Politica – Le verità della Boschi

Maria Elena Boschi

Con la propria rassicurante presenza, carica di smentite e accuse a una stampa bugiarda e ingannatrice, la sottosegretaria Maria Elena Boschi ha tentato di negare tutto quanto di nefando detto dai media sul conto suo e di papà negli ultimi mesi.

E se coloro che hanno visto la trasmissione di Porta a Porta del 6/12 non han potuto far a meno di notare l’avvenenza e la notevole gamma di espressioni con la quale la fanciulla si è temerariamente lanciata sulla strada del “pensate un po’ che cosa hanno il coraggio di inventare sul nostro conto”, a suon di occhi spalancati e rutilanti pupille azzurre a sottolineare il tutto, gli stessi non hanno potuto fare a meno di notare che, a dispetto della coreografia da vittima indignata, le incongruenze nelle risposte date a Vespa hanno fatto la parte del leone.

Intendiamoci, si parla di incongruenze non nella logica del discorso seguito nella trasmissione, quanto in quella del contesto più generale della vicenda, della quale una volta finito di strillare ai quattro venti “è tutto falso”, rimangono da spiegare una imbarazzante quantità di avvenimenti, buona parte dei quali mai negati dalla decorativa sottosegretaria.

Il primo dei quali è, dalle ultime interpretazioni della vicenda secondo M.E.B, passata da “mai parlato con Ghizzoni per far comprare Banca Etruria da Unicredit” a “ho parlato con Ghizzoni a titolo esclusivamente consultivo, senza esercitare alcun tipo di pressione”.

Ora, probabilmente per esercitare pressioni sull’AD di una delle maggiori banche d’Europa è necessario conoscere scheletri nell’armadio del suddetto AD, minacciare ritorsioni in quanto ministro o sottosegretario in carica o presentarsi al colloquio con una ’38 nella borsetta.

In mancanza di ciò, ecco che viene a mancare il sottile distinguo portato dalla Boschi a sua discolpa: incontrare Ghizzoni, con l’intercessione di Renzi, senza puntargli una pistola e senza ricattarlo (quindi senza esercitare pressioni) ma proponendogli di valutare l’acquisto della banca di papà, ormai decotta e spremuta come un limone, mi sembra una sufficiente ammissione di avere agito in conflitto di interessi e, per quanto riguarda il babbo, vedremo se e in quale misura il vicepresidente in carica non era responsabile del dissesto nonostante le truffe rifilate ai risparmiatori.

A far da simpatica corona a detta incongruenza, smascherabile come si è visto con semplice logica, c’è la sfilza di sfide a dimostrare il contrario riferite a

  1. Ferruccio De Bortoli che con il suo ultimo libro cita con dovizia di particolari quanto avvenuto nella trattativa con Ghizzoni e
  2. al Fatto Quotidiano che individua in Vincenzo Consoli, ex AD di Veneto Banca, un’altra persona in grado di testimoniare delle ripetute occasioni nelle quali Boschi padre aveva tentato di negoziare il salvataggio “2 per 1” di banca Etruria tentando la fusione con Veneto Banca.

Per cui, se nel caso eventuale di De Bortoli si potesse ipotizzare che al momento non ha fornito indicazioni sulle sue fonti, stesso discorso non si può fare per il Fatto che, già in data 18 giugno scorso, pubblicava le intercettazioni della Boschi Family del febbraio precedente tratte dagli atti giudiziari, sulla cui provenienza e autenticità non c’è nulla da opinare.

E allora, gentile e decorativa sottosegretaria dagli occhioni azzurri, se vuol tentare di prendere per i fondelli gli italiani dalla vetrina di Porta a Porta,  non trova nulla di meglio che strillare “si sono inventati tutto” quando  è sufficiente un non grave analfabetismo per sbugiardare la sua sia pur gradevole presenza?

O forse riuscire ad allungare il brodo negando l’evidenza potrà rivelarsi più utile per lei e famiglia che non qualunque altro sistema di opposizione?

Sicuramente non lo sarà per i risparmiatori di banca Etruria, ma questo è un dettaglio che non sempre nella vita di un politico o di un banchiere significano qualcosa, anzi spesso sono solo seccature.

Lei che dice?

Buona giornata

L’impertinente

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