Politica – Il Visco espiatorio

Banca Etruria

Nella strategia del “si salvi chi può”, o meglio “c’è da trovare a tutti i costi un capro espiatorio”, ne sono saltati fuori due, nessuno dei quali quello che ci si aspettava.

Il leit motiv dell’inchiesta sulle banche, con la commissione presieduta da Pierferdy Casini che avrebbe dovuto culminare con la vicenda Etruria era stato, prima delle udienze, il possibile coinvolgimento e responsabilità di Pierluigi Boschi, padre della ex ministro Maria Elena.

E invece il procuratore Roberto Rossi riesce, con una argomentazione degna di un Carabiniere da barzelletta, a escludere il papà della Boschi e a scaricare un’ennesima colpa su Bankitalia, cioè su quel Visco recentemente sfiduciato da Renzi e dalla Boschi stessa, adesso si capisce il perché.

Con mirabile esempio di pedanteria il procuratore Rossi sostiene che, non essendoci la firma del Boschi sui documenti che concedevano quei prestiti che hanno successivamente portato al dissesto della banca Etruria, lo stesso non può esserne ritenuto responsabile.

Cioè, dato che non ha firmato il contratto di finanziamento, il vice presidente in carica della banca non è al corrente che viene concesso un prestito di entità tale da rischiare, come poi è successo veramente, di mandare a gambe all’aria l’istituto di credito.

Il colpevole, secondo il procuratore, non è chi ha deliberato l’operazione ma Bankitalia che non ha sorvegliato le attività della Etruria, permettendo che venissero erogati i prestiti che l’hanno successivamente fatta fallire.

In tutta questa creativa vicenda, per ancora non chiariti motivi, vengono a perdere di importanza le intercettazioni con le quali papà Boschi richiede gli interventi della Boschi figlia e di Renzi,  tramite i quali si combina un incontro con Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, cercando di far comprare banca Etruria dal colosso internazionale, per evitarne il fallimento.

Il riassunto, così come viene presentato, ha più buchi di un tossico in attività da vent’anni, ma evidentemente si presta a gettare la croce su Visco, vittima destinata ed ecco perché preventivamente sfiduciato alla guida di Bankitalia.

Per carità, siamo nel campo delle ipotesi, ma alzi la mano chi crede che non ci sia nulla da scoprire sui seguenti punti:

  • Il Pierluigi Boschi non sapesse nulla
  • Non abbia chiesto aiuto alla figlia Maria Elena
  • Che a sua volta l’ha chiesto a Renzi
  • Tramite il quale, alla presenza della Boschi allora ministro, si è fatto il tentativo con Ghizzoni, evidentemente non andato a buon fine.
  • Stesso tentativo viene fatto cercando di inserire banca Etruria nel salvataggio della Popolare di Vicenza, fallito anche questo.
  • In mezzo a tutto ciò Bankitalia non sapeva nulla (ma se non sono gli istituti di credito ad informare Bankitalia di ciò che stanno facendo, coma fa Bankitalia a saperlo?)
  • E dulcis in fundo, chi sono gli azionisti di Bankitalia che, per la sua funzione istituzionale, dovrebbe vigilare sull’operato delle banche? Sono le stesse banche che andrebbero vigilate, quindi sicuramente banca Etruria non ha chiamato volontariamente un’ispezione mentre prestava i soldi agli “amici degli amici”, che successivamente non pagando le hanno fatto fare la fine che sappiamo.

Ora, che il procuratore Rossi con questa chiave di lettura degli avvenimenti stia facendo un gran favore a un po’ di gente, si è capito. Peccato solo che tra questi non ci siano la massa di risparmiatori che nel crack ci hanno rimesso le mutande.

Rimarrebbe da chiedersi con quale esito potrebbe essere archiviata la vicenda, ormai corredata da un’inchiesta apparentemente trasparente come la gestione stessa della banca indagata, cioè il solito schifo.

Certezze non ne vedo, ma nei panni di Visco avrei davanti due scelte, entrambe non piacevoli.

La prima è che già da un pò la merda ha colpito il ventilatore e mi conviene stare con l’ombrello aperto.

La seconda è che con l’ombrello aperto divento il parafulmine di tutta la faccenda e questo è ancora peggio.

Buona giornata

L’impertinente

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