Cronaca – L’insulto è grave, la rapina no.

Trenord

E’ sempre più difficile capire quali siano i parametri sui quali viene calcolata la gravità di un comportamento, perché la cronaca sembra un perenne insulto al buonsenso e i fatti narrati, il copione scritto da un idiota alla ricerca di contraddizioni con cui shockare chi legge.

Una delle news che lasciano attoniti di fronte alla incomprensibilità della decisione è quella che riguarda un capotreno di Trenord che, sulla tratta Cremona – Brescia, dopo avere subito aggressione e rapina da un senegalese che non voleva pagare il biglietto, è stato licenziato per avere dato del “negro di merda” nella concitazione della colluttazione avuta con l’immigrato.

Curioso il fatto che detto insulto possa essere definito “razzista” quando lo sono tutte le generalizzazioni, quindi anche dando del cretino si dovrebbero sentire offesi i cretini e dando della faccia di merda si offenderanno la facce di merda oggettivamente tali, quindi perché si possono sentire offesi solo gli immigrati e non le facce di merda?

Cioè, se qualcuno mi da del cretino, al massimo gli rispondo “fottiti”. Com’è che siamo riusciti ad insegnare all’immigrato che qui da noi è meglio intasare i tribunali con denunce ad ogni piè sospinto, perché qualcuno da ricattare per via giudiziaria si trova sempre?

Comunque, secondo quale logica la Trenord abbia voluto sanzionare il comportamento di un dipendente che difendeva gli interessi della società ferroviaria, il principio di legalità e il rapporto di equità nei confronti degli altri passeggeri paganti, non è dato sapere.

Ancora più assurdo il fatto che il licenziamento arriva in data 13 dicembre quando i fatti all’origine del tutto risalgono allo scorso 23 settembre: che cosa avrebbe fatto l’azienda in questi 3 mesi? Si è consultata con la Boldrini per sapere se era più importante sanzionare il dipendente che non denunciare l’immigrato?

Perché il bello è che l’immigrato deve ancora subire il processo per rapina e aggressione, ma il capotreno nel frattempo è già stato licenziato.

E possibile che la sia pur deprecabile espressione del capotreno in un momento di altissimo stress (come nel subire un’aggessione) possa essere condannata con un licenziamento?

Secondo quale logica è illegittimo insultare l’aggressore e rapinatore durante l’aggressione?

Perché, secondo la fulminante logica dell’azienda, difendere i valori comuni di una società civile è più grave che non subire e basta?

La norma comportamentale che da questa vicenda viene a galla è, di fatto, che l’unica posizione possibile per il capotreno, il controllore, il soggetto deputato a far osservare le regole, è quella di subire passivamente la volontà dell’immigrato di non pagare il biglietto, anzi di non dover proprio verificare se sia stato pagato.

Una volta in più questo paese di smidollati mostra la propria sudditanza all’assenza di regole che molti, troppi, pericolosamente troppi sono disposti ad accettare dagli immigrati, secondo un buonismo idiota e deleterio per quel poco che ancora rimane di una coscienza nazionale ormai venduta a tutti i ciarlatani finto pacifisti che inquinano l’aria con la loro strenua volontà di africanizzazione.

Viene da augurarsi che tutti coloro d’accordo con il licenziamento del capotreno e altri episodi analoghi e paradossali verificatisi negli scorsi mesi, quali i risarcimenti ai rapinatori impallinati e la condanna a carico di chi li ha impiombati, possano subire sulla loro pelle la violenza e i comportamenti che stanno difendendo a tutti i costi, così da realizzare la speranza di diventare finalmente vittime di quanto strenuamente difeso.

Per tutti gli altri con ancora un minimo di spina dorsale c’è sempre l’emigrazione, dato che, a quanto pare, bisogna lasciare spazio ai nuovi impuniti istituzionali non paganti.

Buona giornata

L’impertinente

 

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