Politica – Da Scalfari per Silvio

Eugenio Scalfari

Sentire Eugenio Scalfari dire che tra Di Maio e Berlusconi sceglierebbe Berlusconi è come sentire la professione di fede in un tumore maligno: “so che mi ammazza ma almeno lo conosco, mentre la cura nuova che mi può salvare non è ancora dimostrato che lo faccia, per cui meglio morire con certezza che rischiare di salvarsi con qualcosa di ignoto.”

E’ evidente che alla radice della  dichiarazione del fondatore di Repubblica ed ex acerrimo avversario del Berlu ci sia la condizione di senilità che, alla tenera età di 93 anni, impone poche certezze tra le quali la morte prossima per mano nota.

Va da sé che pretendere da uno Scalfari di avere fiducia nel futuro è psicologicamente improponibile, ma la scelta enunciata a favore di Berlusconi presenta di fatto uno scenario a cui forse non tutti hanno fatto caso.

La maggiore motivazione di coloro che dichiarano di non vedere bene un premier e un governo 5 stelle è che, giustamente, i penta stellati non hanno alcuna esperienza di governo e spesso neanche di lavoro.

La cosa curiosa però è che questo tipo di ragionamento, basato sull’esperienza e non sui risultati, esclude qualunque altro candidato compreso Berlusconi e su questo il Silvio potrebbe non essere d’accordo con Scalfari.

Fateci caso, i cosiddetti politici di professione sono quelli che negli ultimi 40 anni hanno bruciato lo sviluppo di un paese che dall’essere una delle maggiori potenze economiche e industriali riconosciute al mondo è diventato un colabrodo di corruzione dove l’unica cosa che continua a crescere, fin quando si riuscirà a pagarlo, è il debito pubblico.

E per raggiungere tale invidiabile traguardo la classe politica si è avvalsa di premier di tutti gli orientamenti politici e di tutte le provenienze, compresa quella industriale/imprenditoriale di cui il Berlu è luminoso esempio.

Cioè, ricapitolando, se un governo a 5 stelle potrebbe essere palesemente inadeguato, perché tutti gli adeguati dei 40 anni precedenti, con le loro riconosciute e incensate capacità, hanno ridotto il paese come sta attualmente?

Perché, per non toccare privilegi ormai consolidati, non si può chiedere ai 5 Stelle di recuperare quel centinaio di miliardi l’anno (minimo) che ci mangiamo in corruzione, a partire dai 45 mld delle “pensioni d’oro”, a proseguire per il milione di dipendenti pubblici in esubero, che a 30.000 € l’anno cadauno fanno più o meno 30 miliardi e magari a finire per quei quattro spiccioli di stecche nei lavori pubblici che fanno sì che un km di autostrada da noi costi da 4 a 10 volte più che in Francia (e magari i viadotti crollano dopo pochi anni)?

Forse, caro Sig. Scalfari (tardivamente scopertosi favorevole al Berlu e terrorizzato dal nuovo perché ormai vicino alle colonne d’Ercole) e tutti voi che la pensate come lui, da qualunque parte venga proposta una ennesima “spending review”, verrebbe da voi tacciata di proposta sensata solo a condizione di sapere che nessuno la farebbe sul serio.

Ma dato che c’è il rischio che a tentare di mettere le mani nei milioni di portafogli di coloro che hanno compromesso il paese negli ultimi 40 anni siano i grillini a 5 stelle, nessuna proposta è più credibile e pericolosa di quella di persone che si sono tagliate volontariamente lo stipendio e che fino ad oggi hanno commesso errori quasi totalmente per inesperienza ma sicuramente solo in rarissimi casi per volontà truffaldina.

Volontà truffaldina strenuamente difesa dai tifosi dello “staus quo” che hanno una paura fottuta che l’ignorante correttezza istituzionale degli ultimi arrivati li privi del frutto di 40 anni di ruberie, corruzione, mafiosità etc…  alla quale evidentemente il vecchio Scalfari non si sottrae, in ottima compagnia con il Silvio che nell’ultimo ventennio ne è stato il profeta.

E Scalfari l’ultimo, impensabile, megafono.

Buona giornata

L’impertinente

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