani, giovani e meno giovani, o magari a pensionati con pensioni da fame, ma sicuramente persone che non meritano che le già scarse risorse sociali del paese vengano utilizzate per contrastare conflitti di importazione, nati tra le barbe incolte dei salafiti più convinti e fatti entrare in occidente con l’illusione di potere, nel lasso di pochi anni, trasformare i combattenti per Allah in onesti e tolleranti cittadini italiani.

Buona giornata

L’impertinente

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