Politica – Cazzate a valanga

Maria Elena Boschi – Cazzate a valanga

Così si potrebbe intitolare la serie infinita di episodi surreali che compongono l’attuale vicenda delle fallite banche Veneto/Toscane.

Se ci fosse modo di estrapolare dal contesto nel quale “nessuno risponde di nulla” che è costato la rovina a migliaia di risparmiatori, tutte le incredibili cazzate dette e le maniere per sottrarsi a responsabilità, ne verrebbe fuori un copione entusiasmante sul quale, per il momento, possiamo solo giocare con i personaggi. Per recuperare qualche spicciolo ci vuole un po’ di tempo in più.

Tralasciando il trascurabile dettaglio che le banche toscane erano a “guida politica” mentre le venete erano a “guida spericolata” (quando non delinquenziale), il resto dei comportamenti dei convocati o ipotizzati in audizione dalla commissione Casini, dove mai nome e presidente furono più azzeccati, nonostante la sostanziale inutilità dell’una e dell’altro, è di fatto lo stesso per tutti.

Brillano nel palinsesto della cazzate bancarie scene quali “durante l’incontro tra i vertici veneti e quelli toscani di banca Etruria, tenutosi a casa della Boschi, Maria Elena si limitò ad ascoltare e andò via dopo circa 15 minuti”.

Che tradotto vorrebbe dire “la Boschi ha  messo la casa a disposizione degli amici di papà, ma visto che stava facendo la maionese con la frusta a mano invece del minipimer, è stata cortesemente invitata a togliersi dalle palle perché il rumore ritmico delle uova sbattute nella scodella dava fastidio alle menti eccelse che si stavano chiedendo con quale olio lubrificare le chiappe dei risparmiatori per meglio far loro digerire che i risparmi non c’erano più”.

Perché ovviamente colei che aveva brigato con il diavolo e l’acqua santa per organizzare il meeting, non aveva nulla da dire ai partecipanti dello stesso se non comunicare la quantità di limone nella salsa.

O quale cazzatissima senile quella di Gianni Zonin che si è presentato con l’abito dello smemorato di Collegno, fornendo la più vasta, entusiasmante, pirotecnica, spudorata serie di maniere in cui dire “non ricordo, sono anziano” che mai, mai drammaturgo abbia pensato di poter sentire quale coronamento di una carriera dietro le quinte.

Se Zonin fosse stato in corsa per gli Oscar, anche l’orso di Di Caprio si sarebbe arreso con un grugnito di sconfitta: un genio in grado di dire per 140 volte in un’ora “non ricordo”, ognuna delle quali con enfasi, pathos, intonazione e fonetica differenti dalle altre 139, merita le proprie impronte di mani, piedi e naso, soprattutto naso, nella hall of fame dei più fantastici attori mai apparsi sul pianeta.

Il “Pinocchio d’oro” se l’è guadagnato e, cascasse il cielo, lo avrà ad imperitura memoria di una della più colossali sfilze di cazzate, o infinite varianti della stessa, che si siano mai sentite a memoria d’uomo.

Che dire, di fronte a tanto genio cazzaro, rimane a consolazione la dichiarazione dell’ex ministro Tremonti che, se non se la rimangerà, per il momento si è attestato su un pragmatico “ma figuratevi se vado a fare il pagliaccio in commissione banche, non hanno già abbastanza Casini?”.

E, a queste condizioni, dare torto al Giulio mi pare impossibile.

Buona giornata

L’impertinente

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