Politica – Operazione diversiva

Il Generale Gallitelli – Operazione diversiva

Il massimo genio della comunicazione politica che l’Italia abbia espresso negli ultimi 30 anni, ha sparato un nuovo colpo da maestro con il quale sta condizionando “sottobanco” la campagna elettorale e la nomina del futuro premier.

La fantasmagorica uscita con la quale ha tirato in ballo un ignaro Generale Gallitelli serve a Silvio Berlusconi non tanto a proporre veramente come candidato il prestigioso ex militare, quanto a dirottare l’opinione pubblica sul chiedersi “chi è costui” e perché un Silvio che prende i voti dalla mafia per vincere le elezioni in Sicila poi va a candidare un generale dei Carabinieri per un partito come Forza Italia invece che appoggiare la  candidatura di Salvini, peraltro di un diverso partito dello stesso schieramento?

Partito al momento non ancora ufficialmente compromesso con le mafie, per quanto la vittoria in Sicilia dovrebbe far riflettere il Matteo leghista sul dove Silvio prenda i voti con cui andare a vincere.

Se nel precedente articolo “mutande di lamiera” si paventava il rischio che il destinatario delle attenzioni che potrebbero essere scoraggiate da tale indumento “protettivo” fosse il segretario della Lega, lo sviluppo esponenziale degli articoli di oggi rende perfettamente visibile quale sia lo scopo della boutade del Berlu con il quale coinvolge il militare (che non essendo al corrente di nulla si sente “lusingato” dalla dichiarazione) e spiazza clamorosamente gli “alleati” Salvini e Meloni, di fatto ignari creduloni che gli portano voti continuano a non capire che associarsi al Berlu vuol dire fare da tappezzeria alla grandezza di Sua Emittenza, chiunque sia il fantoccio che riuscirà a mettere a palazzo Chigi al posto suo, se Strasburgo non arrivasse in tempo, ma sicuramente non Matteo Salvini.

Solo che tale mirabolante operazione distoglie completamente l’attenzione popolare dalla possibile figura del segretario leghista quale credibile candidato che, anche volendo, nulla può contro il terrificante curriculum dei personaggi proposti dal Silvio in alternativa a se stesso.

Va da se che un Draghi o un Marchionne non andranno mai ad agitare le piume sul capo del nuovo faraone, perché alla fine di questo si tratta, ma un ex militare in pensione con un percorso professionale di altissimo livello che associa a tutto ciò il prestigio dell’Arma, può essere il personaggio giusto da non eleggere, ma da usare come pietra di paragone per distruggere la credibilità dell’alleato scomodo.

Alleato scomodo che peraltro viene smutandato in piazza dal collega Maroni il quale, cantando le lodi del Gen. Gallitelli, sceglie di fatto di fare un endorsement alla scelta del Silvio e a scapito di Matteo.

Ora, se a Salvini e Meloni interessasse qualcosa di questo paese e non soltanto andare ad acchiappare una poltrona per gentile concessione del fenomeno di Arcore, sarebbe il momento di cominciare a chiedersi attraverso quale strategia contenere o scaricare il pirotecnico sparabufale, perché purtroppo per loro, qualunque balla sparata dal Silvio viene creduta, e qualunque verità in contrasto no, in perenne omaggio alla mentalità che chi è ricco e potente può dire e fare e ammantare di verità qualunque stronzata, in funzione del poterla difendere con un portafogli in grado di far dichiarare  a Cristo che “in fondo Satana è un buon diavolo”.

Le buone idee non mancano, ma bisogna avere il coraggio di pensare in maniera diversa, per far scoprire anche agli altri che si possono raggiungere i risultati, e magari si scopre che una valanga dei non votanti stanno aspettando solo qualcuno che parli la lingua giusta per ricominciare a credere in questo paese.

Oltretutto, cari Matteo e Giorgia, state continuando a sottovalutare un dettaglio, anzi due, che potrebbero influire, magari non in maniera determinante, ma sufficiente a porre qualche dubbio sull’onnipotenza del fantasioso contapalle: ha 81 anni ed è, in politica internazionale, il personaggio con la credibilità più bassa di tutto l’occidente.

Putin escluso, con il quale condivide le stesse passioni femminili. Solo che Putin ha 20 anni in meno, è meno ridicolo, non racconta barzellette sulle femmine se non in privato, i fatti suoi non se li fa in pubblico e poi guida la Russia, non il paese di Pulcinella.

Buona giornata

L’impertinente

 

 

 

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